Cos’è il diritto alla disconnessione e perché è importante per chi lavora da casa

Lo smart working è comodo e funzionale, tuttavia porta il dipendente a lavorare più di quanto previsto dal contratto. Ecco perché esiste il diritto alla disconnessione. Vediamo cos’è e come funziona.

Cos'è il diritto alla disconnessione e perché è importante per chi lavora da casa

Da qualche tempo nel nostro vocabolario quotidiano sono entrati termini come lavoro agile, telelavoro e diritto alla disconnessione, non tutti però ne conoscono il vero significato.

Questo perché l’Italia dal punto di vista dello smart working è piuttosto indietro, un ritardo che deve essere colmato al più presto, anche perché l’emergenza sanitaria ci ha mostrato le potenzialità del lavoro agile.

Chi lavora da casa merita le stesse tutele dei colleghi in ufficio, per questo è nato il “diritto alla disconnessione” ovvero il diritto del dipendente di non essere sempre reperibile. In poche parole lavorare da casa non significa dover rispondere alle email o al telefono h 24, ma al contrario, vanno rispettati pause e periodi di riposo.

Se è vero che lo smart working è una modalità “agile e flessibile” è vero anche che il dipendente è psicologicamente portato a passare più ore davanti al computer e quindi a non distinguere l’orario di lavoro dalla vita privata.

Per evitare che questo accada cerchiamo di capire come funziona il diritto alla disconnessione e cosa dice al riguardo la legislazione italiana.

Diritto alla disconnessione del lavoratore in smart working: cosa dice la legge

Quando si lavora da casa non si perdono i diritti derivanti dal contratto di lavoro dipendente (copertura Inail per infortuni, maturazione di ferie e permessi e così via) anzi si aggiunge una tutela in più: il diritto alla disconnessione, cioè a rispettare un preciso orario di lavoro e a non essere reperibili nei momenti di pausa (cosa che nella prassi difficilmente viene rispettata).

Il diritto alla disconnessione è espressamente previsto in Francia mentre in Italia ha una scarsa trattazione. L’unico riferimento normativo al lavoro agile e ai suoi diritti si trova nella legge 81/2017, dove si legge che:

“Nel rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità, il lavoratore ha diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi.”

Pertanto il diritto alla disconnessione è rimesso alla contrattazione privata tra datore e dipendente.

All’articolo 19 della predetta legge si legge che:

“L’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore... L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.”

A cosa serve il diritto alla disconnessione e perché è fondamentale?

Non si può negare che lo smart working sia comodo in quanto permette al lavoratore di risparmiare il tempo impiegato per raggiungere l’ufficio - soprattutto ai pendolari - dall’altro lato però può avere gravi ripercussioni psicologiche: non solo si perde l’aspetto sociale e ricreativo della vita in ufficio, ma si è portati a non rispettare l’orario contrattuale, protraendo il lavoro più del dovuto.

Il diritto alla disconnessione serve proprio a questo: delimitare lo spazio di vita privata del dipendente che non può e non deve essere disturbato quando cessa l’impegno concordato con l’azienda.

Qualche esempio di diritto alla disconnessione

Come abbiamo visto in Italia non esiste ancora un vero e proprio diritto alla disconnessione. Tuttavia alcune aziende hanno anticipato i tempi tramite regolamentazione interna. Ad esempio Barilla, Enel, Vodafone e Monte dei Paschi di Siena. Queste aziende prevedono che i dipendenti che lavorano da casa debbano attenersi al normale orario di lavoro, nel quale sono reperibili a telefonate, email e ogni altro tipo di comunicazione da parte di clienti, altri colleghi e datori. Ma alla fine del turno non possono esserci intrusioni nella vita privata, se non per motivi gravi ed eccezionali.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories