Cosa succede nel governo dopo le elezioni: perché Draghi esce rafforzato dal voto

Stefano Rizzuti

5 Ottobre 2021 - 11:01

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I risultati delle elezioni comunali e delle regionali in Calabria non dovrebbero influire più di tanto sul governo, ma i nuovi equilibri di maggioranza potrebbero facilitare la vita a Draghi.

Cosa succede nel governo dopo le elezioni: perché Draghi esce rafforzato dal voto

Neanche il tempo di valutare i risultati del voto che il presidente del Consiglio Mario Draghi riparte. E con lui l’azione di governo. L’inquilino di Palazzo Chigi vuole mandare un messaggio chiaro a tutti i partiti: concluso il primo turno delle elezioni comunali e delle regionali in Calabria si torna a fare sul serio. Già nel pomeriggio, infatti, si riunirà prima la cabina di regia e poi il Consiglio dei ministri per varare la tanto discussa riforma fiscale. Draghi non transige e non vuole perdere tempo: si deve chiudere subito, nel giro di poche ore.

La riforma era pronta e Draghi ha aspettato che passassero le elezioni - come chiesto soprattutto da alcuni partiti - per poter dare il via libera. Non aspetterà i ballottaggi e non ascolterà chi chiede di eliminare la riforma del catasto dal provvedimento. Anche questo sembra essere un chiaro segnale a tutti i partiti della maggioranza: Draghi decide in autonomia e non può accettare ulteriori ritardi dopo quelli già accumulati sul fisco negli ultimi mesi.

Il voto nei comuni, alle suppletive e in Calabria sembra non incidere sull’agenda di Draghi. Anzi l’ipotesi più probabile è che l’esecutivo esca rafforzato dai risultati elettorali: i partiti sovranisti vengono ridimensionati dal voto mentre quelli moderati ottengono importanti conferme. A tutto vantaggio del presidente del Consiglio. Vediamo quali sono gli scenari possibili per il governo dopo il voto del 3 e 4 ottobre.

Elezioni, l’impatto del risultato del centrodestra sul governo

Matteo Salvini, dopo il deludente risultato della Lega alle elezioni amministrative, assicura che il Carroccio resterà nel governo e non seguirà Fratelli d’Italia all’opposizione. Salvini però deve fare i conti con i malumori interni: l’ala moderata, guidata dal ministro Giancarlo Giorgetti, esce rafforzata dalla sconfitta del segretario e può rivendicare con più forza l’idea di seguire un progetto più affine alla linea di Draghi.

Linea moderata che verrà di certo rivendicata anche da Forza Italia, unico partito del centrodestra ad aver ottenuto buoni risultati in queste elezioni con la vittoria di Occhiuto alle regionali in Calabria e il ballottaggio conquistato da Dipiazza a Trieste. Dopo le elezioni il centrodestra di governo sembra poter quindi diventare più moderato e meno affine al sovranismo.

Le conseguenze del voto nel Pd e nel M5s

Il vincitore delle elezioni amministrative 2021 sembra essere il Pd. Non solo per aver conquistato al primo turno tre grandi città, raggiungendo inoltre il ballottaggio in altre tre. Ci sono anche le vittorie nei due collegi della Camera alle elezioni suppletive (uno era già del Pd, l’altro dei 5 Stelle). E il segretario Enrico Letta rientrerà in Parlamento potendo così vedere da vicino quanto succede alla Camera e al Senato.

Secondo Letta questo risultato rafforza il governo ritenendo il Pd in linea con le politiche di Draghi. Diverso il discorso per il Movimento 5 Stelle che ora è in una posizione di subalternità rispetto ai dem: spazzati via in quasi tutti i grandi comuni i pentastellati possono ancora contare sulla maggioranza relativa dei parlamentari, ma con un peso che sembra sempre minore e che potrebbe ulteriormente diminuire a causa dei malcontenti e delle possibili spaccature nei gruppi.

Perché i risultati delle elezioni rafforzano il governo Draghi

Una prima garanzia sulla tenuta del governo la offre il semestre bianco. Negli ultimi sei mesi di mandato da capo dello Stato Sergio Mattarella non può sciogliere le Camere. Difficile, quindi, che ci possa essere un cambio a Palazzo Chigi dove Draghi sembra essere l’unico in grado di tenere insieme una coalizione allargata.

Le elezioni hanno mostrato le difficoltà dei sovranisti e del Movimento 5 Stelle. Non una questione di poco conto se pensiamo che proprio Lega e M5s chiedevano più mediazioni e rinvii su alcuni provvedimenti come la riforma fiscale, la riforma del catasto e la riforma della concorrenza. Dopo le nette sconfitte elettorali il loro potere di veto sembra ridursi mentre quello di Draghi diventa sempre maggiore: la sua linea potrebbe diventare ancor di più indiscutibile grazie a quei partiti - tra centrosinistra e moderati - che hanno ottenuto ottimi risultati elettorali e condividono quasi in pieno le politiche del presidente del Consiglio.

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