Crisi banche, le nuove regole in Europa. Chi paga di più in caso di crac

Laura Naka Antonelli

27 Marzo 2026 - 18:11

Crisi e fallimenti di banche in Europa. Il Parlamento europeo ha appena varato nuove disposizioni. Le novità e i commenti.

Crisi banche, le nuove regole in Europa. Chi paga di più in caso di crac

Crisi banche in Europa: chi si accolla l’onere più alto in caso di crac degli istituti di credito?

Il Parlamento europeo ha appena adottato in via definitiva nuove regole, il cui obiettivo è quello di ampliare le norme dell’Unione europea che già disciplinano la gestione delle crisi bancarie e, anche, di proteggere i contribuenti e i depositanti.

Novità banche in Europa, il Parlamento europeo adotta nuove disposizioni

Le nuove disposizioni in materia di fallimenti di banche sono state varate, nella giornata di ieri, giovedì 25 marzo 2026.

Il pacchetto comprende tre atti legislativi:

  • Direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD).
  • Regolamento sul meccanismo di risoluzione unico (SRMR).
  • Direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi (DGSD).

Le nuove norme entreranno in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE e si applicheranno, con alcune eccezioni, dopo 24 mesi.

4 i punti principali delle nuove regole che disciplinano crisi banche in Europa

Quattro i punti principali che riassumono quanto è stato stabilito dal Parlamento europeo:

  • Il costo dei fallimenti bancari sarà sostenuto principalmente da azionisti, creditori e strumenti finanziati dal settore.
  • Più banche rientreranno nelle misure di risoluzione.
  • I fondi di garanzia dei depositi finanziati dal settore possono essere utilizzati nella risoluzione di una banca in dissesto.
  • Le norme prevedono una maggiore tutela dal rischio di perdite per i clienti al dettaglio e le micro, piccole e medie imprese.

Norme UE finalizzate a garantire maggiori tutele ai depositi

Le nuove norme sono state concepite per mettere al riparo dalle conseguenze delle crisi bancarie soprattutto il denaro dei contribuenti, così come per consentire alle autorità di “gestire in modo più efficace i fallimenti bancari”, al contempo armonizzando la protezione accordata ai depositanti dell’Unione europea.

Considerata l’assenza di emendamenti, il Parlamento europeo si è attenuto alla procedura per gli accordi legislativi in seconda lettura. Di conseguenza, i provvedimenti sono stati adottati con annuncio e senza votazione.

Per quanto riguarda la “maggiore tutela dei depositanti”, Parlamento UE ha deciso quanto segue:

Nelle procedure di insolvenza o risoluzione, i sistemi di garanzia dei depositi (SGD) — finanziati dal settore e che coprono fino a 100.000 euro — avranno la priorità più elevata nei rimborsi. Seguono i depositanti al dettaglio e le PMI, e poi le piccole autorità pubbliche, quali municipi e autorità regionali, purché non siano investitori professionali. Oltre alla garanzia standard di 100.000 euro per depositante e per banca, saranno coperti anche alcuni depositi legati a operazioni immobiliari, da 500.000 fino a 2.500.000 euro a seconda dei casi”.

Si tratta di una disposizione che rimarca l’intenzione dell’Unione europea di blindare il denaro parcheggiato nei depositi delle banche UE dai cittadini correntisti.

Rimborsi prima di tutto ai depositanti. A pagare di più i crac saranno gli azionisti

In caso di fallimento di una banca, verranno dunque rimborsati prima di tutto i depositanti cosiddetti protetti, ovvero i clienti che detengono una somma fino a 100.000 euro, con il fondo di garanzia dei depositi (SGD per l’appunto) che pagherà subito i clienti.

Saranno gli azionisti a pagare di più il crac di una banca.

Le nuove regole hanno stabilito che la risoluzione - iter che consente di ristrutturare o liquidare una banca in dissesto salvaguardando stabilità finanziaria e depositanti - sarà estesa anche alle banche piccole e medie, se di interesse pubblico.

Nell’ambito della risoluzione, il Parlamento europeo ha deciso inoltre che, prima di accedere ai fondi esterni, “ azionisti e creditori (dunque obbligazionisti) delle banche in dissesto dovranno assorbire perdite pari ad almeno l’8% del totale delle passività e dei fondi propri (TLOF) ”.

Se gli azionisti e i creditori (obbligazionisti, ecc.) non riuscissero ad arrivare all’8%, potrebbero intervenire i fondi di garanzia dei depositi (SGD), al fine di colmare la differenza e far attivare il meccanismo di risoluzione.

I commenti dei relatori: “progressi per completamento Unione bancaria”

Così Luděk Niedermayer (PPE, Repubblica Ceca), relatore per la BRRD, ha commentato le nuove regole, che assicurano una maggiore tutale ai depositanti, promuovendo il meccanismo di risoluzione anche per le banche più piccole:

“Si tratta di un dossier molto complesso, sia dal punto di vista economico che politico. Tuttavia, rafforza e rende più coerente il quadro dell’UE per la gestione delle crisi bancarie. Estende il sistema di risoluzione, in particolare alle banche piccole e medie, migliora la prevedibilità e armonizza l’uso degli strumenti in tutta l’Unione. Rafforza inoltre le tutele per cittadini, PMI e comuni, chiarendo come i loro fondi saranno trattati in caso di fallimento di una banca. Uno degli obiettivi principali era ridurre il ricorso al denaro dei contribuenti, promuovendo soluzioni di mercato e meccanismi di finanziamento privati. Ancora più importante, questo dossier consentirà di compiere progressi più rapidi verso il completamento dell’unione bancaria, una componente fondamentale dell’agenda dell’UE per migliorare il funzionamento del mercato unico”.

Irene Tinagli (S&D, Italia), relatrice per il SRMR, si è così espressa:

“La riforma rappresenta un miglioramento decisivo, rendendo la risoluzione più credibile e accessibile per le banche piccole e medie, pur mantenendo un approccio prudente in cui la capacità di assorbire le perdite resta la prima linea di difesa. Allo stesso tempo, l’accordo rafforza l’uso efficace degli strumenti finanziati dal settore all’interno di un quadro chiaro e solido. Salvaguarda inoltre l’integrità e l’indipendenza della governance europea, garantendo coerenza, certezza giuridica e una maggiore armonizzazione nell’unione bancaria. Si tratta di un passo avanti concreto nel rafforzamento della stabilità e dell’integrazione finanziaria, sottolineando al contempo la necessità di ulteriori progressi verso un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) pienamente sviluppato per completare l’unione bancaria”.

Kira Marie Peter-Hansen (Verdi/Ale, Danimarca), relatrice per la DGSD, ha infine dichiarato:

“Nell’attuale contesto geopolitico ed economico volatile, è più importante che mai disporre di un quadro normativo solido e resiliente che consenta alle banche di continuare a finanziare l’economia reale lungo tutto il ciclo economico. L’adozione della revisione del quadro di gestione delle crisi e dell’assicurazione dei depositi (CMDI), e in particolare della direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi, è un primo passo importante verso il completamento dell’unione bancaria. I principali obiettivi della revisione sono stati raggiunti. L’ambito della risoluzione è stato ampliato, garantendo al contempo sufficienti salvaguardie affinché i sistemi di garanzia dei depositi restino adeguatamente finanziati. Allo stesso tempo, abbiamo armonizzato gli strumenti dei sistemi di garanzia dei depositi, avanzando verso un settore bancario europeo più integrato. Tuttavia, si tratta di riforme mirate. Saranno necessarie misure più ambiziose per completare definitivamente l’Unione bancaria, incluso un sistema europeo di assicurazione dei depositi pienamente sviluppato”.

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