Cosa sono le accise mobili, il meccanismo fiscale con cui lo Stato usa l’aumento delle entrate dell’IVA per tagliare temporaneamente le accise sui carburanti quando il prezzo del petrolio sale?
Cosa sono le accise mobili? Il caro carburante continua a far prorogare all’esecutivo il taglio delle accise sui carburanti. Con l’attuale proroga lo sconto investe soltanto il gasolio riducendone il prezzo di 17 centesimi di euro. Ma perchè non vengono utilizzate le accise mobili?
In realtà sono state attivate per prorogare lo sconto precedente dal 24 al 26 agosto e sono servite, quindi, per finanziare il taglio accise nei giorni 25 e 26 agosto. Lo Stato ha usato circa 20,8 milioni di euro di extragettito IVA (del maggior gettito conseguito nel periodo dal 1° luglio al 31 luglio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto).
Ma cosa sono le accise mobili? E come funziona l’applicazione?
Cosa sono le accise mobili sulla benzina
Per contenere l’impatto sui consumatori finali dell’aumento dei prezzi, il Governo valuta di praticare un’accisa mobile.
La misura, introdotta nel 2023 modificava una norma governativa del 2007 e prevede la possibilità di attuare un taglio delle accise sui carburanti quando il prezzo aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento. Il parametro da prendere in considerazione è quello fissato dall’ultimo Def, anche se non viene specificata la soglia di aumento per intervenire (in passato era fissata al 2%): è proprio questo aspetto che dovrebbe essere disciplinato ora.
Per comprendere come funziona, bisogna specificare che sul prezzo di benzina e diesel incidono:
- il costo del petrolio;
- l’Iva al 22%;
- le accise a litro (tasse fisse).
L’accisa mobile che il governo introdurrebbe si applicherebbe anche grazie al maggior gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi: L’Iva, infatti, è un’imposta ad valore (in percentuale) sul prezzo finale, diversamente da quanto avviene per le accise che sono sostanzialmente fisse.
Grazie al maggior gettito Iva (il cui importo chiaramente sale insieme al prezzo della materia prima) l’esecutivo andrebbe quindi a intervenire per ridurre le accise e ottenere una riduzione del prezzo alla pompa.
Quando il costo del petrolio sale sui mercati internazionali, il prezzo alla pompa aumenta di conseguenza - e poiché l’IVA è proporzionale, lo Stato incassa automaticamente più soldi su ogni litro venduto, un guadagno non preventivato che gli economisti chiamano extra-gettito. A quel punto, il governo può decidere di restituire quell’importo aggiuntivo ai consumatori abbassando le accise di una cifra equivalente, così da tenere sotto controllo il prezzo finale senza intaccare direttamente il bilancio dello Stato.
Con l’intervento il valore del carburante alla pompa dovrebbe mantenersi stabile o, almeno, non subire scossoni troppo evidenti.
L’attivazione non è automatica: secondo il Decreto Trasparenza n. 5/2023, scatta quando il prezzo del petrolio aumenta, sulla media del bimestre precedente, rispetto ai valori di riferimento fissati nell’ultimo Documento di Finanza Pubblica - tenendo però conto anche di eventuali diminuzioni registrate nel quadrimestre precedente. La soglia percentuale di aumento necessaria per far scattare il meccanismo, in passato fissata al 2%, non è oggi specificata in modo rigido.
I due difetti del meccanismo
Il problema, sottolineano diversi analisti, è che lo strumento presenta due limiti strutturali. Il primo riguarda l’entità dello sconto: non essendo un taglio netto e definitivo delle tasse, ma una compensazione temporanea legata all’andamento dell’extra-gettito, il beneficio per gli automobilisti resta contenuto. Il secondo, forse più rilevante nell’immediato, riguarda i tempi: i fondi aggiuntivi generati dall’IVA devono essere contabilizzati dallo Stato prima di poter essere restituiti sotto forma di accise ridotte, il che rende il sollievo sui prezzi tutt’altro che istantaneo. In pratica, anche se il governo decidesse oggi di attivare il meccanismo, gli automobilisti italiani non vedrebbero un calo immediato dei prezzi alla pompa, ma dovrebbero attendere settimane prima di percepire un effetto concreto sul portafoglio.
Differenza tra accise fisse e mobili
La differenza tra le accise fisse e mobili va ricercata nella loro capacità di stabilizzazione del prezzo dei carburanti alla pompa.
Le accise fisse sono quelle standard che pesano su ogni singolo litro di benzina e diesel: non variano al mutare del prezzo industriale del carburante e rimangono costanti garantendo entrate stabili allo Stato.
Le accise mobili, invece, sono un meccanismo automatico che consente al governo di ridurre il peso delle accise compensandole con l’aumento dell’Iva. Quando i prezzi del carburante superano determinate soglie, l’extra gettito dell’Iva (che sale con il prezzo) viene utilizzato per abbassare l’accisa fissa consentendo al prezzo finale di scendere. In breve l’accisa mobile è una tutela per i consumatori dai rincari eccezionali.
Quando si usa lo scudo delle accise mobili
L’accisa mobile è un meccanismo che si applica in casi di emergenza, quando le variazioni del prezzo del greggio sono importanti. In questo caso lo Stato incassa più Iva (e proprio per questo si parla di extra gettito) dovuta al prezzo più alto: con il sistema delle accise mobili, introdotto originariamente nel 2007 e reso più efficace con i provvedimenti del 2023, il Governo ha deciso di utilizzare questo guadagno aggiuntivo per ridurre proporzionalmente la quota delle accise.
Si raggiunge in questo modo una compensazione che dovrebbe mantenere il prezzo finale di diesel e benzina invariato rispetto ai momenti pre crisi.