Così i tassi Bce stanno colpendo l’Italia: il Paese non cresce, i motivi

Violetta Silvestri

29/07/2023

L’Italia al test dei tassi Bce sempre più alti: perché la politica monetaria aggressiva sta colpendo il Paese e le sue capacità di crescita. L’analisi di Confindustria.

Così i tassi Bce stanno colpendo l’Italia: il Paese non cresce, i motivi

La fotografia del’Italia economica scattata dal Centro studi Confindustria non è rincuorante: la crescita frena e i tassi Bce sempre più alti stanno colpendo il credito in modo evidente.

Nel documento di luglio 2023 che riassume la situazione nazionale e le prospettive prossime per la ripresa del Paese nei suoi settori produttivi chiave, gli analisti hanno evidenziato una condizione economica di stallo, con la politica monetaria della banca centrale che comincia a sortire i suoi effetti pieni di rischi.

In Italia soffre l’industria e il costo del denaro elevato frena gli investimenti, mentre il focus in Europa è tutto per la Germania in recessione. Quale crescita economica per il Belpaese?

Italia: così i tassi Bce colpiscono la crescita

La sintesi di Confindustria è chiara nell’inquadrare la situazione economica dell’Italia:

Piatta la crescita dell’economia italiana, sorretta dai servizi, ma frenata dai tassi elevati. L’inflazione è meno alta, ma le Banche Centrali alzano i tassi ai massimi, e il credito è in ripiegamento perché troppo caro. In Italia i servizi sono trainati dal turismo, l’industria è debole, le costruzioni in calo. Gli investimenti sono frenati, i consumi incerti, mentre l’export di beni è in riduzione”

Nello specifico, la produzione italiana, anche se a maggio ha evidenziato un aumento dell’1,6%, viaggia in contrazione dall’inizio dell’anno, con un -1,9% registrato. Da gennaio, inoltre, la manifattura è scesa del 2,4% e il prossimo futuro non è roseo, con il PMI manifatturiero di giugno ancora in riduzione a 43,8 da 45,9 e la fiducia delle imprese di luglio in ribasso.

Inoltre: “le costruzioni non stanno più trainando l’industria; la produzione di beni strumentali è in calo nei primi 5 mesi del 2023 (-2,6%); a giugno, il PMI è sceso a 52,2 (da 54,0) indicando minor crescita; prospettive negative per i prossimi mesi dagli ordini esteri delle imprese manifatturiere, che a luglio hanno toccato il minimo da gennaio 2021 (-20,6 il saldo).”, ha sottolineato il report.

L’effetto tassi Bce sta poi colpendo le imprese e i futuri piani di investimento. Il costo del credito continua a crescere (4,81% a maggio) e di conseguenza lo stock di credito bancario (-2,9% annuo a maggio) sta diminuendo.

Secondo Istat e Banca d’Italia è in corso un “irrigidimento dei criteri di offerta (costi, ammontare, scadenze, garanzie), una domanda frenata dal costo eccessivo, una quota significativa di imprese che non ottiene credito (6,0%), soprattutto perché rinuncia per le condizioni onerose (56,3%).”

Da aggiungere, inoltre, che i tassi Bce sempre più alti, ora giunti al 4,25%, stanno erodendo la capacità dei consumatori di pagare le rate dei mutui, che sono in costante aumento.

Unica nota positiva, pur con dei distinguo, è la traiettoria dell’inflazione. In Italia, grazie a prezzi del gas ed energetici in generale in calo, a giugno l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato la discesa al 6,4%. Tuttavia, anche se in frenata, “una dinamica alta resta sui prezzi alimentari (+10,7% da un picco di 12,9%) e i prezzi core rallentano (+4,7% da +4,9%), più per i beni che per i servizi, ma il processo è solo agli inizi.”

In un contesto tornato incerto, con la guerra in Ucraina che continua, la siccità e i problemi meteo che affliggono territori, cittadini e attività economiche, le relazioni internazionali in bilico verso nuovi equilibri, i tassi di interesse elevati, l’Italia rischia di dover affrontare mesi difficili con una ripresa non priva di ostacoli.

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