La recente proposta avanzata dal Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha scatenato un intenso dibattito che ha coinvolto esperti provenienti da diverse discipline, tra cui politica, economia, settore bancario e finanza.
L’introduzione della tassa sugli extraprofitti bancari è stata oggetto di discussione all’interno della comunità borsistica per vari motivi, con il primo tra essi che riguarda il rischio di una significativa stretta creditizia, comunemente noto come credit crunch.
Credit Crunch, un rischio sempre più concreto
In Europa si stanno manifestando i primi segni di contrazione economica, con la Germania e, di conseguenza, l’intera Europa, che stanno affrontando una recessione tecnica, mentre l’Italia ha registrato una contrazione del PIL dello 0,3% nel suo primo trimestre.
L’attuazione della tassa sugli extraprofitti potrebbe teoricamente spingere le banche a intraprendere comportamenti che arrecherebbero danni all’economia, come ad esempio ridurre i finanziamenti con tassi di interesse più elevati, che spesso corrispondono a quelli più rischiosi, solitamente costituiti da finanziamenti erogati a imprese con minor merito creditizio, come le PMI. Tuttavia, in Italia, le PMI rappresentano oltre il 90% delle imprese attive, secondo le stime di Prometeia, contribuendo all’occupazione di oltre l’80% dei lavoratori nel paese.
Allo stesso modo, l’applicazione della tassa sugli extraprofitti è già stata implementata in altri Paesi, come Ungheria e Spagna, senza causare contrazioni significative nel credito. Tuttavia, ciò che suscita preoccupazione tra gli esperti è il contesto economico in cui è stata proposta questa misura, nonostante l’approvazione possa non essere raggiunta prima di settembre. Ci troviamo in un quadro abbastanza complesso e delicato, all’interno del quale le istituzioni bancarie stanno operando.
D’altro canto, gli esiti degli ultimi stress test condotti dall’EBA e dalla BCE non hanno evidenziato anomalie, dimostrando che le banche italiane sono in grado di affrontare situazioni complesse. Inoltre, al fine di ridurre il margine di intermediazione, una banca potrebbe scegliere di concentrarsi sui depositi anziché sullo spread tra i tassi attivi di interesse.
Tassa sugli extraprofitti: uno sguardo alla reazione di Piazza Affari
Il credit crunch era un’ipotesi già presente prima dell’introduzione della tassa e che ha origine dall’accelerato aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea. In effetti, persino il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel mese di giugno aveva dichiarato che le decisioni prese dall’autorità di regolamentazione europea stavano accentuando il pericolo di un credit crunch, chiedendo in modo esplicito alle banche di contribuire all’economia reale italiana di fronte all’attuale incertezza.
Nonostante ciò, sembra che i mercati non siano tanto spaventati da questa variabile quanto dalla possibilità che questa possa interrompere la costante crescita delle quotazioni azionarie bancarie che si è verificata nei mesi recenti, spinta anche dalle operazioni di buyback. L’indice FTSE MIB ha chiuso la sessione dell’8 agosto in territorio negativo, ma già il 9 agosto sembra avviare un processo di recupero.
FTSE MIB 40, 1W
Grafico a candele settimanali del FTSE MIB 40. Fonte: teletrader.com