Silenzio elettorale: cos’è e cosa rischia chi non lo rispetta

Nelle 24 ore che precedono il voto è vietata ogni forma di propaganda, intervista e affissione: tale regola si chiama “silenzio elettorale”, ecco come funziona.

Silenzio elettorale: cos'è e cosa rischia chi non lo rispetta

Il silenzio elettorale indica l’obbligo di astenersi dal tenere interviste, comizi, riunioni e affiggere manifesti riguardo la propaganda elettorale in vista delle elezioni. Il silenzio scatta 24 ore prima dall’apertura dei seggi e chi non lo rispetta rischia una sanzione amministrativa che in alcuni casi può superare i 1.000 euro.

La regola del silenzio elettorale vale per qualsiasi tipo di appuntamento elettorale, quindi anche per l’election day del 20 e 21 settembre 2020, giorni in cui gli italiani sono chiamati alle urne per le elezioni amministrative e regionali e in tutto il territorio per il referendum sul taglio di 345 parlamentari. Inoltre nei giorni destinati alle votazioni è vietato fare propaganda entro 200 metri dalle sezioni elettorali, ciò vale sia per gli esponenti politici che per i privati cittadini.

Cos’è il silenzio elettorale?

Il silenzio elettorale è una norma che da sempre contraddistingue ogni elezione, nazionale o locale e referendaria, che si svolge in Italia. La sua introduzione, infatti, risale al lontano 1956 anche se il testo negli anni è stato più volto rivisto e adeguato alle nuove esigenze.

La regola di fondo però rimane sempre la stessa ed è stabilita dall’articolo 9 della legge 202/1956: nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda. Inoltre nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali.

Norme analoghe sono presenti anche in altri Paesi europei seppur in forma differente, ma non per questo mancano le critiche. Ci sono infatti delle contraddizioni evidenti: stando a quanto viene stabilito, una persona sita a 300 metri da una sezione elettorale può essere libero quindi di mettere in atto delle forme di propaganda dato che il divieto vale soltanto entro i 200 metri dal seggio.

A cosa serve il silenzio elettorale?

Come abbiamo visto, la norma sul silenzio elettorale è in vigore da moltissimi anni e in molti Stati europei; il motivo è semplice: lo stop alla propaganda del giorno prima delle elezioni serve a favorire il processo decisionale e la riflessione dei cittadini prima di recarsi alle urne. Infatti spesso la comunicazione mediatica “bombarda” di informazioni gli elettori che potrebbero quindi essere disorientati o cambiare idea all’ultimo momento. Il silenzio, invece, favorisce la presa di coscienza del voto che si andrà a manifestare il giorno seguente in cabina elettorale.

Cosa rischia chi non rispetta il silenzio elettorale: le sanzioni

Chi viola il silenzio elettorale rischia una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 103 euro fino ad un massimo di 1.032 euro, e questo a prescindere dalle modalità più o meno palesi con le quali si infrange il silenzio.

Ma chi vigila sul rispetto della norma? Questo compito è riservato alla Direzione centrale dei servizi elettorali gestita dal Ministero dell’Interno che, tra le altre funzioni, ha anche quella di revisionare le liste elettorali.

Ma c’è da dire che spesso questa norma resta inapplicata e che per alcuni politici violare il silenzio - per distrazione o volontariamente - è diventata una prassi; ciò perché al giorno d’oggi la comunicazione politica e la propaganda si svolgono con nuovi mezzi più difficili da monitorare rispetto alla carta stampata o ai comizi: i Social network come Facebook e Instagram.

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