Con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal gas naturale, i Governi degli Stati membri dell’UE dovranno garantire che l’elettricità resti più conveniente.
La Commissione UE sta preparando un piano contro il caro bollette che dovrebbe presentare il prossimo 22 luglio: allo studio un nuovo meccanismo per ridurre a dipendenza dal gas naturale. L’Unione Europea vuole chiedere agli Stati membri di adottare un sistema fiscale che renda più conveniente l’energia elettrica rispetto al gas naturale: per esempio, ridurre le tasse sull’elettricità per favorire il processo di elettrificazione e la transizione energetica.
Secondo l’attuale bozza, ogni Stato dovrà fissare delle aliquote nazionali che risultino favorevoli verso l’energia elettrica, il cui utilizzo si potrà gradualmente estendere al riscaldamento, ai trasporti e alla produzione industriale in sostituzione dei combustibili fossili.
Ma nel piano UE contro il caro bollette ci sono anche altre misure di sostegno per famiglie e imprese, tra le quali la graduale e progressiva adozione del contatore smart e una forte spinta verso le rinnovabili.
Bollette, il piano dell’UE per favorire l’elettricità
La proposta della Commissione UE dovrebbe essere presentata a metà luglio e si può riassumere in 4 punti principali:
- concessione ai governi nazionali di fissare le aliquote su gas ed elettricità, facendo in modo che la seconda sia sempre meno costosa del primo;
- incentivare i consumi nelle ore in cui l’energia costa meno;
- ridurre gli oneri di sistema;
- sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Uno dei temi centrali del nuovo piano UE contro il caro energia riguarda proprio l’elettricità, con l’obiettivo di renderla più favorevole rispetto al gas naturale. Forte spinta anche verso le energie rinnovabili, ambito in cui il nostro Paese è rimasto indietro rispetto ad altri competitors come Spagna e Francia.
Il problema di fondo è uno soltanto: l’energia derivante da fonti rinnovabili costa meno rispetto a quella prodotta con il gas, ma il sistema europeo impone di pagare l’elettricità (proveniente da qualsiasi fonte, anche rinnovabile) allo stesso prezzo della fonte più costosa. Questo meccanismo arricchisce le società che producono energia da fonti rinnovabili, in quanto spendono meno e guadagnano di più, ma penalizza i consumatori.
Contatori smart e oneri di sistema
Tra le misure allo studio dell’Unione Europea ci sono anche i contatori intelligenti, ovvero strumenti che permettono di monitorare i consumi e sfruttare le fasce orarie in cui l’energia ha un costo inferiore. Tenendo presente che, ad esempio, nella fascia centrale della giornata i costi dell’energia sono inferiori rispetto alla sera, le famiglie potrebbero risparmiare centinaia di euro sulle bollette. Entro il 2033, la Commissione UE desidera che il 65% dei contratti prevedano questo tipo di sconti.
Questo nuovo meccanismo dovrebbe andare a ridurre anche gli oneri di sistema, cioè i costi fissi che pesano circa un quarto delle bollette dell’elettricità. Questi oneri derivano infatti dalla gestione della rete e dai picchi della domanda: con una migliore distribuzione dei consumi nell’arco della giornata è possibile ridurre anche l’incidenza degli oneri stessi.
Le fonti di energia rinnovabile in Italia
Nel frattempo, l’UE ha già messo a disposizione un fondo da 23 milioni di euro dedicato allo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. L’obiettivo è incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili di 37,15 gigawatt, ovvero il 48% dell’attuale capacità rinnovabile installata in Italia.
Considerando che nel nostro Paese la dipendenza dal gas è ancora elevata, queste risorse si potranno utilizzare per la realizzazione di:
- impianti eolici onshore;
- impianti solari;
- centrali idroelettriche;
- centrali a biogas.
Questi incentivi non verranno erogati sotto forma di bonus diretto, ma come contratti bidirezionali per differenza. Sarà lo Stato a fissare un prezzo dell’energia rinnovabile prodotta da questi nuovi impianti, facendo in modo che chi li costruisce, a prescindere dal prezzo di mercato dell’energia del momento, abbia un ritorno minimo non inferiore a quello. Dall’altro lato, se il prezzo di mercato dovesse essere molto più alto, il produttore si impegna a restituire allo Stato la differenza tra il prezzo garantito e quello a cui ha venduto l’elettricità.
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