Cosa succede a chi non paga le tasse. Tutte le conseguenze tra sanzioni amministrative del 25%, pignoramenti dell’Agenzia Entrate e rischi di reato penale.
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Cosa succede se non pago le tasse? In Italia le imposte, le tasse e i tributi sono davvero tantissimi e rendono la pressione fiscale elevatissima.
Tra l’altro nelle ultime settimane i dati fiscali emersi dal XIII Rapporto di Itinerari Previdenziali (basato sulle dichiarazioni dei redditi) evidenziano una profonda asimmetria nella distribuzione del carico fiscale nel nostro Paese. Il nucleo della polemica ruota attorno al fatto che la maggior parte del reddito Irpef grava su una ristretta minoranza di cittadini, mentre una vasta platea versa poco o nulla.
Il 30,22% dei contribuenti versa il 78,67% dell’intera Irpef (circa 9 milioni di persone su 42 milioni di contribuenti totali). Chi dichiara dai 35.000 euro in su rappresenta il 18,78% dei contribuenti, ma versa da solo il 65% dell’intero ammontare dell’Irpef. Chi supera i 100.000 euro di reddito, invece, rappresenta l’1,75% dei contribuenti, ma copre il 22,25% del gettito totale. Sul fronte opposto ci sono i contribuenti che ricadono nel primo scaglione di reddito, con redditi fino a 20.000 euro, che sono il 47% del totale e versano il 5% dell’Irpef nazionale. Infine circa 24,8 milioni di cittadini non versano un solo euro di Irpef, tra chi dichiara redditi zero, chi si trova nella no tax area e chi azzera l’imposta con bonus e detrazioni.
Proprio per questo i cittadini sono sempre alla ricerca di qualche escamotage che permetta loro di evitare qualche pagamento. Quando l’escamotage è legittimo non succede nulla, ma quali sono i rischi per chi non paga le tasse e le imposte? Ogni cittadino deve pagare imposte e tributi che sono un obbligo che grava su chiunque ha redditi o patrimoni. A non essere tenuti al pagamento della maggior parte dei balzelli sono i nullatenenti: non hanno redditi e non pagano l’Irpef, non hanno case e non pagano l’Imu e la Tari, non hanno un veicolo e non pagano il bollo auto, solo per citare qualche esempio.
Se non si pagano le tasse si corre qualche rischio? Prima di rispondere a questa domanda è doverosa una premessa per spiegare che differenza c’è tra tasse e imposte, perché anche se erroneamente si pensa si riferiscano alla stessa cosa, si tratta di due tipi di pagamenti differenti.
Tasse e imposte, quale differenza?
Le tasse servono a finanziare un servizio chiaramente identificabile, come ad esempio la raccolta dei rifiuti per la quale si paga la Tari (appunto, la tassa sui rifiuti). Quando si occupa il suolo pubblico si paga la Tosap che è la Tassa sull’occupazione di suolo pubblico. Anche il Ticket Sanitario è una tassa che si paga per un servizio specifico, ovvero una prestazione sanitaria compresa nei livelli di assistenza essenziali.
A differenza delle tasse, le imposte servono a finanziare i servizi pubblici generali erogati dallo Stato. Vanno versate a prescindere dal fatto che il singolo cittadino usufruisca o meno di tali servizi (non si può dire, ad esempio, io sto sempre bene e non ho mai bisogno del dottore e degli ospedali, quindi non pago le imposte). L’Iva, ad esempio, è un’imposta (sul valore aggiunto) così come è un’imposta anche l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche).
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Generalmente quando si parla di tasse e di evasione fiscale, in ogni caso, ci si riferisce indistintamente sia alle tasse che alle imposte visto che partecipano entrambe a generare la pressione fiscale in Italia.
Detto questo cerchiamo di rispondere alla nostra domanda iniziale: cosa succede se non pago le tasse? La risposta non è così scontata come si potrebbe pensare perché le conseguenze dipendono dalla tipologia di tassa o imposta che si evade ma anche dall’ammontare del debito che il cittadino accumula nei confronti dello Stato. Proprio per questo motivo occorre fare un po’ di chiarezza.
Quando si parla di evasione fiscale?
Quando non si pagano le tasse si è colpevoli di evasione fiscale. Si tratta di quel comportamento che si verifica nel caso in cui il cittadino che deve pagare una tassa o un’imposta si sottrae al suo dovere, sia parzialmente che integralmente. Va sottolineato che in alcuni casi scatta anche il reato penale e si può rischiare anche la reclusione.
Si configura l’evasione fiscale quando il comportamento del contribuente è di tipo doloso, ossia quando il danno viene arrecato intenzionalmente. Tuttavia anche il comportamento colposo può portare all’accusa di elusione fiscale: ricordiamo infatti che “ignorantia legis non excusat” e di conseguenza il cittadino non può giustificare il mancato pagamento di una tassa con la non conoscenza della stessa.
Chi non paga le tasse, e quindi è un evasore fiscale, commette generalmente un illecito tributario e di conseguenza sarà soggetto a delle sanzioni amministrative. Ci sono dei casi però in cui l’illecito tributario non integra solamente gli estremi dell’illecito amministrativo, ma anche di quello penale; per questo motivo chi non paga le tasse, a seconda dei casi, può andare anche in carcere.
Quando l’evasione fiscale è reato
È evidente che non tutti gli illeciti tributari hanno la stessa gravità. Solo alcuni di questi, infatti, sono considerati reati e ciò dipende da diversi fattori. Per capire quando chi non paga le tasse commette un reato dobbiamo fare riferimento al Decreto Legislativo 74/2000, profondamente inasprito dalle riforme successive.
Commette il reato più grave in assoluto chi effettua una dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false. In questo caso specifico, il reato scatta istantaneamente indipendentemente dall’importo evaso (non esistono soglie minime) ed è punito con la reclusione da 4 a 8 anni.
Se la frode avviene invece tramite altri artifici o raggiri (es. alterando i documenti o i registri contabili), per configurarsi il reato l’imposta evasa deve superare i 30.000 euro e i redditi non dichiarati devono eccedere il 5% del totale (o i 1,5 milioni di euro), con la reclusione da 3 a 8 anni.
Un’altra fattispecie di evasione fiscale è la dichiarazione infedele, che si consuma senza raggiri ma inserendo dati falsi. Questo reato sussiste solo quando l’imposta non pagata è superiore a 100.000 euro e il reddito non dichiarato supera il 10% del totale (oppure la cifra assoluta di 2 milioni di euro). In questo caso la pena prevista è la reclusione da 2 anni a 4 anni e 6 mesi.
Anche chi non presenta la dichiarazione dei redditi o IVA entro i 90 giorni dalla scadenza commette il reato di omessa dichiarazione, ma solo se l’imposta evasa è superiore a 50.000 euro; la pena associata va da 2 a 5 anni di carcere. Questo illecito non va confuso con l’omesso versamento dell’IVA (quando la dichiarazione è corretta ma non si paga il dovuto), che diventa reato oltre la ben più alta soglia di 250.000 euro (punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni).
Chi si mette d’accordo con terzi per l’emissione di fatture false risponde di un reato autonomo, punito con il carcere da 4 a 8 anni senza alcuna soglia minima di sanzione. Infine, per scoraggiare chi tenta di far sparire i registri aziendali, la legge prevede il carcere con la reclusione da 3 a 7 anni per coloro che distruggono o occultano le scritture contabili obbligatorie.
Non solo dichiarazione dei redditi, si possono evadere anche altre tasse
Fino a ora abbiamo parlato di dichiarazione dei redditi, scritture contabili, e dichiarazione Iva, che sono imposte che possono essere alterate.
Va ricordato, però, che ci si macchia di evasione fiscale anche solo non pagando il canone Rai, ad esempio, perché si tratta sempre di soldi sottratti allo Stato. Un evasore fiscale è anche chi non versa il bollo auto, non paga l’Imu o la Tari. Si tratta di tasse e imposte dovute a prescindere dal reddito, ma che vanno in ogni caso pagate per non incorrere in avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
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Se l’evasione non è reato cosa si rischia?
Al di sotto delle soglie indicate per rientrare nel reato penale, quindi, l’evasione fiscale non è reato. Tuttavia si tratta comunque di un illecito tributario che presenta gli estremi dell’illecito amministrativo e come tale va sanzionato. Ma in questo caso, almeno, non si rischia il carcere.
Le conseguenze dipendono dalla tipologia della tassa non pagata: generalmente comunque il cittadino riceve la cartella di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di Riscossione e dovrà pagare una sanzione sull’imposta dovuta.
In caso di mancato pagamento verrà avviata la procedura per l’esecuzione forzata, ossia il soddisfacimento, che verrà attuato in modo coatto, del diritto del creditore - in questo caso lo Stato - nei confronti del debitore. Non pagando le tasse, quindi, c’è il rischio di un pignoramento dei beni, mentre a seconda dei casi sono previste delle ulteriori misure cautelari come l’ipoteca o il fermo amministrativo dell’auto.
Non pagare le tasse quindi comporta sempre una sanzione, che può essere più o meno severa a seconda dei casi. Ecco perché l’unico modo per mettersi al sicuro da un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate o da un blitz della Guardia di Finanza è quello di assolvere tutti gli adempimenti fiscali previsti dallo Stato.
Per chi non ha pagato ci sono soluzioni
Quando un contribuente ha omesso versamenti o effettuato versamenti inferiori al dovuto può regolarizzare la propria posizione senza attendere l’avviso di accertamento tramite il ravvedimento operoso.
In questo caso dovrà versare spontaneamente:
- l’imposta dovuta e non versata (o la differenza tra quanto versato e quanto realmente dovuto);
- gli interessi calcolati dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato e il giorno in cui si effettua;
- la sanzione in misura ridotta.
Cosa succede se non si pagano le tasse?
Per rispondere alla nostra domanda iniziale, però, non basta dire che si può incorrere nel reato penale o nell’illecito amministrativo. Così come non basta dire che ci sono pesanti sanzioni. Cosa accade nel concreto quando non si pagano le tasse?
Ad agire è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, deputata a riscuotere quanto dovuto dagli enti creditori. Anche se è vero che nella maggior parte dei casi chi non paga le tasse lo fa perché non ha disponibilità economica o ha dimenticato la scadenza (anche se c’è chi non paga volutamente). Non pagando si ha un debito con l’Erario e interviene l’Agenzia delle Entrate Riscossione inviando un avviso bonario, ovvero una comunicazione che intima al pagamento delle somme dovute.
Al mancato pagamento dell’avviso bonario non ci sono conseguenze, ma se non si paga entro il tempo indicato in esso e il contribuente non regolarizza la propria situazione debitoria “bonariamente”, si procede con l’invio delle cartelle esattoriali. A seguito della riforma fiscale, per tutte le violazioni commesse la sanzione ordinaria per omesso o tardivo versamento è scesa dal 30% al 25%. Di conseguenza, se non si paga l’avviso bonario (che mantiene la sanzione ridotta a un terzo, pari all’8,33% per i controlli automatici), la sanzione piena che viene iscritta nella cartella esattoriale è del 25% (e non più del 30%)
Portare l’agente di riscossione a emettere una cartella esattoriale, quindi, significa sempre dover saldare il proprio debito, ma pagando di più e rischiando, in caso di mancato versamento, anche le azioni esecutive che vanno dal pignoramento al fermo amministrativo.
Articolo revisionato da Patrizia Del Pidio il
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