Cos’è e come funziona Sardex, la moneta complementare presto utilizzabile da tutti

Alessandro Cipolla

03/05/2017

08/06/2020 - 18:44

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Cos’è e come funziona Sardex, la moneta complementare nata in Sardegna che sta prendendo sempre più piede, tanto che a breve potrà essere utilizzata da tutti i cittadini.

Cos’è e come funziona Sardex, la moneta complementare nata in Sardegna e che ore si è allargata anche in altre regioni d’Italia, tanto che a maggio si prevede che il suo utilizzo possa essere esteso a tutti i cittadini.

Sono numeri importanti quelli fatti registrare da Sardex e le altre monete complementari sorelle nate in altre regioni nel 2016, tanto che quello che è stato il primo tentativo di creare una valuta virtuale in Italia è ormai una realtà solida, che sta risvegliando il giro d’affari delle aziende che fanno parte del circuito.

Un sistema di scambio commerciale in continua crescita, nato nel 2009 in un piccolo centro sardo che ha preso come modello il Wir ideato in Svizzera nel 1936, un sistema di moneta complementare che al momento è capace di muovere l’1% del Pil elvetico.

Dopo esser sbarcato anche in altre regioni, adesso il Sardex è pronto per effettuare il salto di qualità decisivo, estendendosi a tutta la nazione e permettendo anche a tutti i cittadini di poter entrare a far parte di questo sistema commerciale.

Vediamo allora cos’è e come funziona questo Sardex, la moneta complementare che ben presto potrebbe entrare a far parte delle modalità d’acquisto degli italiani.

Cos’è Sardex? La nascita e lo sviluppo

La storia di Sardex è una sorta di piccola favola moderna. Metti quattro giovani laureati in un paese come Serramanna, piccolo centro di poco più di 9.000 anime in provincia del Medio Campidano, zona sita poco più a Nord di Cagliari.

Partono quindi da questo piccolo centro di provincia Carlo Mancosu, Pietro Sanna e i fratelli Giuseppe e Gabriele Littera, che nel 2009 decidono di dare vita al Sardex, la prima moneta complementare nata in Italia quando la nazione stava vivendo un periodo di forte crisi economica.

Il Sardex è stato concepito ed è nato come una camera di compensazione di debiti e crediti, dove non esiste il tasso d’interesse e la valuta è utilizzata soltanto per acquistare o vendere beni o servizi.

Il scopo finale non è l’accumulo di Sardex, visto che non si maturano interessi e non si può neanche tramutare la valuta in euro, ma l’incremento degli scambi commerciali tra le imprese.

Dopo l’inizio in Sardegna, sono state create anche altre monete complementari in diverse regioni italiane: in Piemonte c’è il Piemex, in Lombardia il Circuito Linx, in Veneto il Venetex, in Emilia il Liberex, nel Lazio il Tibex, in Campania il Felix e infine in Valle d’Aosta è stato appena creato il Valdex.

Al momento il Sardex può contare 3.500 iscritti, in Italia in totale sono 8.500, con un giro d’affari di circa 140 milioni negli ultimi quattro anni, con il numero totale delle operazioni che è cresciuto in maniera esponenziale nel 2016.

Basti pensare a riguardo che il più giovane Tibex, la moneta complementare in vigore nel Lazio, conta 300 soci per un volume d’affari nel 2016 che è stato di 2,1 milioni per un totale di più di 1.500 operazioni eseguite.

Come funziona il Sardex?

Per capire meglio come funziona il Sardex può essere d’aiuto fare ricorso a un esempio concreto. Ipotizziamo quindi di essere un falegname di Cagliari, che decide di iscrivere la propria attività al circuito.

Per potersi iscrivere bisogna pagare una quota annua che va dai 200 euro ai 4.000 euro, a seconda della grandezza dell’azienda, ricevendo in cambio un corrispettivo in Sardex che possiamo iniziare quindi a utilizzare.

Visto che 1 Sardex vale 1 euro, mettiamo che al momento dell’iscrizione abbiamo un budget di 500 Sardex e che quindi possiamo iniziare a vendere e acquistare nel circuito, dove ci sono anche dei broker che facilitano i contatti tra i vari iscritti.

Un ristoratore di Cagliari quindi può richiedere alla mia falegnameria un tavolino nuovo, che io consegnerò ricevendo poi il corrispettivo in Sardex tramite una transazione attraverso il circuito.

Al tempo stesso, posso pagare una cena in quel ristorante con la stessa moneta complementare oppure comprare carne da un macellaio o un corso d’inglese da un centro linguistico.

In questa maniera si incentivano gli scambi, anche perché i Sardex devono essere utilizzati entro un determinato lasso di tempo quindi, visto che non generano interessi e non si possono convertire in euro, tutti gli iscritti sono spinti a spendere facendo girare l’economia all’interno del circuito.

Ogni operazione portata a termine viene tracciata, con le tasse relative che poi vengono pagate in euro. Tutto è quindi alla luce del sole, motivo per cui questa moneta complementare ha trovato il pieno appoggio anche di istituzioni come Confindustria e Confcommercio.

L’espansione del Sardex

Quando venne ideato nel 2009, il Sardex era circoscritto alle sole aziende. Negli ultimi tempi però è stato esteso anche a soci, amministratori, dipendenti e collaboratori delle imprese associate. Speso anche parte degli stipendi vengono pagati con la moneta complementare.

Dalla Sardegna quindi questo sistema commerciale è arrivato anche in diverse altre regioni, con la sede centrale di Serramanna che conta di poter coprire tutto lo stivale entro la fine dell’anno.

A maggio intanto dovrebbe prendere il via anche un’altra grande novità. Con la Sardegna che farà da pilota, la possibilità di iscriversi al circuito Sardex sarà allargata anche a tutti i cittadini, che così potranno effettuare acquisti nelle aziende facenti parte del network.

Oltre alla crescita continua, questo sistema commerciale recentemente è stato oggetto di studi da parte della London School of Economy, oltre ad aver attirato le attenzioni anche della politica, con la sindaca Virginia Raggi che in campagna elettorale parlò in maniera positiva del Tibex.

Non resta dunque che vedere dove potrà arrivare il Sardex, questo sistema diverso dai Bitcoin o dall’antico baratto che è stato capace in pochi anni di rinvigorire il giro d’affari di aziende che ormai si erano impantanate nella palude della crisi economica.

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