Cosa significa strutturale quando si parla di bonus e agevolazioni

Simone Micocci

17 Settembre 2026 - 15:57

Cosa significa che un bonus è strutturale? Facciamo chiarezza sulla differenza tra un’agevolazione con una scadenza prefissata e una misura che non ha bisogno di proroghe annuali.

Cosa significa strutturale quando si parla di bonus e agevolazioni

In Italia anche un taglio delle tasse può diventare terreno di scontro politico.

È quanto sta accadendo con l’esenzione dal bollo auto e moto annunciata per il 2027, per il quale a dividere governo e opposizioni è soprattutto il significato di una parola, “strutturale”, utilizzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per descrivere l’intervento.

Le opposizioni contestano questa definizione, sottolineando come il testo preveda l’esenzione soltanto per il 2027. Da qui l’accusa di una “mancia elettorale”, destinata a esaurirsi nell’anno in cui si dovrebbe tornare alle urne.

D’altronde, ad alimentare la polemica, sono state le parole dello stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il quale ha parlato della stabilizzazione della misura come di un “obiettivo ancora da raggiungere”, spostando il focus sulla prossima manvora.

Ma quando un bonus o un’agevolazione può essere considerato strutturale? La distinzione riguarda direttamente chi ne beneficia: significa poter contare su una misura prevista in modo stabile, senza doverne attendere ogni anno la proroga.

Per capirlo bisogna quindi guardare alla durata fissata dalla norma e alle risorse necessarie per finanziarla nel tempo. La legge di Bilancio può essere l’occasione per rendere permanente un beneficio temporaneo, ma non è un passaggio obbligato: ciò che conta è che la misura sia introdotta senza una scadenza prestabilita e con una copertura finanziaria adeguata.

Cosa significa che un bonus o un’agevolazione è strutturale

Come anticipato, la differenza tra una misura temporanea e una strutturale riguarda soprattutto la sua durata. Un bonus o un’agevolazione, infatti, viene definito strutturale quando è previsto stabilmente dalla legge, senza una scadenza prestabilita e il bisogno di proroghe periodiche.

Ovviamente a non avere una scadenza è la misura nel suo complesso, mentre il diritto del singolo beneficiario può interrompersi, ad esempio, al superamento di una determinata età o soglia di reddito (si pensi, ad esempio, all’Assegno di inclusione).

Diverso è il caso degli interventi introdotti soltanto per un certo periodo. Alla scadenza, per consentire l’accesso al beneficio anche negli anni successivi, serve una nuova disposizione che ne prolunghi la durata e assicuri la relativa copertura finanziaria. Anche un’agevolazione prevista per due o tre anni, quindi, resta temporanea se la norma stabilisce già quando terminerà.

Un esempio di passaggio da misura temporanea a strutturale è il bonus psicologo, introdotto inizialmente per il 2022 per sostenere le spese di psicoterapia, anche in risposta alle conseguenze della pandemia. La legge di Bilancio 2023 lo ha poi reso permanente, prevedendo un finanziamento anche per gli anni successivi, senza fissare una scadenza.

Da quel momento non occorre più prorogarlo annualmente, anche se possono essere necessari nuovi stanziamenti per ampliare il numero dei beneficiari.

Ci sono invece misure che, nonostante siano disponibili da molti anni, continuano a essere temporanee. Ne è un esempio l’Ape Sociale, introdotta in via sperimentale e successivamente prorogata più volte. La sua presenza ormai abituale nel sistema previdenziale non basta a renderla strutturale: per consentire a nuovi beneficiari di accedervi oltre il termine previsto, occorre un ulteriore intervento legislativo.

La distinzione, quindi, non sta semplicemente nel fatto che una prestazione comporti una spesa ogni anno. Anche le misure strutturali pesano annualmente sui conti pubblici: il punto è che la loro prosecuzione è già prevista dalla legge, anziché dipendere da una nuova decisione di rinnovo.

Naturalmente, strutturale non significa intoccabile. Una misura senza scadenza può comunque essere sostituita o abrogata da una norma successiva. È quanto accaduto con l’introduzione dell’Assegno unico, che ha sostituito diverse forme strutturali di sostegno alle famiglie, tra cui gli assegni al nucleo familiare per i nuclei con figli e orfanili e le detrazioni per figli a carico di età inferiore a 21 anni.

In questi casi, il beneficio precedente viene meno per effetto di una nuova scelta legislativa, mentre un misura temporanea arriva alla scadenza già fissata e, senza una proroga, esaurisce la propria applicazione.

Nel caso dell’esenzione del bollo auto per il momento si parla quindi di misura strutturale, per quanto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia assicurato che ci sarà invece un intervento in legge di Bilancio con il quale verranno messe a bilancio le risorse per renderlo strutturale.

Un obiettivo comunque ambizioso, anche perché l’esenzione dal bollo si aggiunge ad altre agevolazioni per le quali resta da affrontare il tema della continuità.

Si pensi al bonus mamme nella forma dell’esonero contributivo fino a 3.000 euro annui, previsto per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli e in scadenza il 31 dicembre 2026.

Per mantenere anche oltre quella data lo stesso beneficio servirebbe un nuovo intervento. Il nodo, quindi, è assicurare risorse stabili, evitando di lasciare ai governi futuri la scelta tra finanziare ulteriori proroghe e ridimensionare gli aiuti.