Hai già sentito parlare della realtà estesa? Ecco di che cosa si tratta e perché può rappresentare il futuro per i privati e per le grandi aziende.
La realtà estesa ha affrontato un percorso complicato nel corso degli anni. Nel biennio 2021-2023 ebbe il primo clamore mediatico, quando Meta investì 88 miliardi di dollari nel metaverso. Un termine che oggi è praticamente scomparso dalla comunicazione delle big tech. Ma questo vuol dire che questa tecnologia è morta?
Assolutamente no. La XR ha semplicemente vissuto un periodo di maturazione e di trasformazione. Nel 2026, parliamo di uno strumento di produttività per l’economia globale, tanto che il suo mercato è stimato di 51,35 miliardi di dollari e crescerà fino a 180 miliardi entro il 2035, con un CAGR del 15%.
Se ancora non hai ben conoscenza di quella che è la realtà estesa e di quali sono i suoi vantaggi nel pratico, in questa guida ti spieghiamo tutto dalla base e vediamo insieme quali sono i grandi investimenti fatti negli ultimi anni.
Cos’è la realtà estesa
La realtà estesa è un termine che racchiude ogni tecnologia capace di mescolare il mondo fisico con elementi digitali. E quindi parliamo di realtà aumentata, di realtà virtuale, di realtà mista e tutte le loro forme ibride. Anche a livello legislativo, questa branchia tech ha oggi un riconoscimento ufficiale.
La Legge di Bilancio 2026 italiana riconosce la XR come una tecnologia chiave per la trasformazione digitale delle imprese, tanto da includerla negli incentivi fiscali per l’iperammortamento.
Ma perché si chiama estesa? Perché racchiude una serie di tecnologie che non vogliono sostituire il mondo reale, ma semplicemente estenderlo e potenziarlo.
Dal punto di vista tecnico, oggi la realtà estesa si integra in maniera diretta con l’intelligenza artificiale. Non si parla più di semplici sovrapposizioni di più livelli digitali, ma di sistemi intelligenti che sono capaci di comprendere il contesto, di riconoscere gli oggetti in tempo reale e di adattare ogni esperienza alle necessità reali degli utenti.
Come funziona la realtà estesa
Parlare di realtà estesa come una tecnologia a sé stante sarebbe sbagliato. Per comprendere meglio come funziona la XR, è bene menzionare tutte le branchie che ne fanno parte.
A partire dalla realtà aumentata, ossia la forma più diffusa e accessibile tramite smartphone, tablet, occhiali smart e via dicendo. La realtà aumentata sovrappone sostanzialmente degli elementi digitali al mondo reale. I clienti possono per esempio provarsi virtualmente vestiti e accessori, i tecnici riescono a visualizzare le istruzioni di manutenzione su oggetti fisici e via dicendo.
C’è poi la realtà virtuale, che garantisce una immersione completa in ambienti digitali tramite visori dedicati. Oggi l’86% delle grandi e medio-grandi imprese hanno implementato progetti di realtà virtuale, dichiarando di aver raggiungo gli obiettivi prefissati.
Bisogna poi menzionare la realtà mista, ossia un tipo di tecnologia in cui i contenuti digitali possono interagire fisicamente con l’ambiente reale. Basti pensare a dispositivi come Microsoft HoloLens, oggi considerato leader di questo segmento di mercato.
Quali dispositivi funzionano con la realtà estesa
Negli ultimi anni, il numero di dispositivi compatibili con la realtà estesa è cresciuto in maniera esponenziale. Solamente nel 2026 sono già stati introdotti 17 nuovi device tra visori per realtà virtuale e realtà mista, così come occhiali intelligenti. In totale, se ne contano 95 a livello globale.
Il fulcro dell’evoluzione è rappresentata dai device wearable, come per esempio i Samsung Galaxy XR e i Ray-Ban Meta Display, che hanno simboleggiato il passaggio verso occhiali più leggeri e discreti.
Oltre al comfort, le aziende hanno lavorato in maniera massiccia sul comparto software. Oggi i tempi di risposta misurati nei test sono compresi tra i 3 e i 3,5 secondi per azione, mentre l’uptime del sistema raggiunge il 97-98%. I frame rate sono raddoppiati, grazie agli investimenti che hanno portato a risoluzioni visive in 4K.
Dove viene usata oggi la realtà estesa
Per comprendere meglio le potenzialità della realtà estesa, è giusto conoscere anche quali sono gli usi attuali che se ne fanno dell’XR. Si parte dal settore manifatturiero, in particolare per ciò che riguarda la formazione, il supporto alle attività sul campo e il design del manifatturiero. I tecnici usano sempre di più l’AR per accedere a schemi di manutenzione, riducendo i tempi di riparazione e di errori.
In crescita poi l’uso nel settore sanitario. L’XR in ambito medico ha superato lo stadio sperimentale, tanto che i chirurgi oggi usano visori per sovrapporre dati di TAC e risonanze.
Nel mondo dell’e-commerce, marchi come Nike, Gucci e IKEA consentono ai clienti di provare virtualmente prodotti, riducendo così drasticamente i resi e aumentando la fiducia nel processo di acquisto online.
Figurano poi tanti altri settori nell’elenco come quello dell’energia, quello del turismo e dell’intrattenimento e quello dell’educazione, con investimenti ingenti destinati ad aumentare esponenzialmente col passare degli anni.
Quali investimenti sono stati fatti nella realtà estesa
Il mercato della realtà estesa nel 2026 è in forte crescita, nonostante il clamore mediatico sia diminuito esponenzialmente rispetto ai primi anni. Partiamo da Meta che, nelle scorse settimane, ha annunciato che il budget dei Metaverse per il 2026 verrà tagliato del 30% e non ci saranno sviluppi ulteriori per Horizon Worlds.
Non si tratta di un fallimento, in quanto l’azienda di Zuckerberg continuerà a investire in infrastrutture XR e prevede il lancio degli occhiali AR Orion già nel corso di quest’anno.
Apple continua a puntare forte sul suo Vision Pro, posizionandolo come un dispositivo premium pensato per professionisti e per early adopter. Discorso simile per Microsoft, che rimane focalizzata su applicazioni tramite HoloLens e sull’integrazione dei servizi cloud.
Google e Samsung hanno dato una svolta all’intero settore con Android XR, un ecosistema aperto che vuole democratizzare l’accesso alla realtà estesa anche tramite dispositivi meno costosi rispetto a quelli attualmente in commercio.
Infine startup come Varjo, che continuano ad innovare le proprie piattaforme cloud e vogliono garantire lo streaming di applicazioni immersive a qualsiasi dispositivo supportato.
Le prospettive future della realtà estesa
A cosa dovrà andare incontro la realtà estesa nei prossimi anni? Sicuramente l’elemento focalizzatore sarà l’integrazione con l’intelligenza artificiale generativa. Questo permetterà la creazione di ambienti e personaggi digitali in pochi secondi, tutto altamente personalizzabile e adattivo.
Bisognerà poi dare sempre più spazio ai dispositivi wearable e alle interfacce neurali, sempre più aperti all’inclusione medica. Focus infine sugli occhiali AR sempre più leggeri e discreti, il vero grande obiettivo di Apple e Meta per il futuro.
Poter indossare un dispositivo che pesa solamente 70 grammi, che non emette calore e che abbia un design paragonabile ai tradizionali occhiali da visita sono fattori che permetterebbero di superare le barriere sociali e accelerare l’adozione di massa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA