Cuba è una “nazione fallita”. Trump provoca ma apre a un accordo

Andrea Fabbri

17 Febbraio 2026 - 17:22

Trump dichiara ai giornalisti che Cuba è una nazione fallita ma è pronto a trovare un accordo per far ripartire i rifornimenti di energia

Cuba è una “nazione fallita”. Trump provoca ma apre a un accordo

Passano i giorni e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a muoversi come un elefante in un negozio di cristalli in politica estera. Poche ore fa ha dichiarato davanti ai giornalisti a bordo dell’Air Force One che Cuba è “una nazione fallita” e ha invitato il Paese caraibico a trovare un accordo con gli USA il più in fretta possibile.

Trump, respingendo di essere interessato a imporre un cambio di regime con la forza, ha definito l’attuale crisi cubana un’emergenza umanitaria, ma non ha fatto passi indietro sull’embargo statunitense e continua a fare pressioni sugli altri Paesi perché non inviino petrolio all’Avana.

L’apertura ai colloqui

Nonostante le dichiarazioni pubbliche, il Presidente degli USA ha dichiarato che i colloqui con Cuba sono in corso. Da un lato ci sono in gioco la resistenza del Paese, messo in ginocchio dalla carenza di carburante e dai blackout che si stanno intensificando per la difficoltà a produrre energia elettrica. Dall’altro la richiesta di Washington di adottare riforme economiche e politiche in senso democratico-liberale.

Una richiesta di confronto a cui il presidente cubano Miguel Díaz-Canel si è dichiarato disponibile, a patto che il rapporto sia tra pari e che l’isola non debba rinunciare alla sua sovranità.

Cuba è in ginocchio

Nel frattempo l’isola sta vivendo una crisi paragonabile a quella che l’aveva colpita negli anni che seguirono la fine dell’Unione Sovietica. Le politiche ostili di Trump e le sue minacce a chi rifornisce Cuba di petrolio e carburante, hanno costretto l’amministrazione ad adottare una fortissima ondata di razionamenti che si sta ripercuotendo sull’economica locale e sulle vite delle persone, costrette spesso a rinunciare ai trasporti e all’assistenza sanitaria.

Basti pensare che poche ore fa il Ministero della Sanità ha lanciato l’allarme per oltre 32donne incinte che si sono ritrovate improvvisamente a rischio a causa del blocco energetico.

E non vanno meglio le cose nel turismo, tradizionale settore trainante dell’economia cubana. Il numero di arrivi internazionali è calato drasticamente negli ultimi anni e gli operatori turistici faticano a mantenere livelli di operatività e attrattività accettabili.

Il Cile si schiera contro gli aiuti a Cuba

Mentre Russia e Cina hanno dichiarato la loro disponibilità ad aiutare Cuba, i Paesi vicini adottano posizioni contrastanti. Il Messico si è proposto addirittura come Paese “neutro” per ospitare i negoziati tra Washington e l’Avana, mentre il Cile, per bocca del nuovo presidente eletto, l’ultraconservatore José Antonio Kast, ha espresso fortissime critiche verso il piano di aiuti umanitari predisposto dal suo predecessore, il progressista uscente Gabriel Boric.

Kast sostiene che ogni aiuto umanitario deve essere legato all’apertura democratica di Cuba e alla fine di un regime che, secondo lui, “ha gettato il popolo in una situazione di estrema povertà e disumanizzazione”.

Una posizione che non tiene conto che gli aiuti umanitari non saranno erogati dal Cile, bensì attraverso l’Unicef.

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