Gran parte dei Paesi del mondo dipende dai due principali circuiti internazionali di pagamento, Visa e Mastercard, per elaborare le transazioni con carta. Se per anni questa situazione è apparsa soddisfacente, un contesto globale segnato da instabilità geopolitica e minacce informatiche rende sempre più evidente la necessità, per l’Unione, di sviluppare sistemi alternativi e circuiti nazionali di riserva. In Europa, il livello di dipendenza dagli operatori internazionali varia sensibilmente tra i paesi membri dell’UE.
Gli operatori nazionali oggi presenti in Europa
Secondo una ricerca della Banca Centrale Europea (BCE), tredici Paesi dell’Eurozona dipendono interamente dai circuiti internazionali per i pagamenti con carta. Nel 2022, i circuiti globali hanno rappresentato circa il 61 percento dei pagamenti con carta nell’area euro, mentre i circuiti nazionali hanno coperto il restante 39 percento.
Le grandi economie dell’Eurozona - Germania, Francia e Italia -dispongono tutte di propri circuiti nazionali, che rappresentano una quota significativa delle transazioni complessive. In Italia, nel 2022, circa il 36 percento dei pagamenti è stato effettuato tramite il circuito Bancomat, il circuito nazionale, mentre il restante 64 percento è passato attraverso Visa o Mastercard.
In Germania, invece, il sistema Girocard è profondamente radicato e rappresenta il circuito più utilizzato del Paese, con 8,3 miliardi di transazioni registrate nel 2025
Un elemento particolarmente rilevante è che quasi tutti i circuiti nazionali europei hanno sede all’interno dell’Unione Europea, mentre i grandi operatori internazionali - responsabili del 61 percento dei pagamenti - hanno sede fuori dall’UE. Molti Paesi più piccoli dell’Eurozona, ma anche economie rilevanti come Spagna, Paesi Bassi e Austria, non dispongono di un circuito nazionale. Inoltre, gran parte dei Paesi UE che non adottano l’euro dipende completamente dai circuiti internazionali.
Sia i Paesi Bassi sia la Spagna hanno però sviluppato sistemi digitali alternativi per i pagamenti online - rispettivamente iDeal e Bizum - che consentono di aggirare Visa e Mastercard nelle transazioni via internet. Tuttavia, i pagamenti fisici con carta continuano a dipendere dai grandi circuiti multinazionali.
I rischi dei circuiti internazionali
Le conseguenze di questa dipendenza potrebbero diventare particolarmente rilevanti in caso di cyberattacchi o di tensioni geopolitiche soprattutto con gli Stati Uniti, dove hanno sede i tre maggiori operatori mondiali: Visa, Mastercard e American Express.
In un mondo sempre più instabile, la dipendenza da infrastrutture di pagamento controllate da soggetti stranieri solleva interrogativi cruciali sulla sovranità economica e sulla resilienza strategica europea. Un’interruzione significativa dei servizi Visa o Mastercard, causata da attacchi informatici, guasti tecnici o dispute geopolitiche, potrebbe compromettere gravemente le attività economiche quotidiane in Europa, un continente che ormai effettua oltre 100 miliardi di pagamenti elettronici all’anno.
Gli ultimi anni hanno già dimostrato come i sistemi finanziari possano essere utilizzati come strumenti di pressione geopolitica. L’esclusione della Russia dall’ecosistema globale dei pagamenti dopo l’invasione dell’Ucraina ha evidenziato come l’accesso ai circuiti finanziari possa diventare oggetto di scontro politico.
Sebbene i Paesi europei restino stretti alleati degli Stati Uniti, la crescente incertezza dello scenario internazionale sta spingendo gli esponenti politici dell’Europa a rivalutare i rischi derivanti da una dipendenza eccessiva da infrastrutture esterne in settori strategici.
Il futuro
Le istituzioni europee stanno valutando sempre più concretamente la necessità di una maggiore autonomia strategica nel settore finanziario. La sovranità dei pagamenti è diventata una priorità politica, sia per il rischio che l’accesso ai sistemi di pagamento possa essere strumentalizzato a livello geopolitico, sia per la crescente diffusione di nuove forme di denaro digitale, come le criptovalute, che potrebbero mettere in discussione il ruolo delle monete normali.
La BCE punta inoltre a introdurre un euro digitale entro il 2029: una sorta di portafoglio elettronico garantito dalla stessa Banca Centrale Europea, ma gestito operativamente da operatori privati e istituti bancari.
Le incertezze del futuro spingono dunque le istituzioni europee a rassicurare governi e cittadini sull’affidabilità dei sistemi di pagamento elettronico. Con il progressivo declino dell’uso del contante e la crescente centralità dei pagamenti digitali nella vita quotidiana, il controllo delle infrastrutture finanziarie non riguarda più soltanto la comodità, ma anche la sovranità nazionale e la sicurezza strategica.