Il condono edilizio è una procedura straordinaria che permette di regolarizzare edifici costruiti senza i necessari permessi o in violazione delle normative urbanistiche.
Questa misura consente ai proprietari di tali edifici di ottenere la sanatoria, evitando demolizioni o sanzioni, e di integrare legalmente le strutture nel tessuto urbano.
Sebbene il condono possa risolvere problemi immediati di irregolarità e fornire una soluzione pragmatica a situazioni complesse, è spesso criticato perché incoraggia comportamenti illegali e compromette l’integrità del sistema normativo.
Un parallelo illuminante può essere tracciato tra la logica del condono edilizio e le pretese della Russia di negoziare la pace con l’Ucraina mantenendo il possesso dei territori invasi.
In questo contesto, la Russia cerca di ottenere un riconoscimento internazionale dei territori che ha occupato militarmente, proponendo negoziati di pace che includano il mantenimento del controllo su queste regioni.
Questo approccio può essere interpretato come una forma di «condono geopolitico», in cui si tenta di legittimare un’occupazione ottenuta attraverso mezzi illegittimi, sfidando i principi del diritto internazionale.
Entrambe le situazioni coinvolgono un tentativo di normalizzare e legalizzare azioni che inizialmente sono state condotte al di fuori dei confini della legge e dell’etica.
Il condono edilizio, pur risolvendo problemi immediati di urbanizzazione e regolarizzazione, tende a minare l’autorità delle normative urbanistiche, suggerendo che le violazioni possono essere sanate retroattivamente.
Analogamente, le pretese russe di negoziare la pace mantenendo il controllo sui territori invasi rischiano di minare l’ordine internazionale basato sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, inviando il messaggio che l’aggressione militare può essere premiata se portata a termine con successo.
Queste situazioni pongono dilemmi morali e legali profondi. Nel caso del condono edilizio, il dilemma risiede nella giustificazione della sanatoria di abusi edilizi per risolvere problemi abitativi e urbanistici immediati.
Questo solleva la questione se sia accettabile premiare chi ha violato le leggi urbanistiche a scapito di coloro che le hanno rispettate.
D’altro canto, in ambito internazionale, il problema è se la pace e la stabilità possano giustificare il compromesso dei principi di sovranità e diritto internazionale.
Qui, la legittimazione post-facto di un’occupazione militare rischia di erodere i fondamenti stessi delle Leggi che regolano la convivenza pacifica tra nazioni.
In entrambi i casi, c’è il rischio di creare precedenti pericolosi. Il condono edilizio può incentivare ulteriori abusi, poiché i cittadini potrebbero ritenere che eventuali violazioni future potranno essere sanate con ulteriori condoni.
Allo stesso modo, concedere alla Russia il controllo permanente sui territori occupati potrebbe incoraggiare altre nazioni a perseguire politiche espansionistiche aggressive, nella speranza di ottenere simili concessioni.
La razionalità imporrebbe che per evitare tali esiti, sarebbe cruciale che le normative urbanistiche e il diritto internazionale fossero applicati in modo rigoroso e coerente.
Questo significa resistere alle pressioni per sanare violazioni attraverso condoni o negoziati che premiano l’aggressore. Poiché solo mantenendo saldi i principi di legalità e giustizia, sia a livello locale che globale, si può garantire un futuro in cui il rispetto delle leggi e dei diritti sovrani degli stati prevalga su comportamenti opportunistici e illegittimi.
E tuttavia, la quasi totalità dei partiti politici italiani - specie sotto elezioni - pur di rosicchiare un po’ di consenso sono inclini ad utilizzare logiche differenti condannando o promuovendo in modo incoerente uno dei due atteggiamenti.