Costi aziendali esagerati, il Fisco può negare la deducibilità. La sentenza

Patrizia Del Pidio

25 Giugno 2026 - 10:12

Costi aziendali: quando la spesa esagerata fa perdere la deducibilità? La Cassazione dà al Fisco il potere di bocciare i costi considerati antieconomici.

Costi aziendali esagerati, il Fisco può negare la deducibilità. La sentenza

Se l’impresa affronta delle spese per l’attività volte a migliorarne la produttività, può sottrarle dalle tasse. I costi aziendali deducibili sono quelli legati all’attività svolta e strumentali all’azienda. A questa regola, oggi, se ne aggiunge una nuova nata dalla giurisprudenza che potrebbe comportare la perdita della deducibilità se i costi aziendali sono ritenuti esagerati.

Con questa novità l’Agenzia delle Entrate potrebbe negare la deducibilità della spesa e non conta se è stata effettuata per necessità dell’azienda. Con una recente sentenza della Corte di Cassazione il Fisco veste un nuovo potere, quello di giudicare se una spesa è eccessiva per l’azienda e in questo caso può negare la deduzione.

Quando le spese sono deducibili per l’azienda

La legge prevede che un’azienda possa portare in deduzione (scalarlo dal reddito complessivo) un costo in base al principio di inerenza: tra la spesa sostenuta e l’attività svolta deve esserci un collegamento. Ad esempio per un’azienda che produce software i computer sono un bene inerente e possono essere portati in deduzione. Non è inerente, invece, un macchinario per arare un campo (che è inerente, invece, per un’azienda agricola).

Per avere diritto alla deduzione, quindi, basta dimostrare che l’acquisto effettuato è collegato all’attività lavorativa. Questa la linea teorica confermata più volte anche dalla giurisprudenza.

L’ordinanza della Corte di Cassazione numero 12400 del 2026 cambia le carte in tavola.

Il caso esaminato dalla Cassazione

Nel caso preso in esame per la sentenza in questione si esaminano le deducibilità delle penali previste per i contratti. Nel farlo i giudici analizzano anche la relazione tra il principio di inerenza di una spesa e la sua antieconomicità per l’azienda. Proprio da questa indagine nasce un principio del tutto nuovo: se una spesa è antieconomica per l’azienda, allora presenta anche una mancanza di inerenza. Se un costo è troppo alto, irragionevole o illogico per l’economia aziendale, perde la sua utilità per l’azienda e proprio per questo non può essere deducibile.

L’interpretazione della Corte di Cassazione causa un mutamento anche della valutazione fiscale: l’Agenzia delle Entrate non deve più limitarsi a controllare la natura del costo per capire se si tratta di una spesa inerente, ma deve valutare anche se è vantaggioso per l’azienda.

Criterio del “buon padre di famiglia”

Per l’imprenditore, quindi, ritorna il criterio del “buon padre di famiglia” (che in base all’articolo 1176 del codice civile indica il livello di attenzione, cura e prudenza che ci si aspetta da una persona media, giudiziosa e attenta ai propri impegni) e della “diligenza professionale” che permette al Fisco di giudicare anche la bontà della scelta dell’imprenditore nel concludere un affare o nell’affrontare una spesa.

Questa nuova visione, però, andrebbe a scontrarsi con le regole contabili dei bilanci: se il costo esiste ed è determinato è già nei conti aziendali e proprio per questo il Fisco dovrebbe accettarlo. Per vietare la deduzione di una spesa l’Agenzia delle Entrate dovrebbe dimostrare l’estraneità della spesa con l’attività dell’impresa. Con la nuova visione, invece, la deducibilità del costo potrebbe essere negata anche per l’antieconomicità della spesa.

Il vantaggio o lo svantaggio per l’impresa, però, sono elementi che possono essere anche molto elastici e per dimostrare che il costo esagerato sia indice di evasione fiscale (il costo esagerato porta a una deduzione alta che diminuisce le imposte da versare) servirebbero parametri normativi che, invece, mancano.

Senza i parametri la nuova impostazione rischia di diventare un giudizio, da parte del Fisco, sulle scelte aziendali dell’imprenditore e questo potrebbe portare a una “paralisi” della libertà di impresa poichè il vantaggio o lo svantaggio di una scelta imprenditoriale sono elementi flessibili e soggetti al rischio economico di chi fa impresa.