Reddito di cittadinanza, rischia il carcere chi lavora in nero: l’annuncio della Cassazione

Simone Micocci

6 Luglio 2022 - 10:38

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Confermata la sanzione della reclusione per coloro che lavorano in nero mentre percepiscono il reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza, rischia il carcere chi lavora in nero: l'annuncio della Cassazione

Reddito di cittadinanza: è confermata la pena della reclusione per coloro che lavorano in nero.

Pene severe, dunque, per coloro che accettano di lavorare in nero così da poter percepire nel contempo un reddito di cittadinanza senza riduzione; a darne conferma è la Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 25306 del 2022 ha accertato la violazione dell’articolo 7, comma 2, del decreto n. 4/2019 commessa da chi omette i redditi percepiti dall’attività di lavoro in nero.

Nei confronti di questi si applicano le sanzioni previste dal legislatore, il quale ha utilizzato il pugno duro prevedendo persino il carcere per chi al reddito percepito dall’attività di lavoro in nero aggiunge il reddito di cittadinanza.

Quindi, mentre solitamente non ci sono sanzioni per il dipendente impiegato senza regolare contratto, ma per il datore di lavoro sì, nel caso in cui nel contempo si percepisca il reddito di cittadinanza il discorso cambia.

Se fino a oggi si riteneva fossero chiacchiere da bar, la pronuncia della Corte di Cassazione ci dice che non è così in quanto i giudici della suprema corte non hanno avuto un attimo di ripensamento nel confermare la reclusione nei confronti del percettore del reddito di cittadinanza scoperto a lavorare in nero.

Ecco perché bisogna prestare molta attenzione nell’accettare di lavorare in nero: anche solo una giornata d’impiego irregolare potrebbe costarvi molto cara, tanto da sporcare la vostra fedina penale.

Reddito di cittadinanza e lavoro in nero, cosa prevede la normativa

Come confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 25306 del 2022, svolgere un’attività di lavoro in nero mentre si prende il reddito di cittadinanza rientra tra le casistiche sanzionate dall’articolo 7, comma 2, del decreto legge n. 4 del 2019 convertito dalla legge n. 26/2019.

Qui si legge che:

L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11, è punita con la reclusione da uno a tre anni.

Dunque, chi lavora in nero - non comunicando all’Inps le variazioni del reddito - commette un vero e proprio reato che può essere punito con un periodo di reclusione che va da uno a tre anni.

Reclusione per chi lavora in nero e prende il reddito di cittadinanza, la conferma della Cassazione

Chi pensava che il suddetto articolo rappresentasse solamente un modo per spaventare chi prende il reddito di cittadinanza dovrà ricredersi: la Corte di Cassazione, sezione penale, non ha infatti sollevato alcun appunto alla decisione della Corte di merito, confermando la pena della reclusione nei confronti di un percettore di reddito di cittadinanza scoperto a lavorare in nero.

Secondo la suprema corte non sussiste la giustificazione del lavoratore, il quale ha dichiarato che dall’attività contestata non ha percepito alcuno stipendio, ma solamente delle “regalie” saltuarie corrisposte in occasioni particolari.

Anche tali “regalie”, infatti, sono da considerare come “compensi”, i quali obbligatoriamente vanno comunicati all’Inps. Come spiegato dalla Corte, infatti, “l’attività lavorativa, anche se irregolare, viene retribuita”, ed è per questo che l’Inps deve essere a conoscenza di quanto percepito così da poter ricalcolare il reddito di cittadinanza tenendo conto dell’aumento del reddito familiare.

Nel dettaglio, nel caso di specie il lavoratore in nero è stato condannato in primo grado alla pena di un anno e otto mesi di reclusione, poi ridotta a un anno, un mese e dieci giorni. Non dovrà scontarli in carcere, ma resta il fatto che la sua fedina penale è ormai compromessa.

Reddito di cittadinanza e lavoro in nero: a cosa fare attenzione

È importante ricordare che il divieto di lavorare in nero vale per tutti i componenti del nucleo familiare che risulta percettore del reddito di cittadinanza.

Non bisogna, infatti, commettere l’errore di pensare che il beneficiario del reddito di cittadinanza sia solamente colui che ha fatto richiesta della prestazione: si tratta infatti di una misura riconosciuta a tutta la famiglia e come tale ogni componente è soggetto al rispetto degli obblighi e dei divieti imposti dalla normativa.

Nessun componente può lavorare in nero; quindi, qualora un datore di lavoro vi presenti una tale opportunità, sta a voi scegliere se accettare ma in quel caso è bene comunicare la rinuncia al reddito di cittadinanza a meno che non si voglia rischiare la reclusione.