Investire nel mattone, ma online: ecco come funziona il real estate crowdfunding e quali sono i portali attivi in Italia che consentono di lanciare campagne fondi e finanziare progetti di sviluppo
Il crowdfunding immobiliare (o real estate crowdfunding) è uno dei modi più accessibili per investire nel mattone senza dover comprare un immobile. Consiste nel finanziamento collettivo, attraverso piattaforme online autorizzate, di un progetto immobiliare in ambito residenziale o commerciale in cambio di una remunerazione del capitale.
Fino a qualche anno fa, l’unica opzione per entrare nel mercato immobiliare era disporre di grandi capitali e acquistare proprietà. Oggi, invece, esistono portali specializzati che, tramite equity o lending crowdfunding, consentono di partecipare a operazioni di sviluppo, ristrutturazione o riqualificazione anche con somme contenute: su alcune piattaforme si parte da 100 euro. Possedere e gestire un immobile richiede tempo, denaro e manodopera, tra rogiti, inquilini, manutenzioni e trattative di vendita. La natura passiva dell’investimento tramite crowdfunding elimina buona parte di questi oneri. Non elimina, però, il rischio.
Rispetto agli esordi, il settore è cambiato radicalmente. Le regole sono diventate europee, diverse piattaforme hanno chiuso i battenti e il mercato italiano attraversa una fase di contrazione, pur restando il real estate il vero motore dell’intero crowdinvesting. Ecco cos’è il crowdfunding immobiliare, come funziona, come investire in Italia e quali sono i portali attivi nel 2026.
Crowdfunding immobiliare, cos’è?
Il crowdfunding immobiliare è una forma di raccolta di capitali online destinata a finanziare iniziative nel settore real estate: ristrutturazioni, sviluppo di nuovi immobili, frazionamenti, riqualificazioni o operazioni di compravendita. L’investitore non compra un immobile intero, ma partecipa a una quota del progetto attraverso una piattaforma digitale, insieme a molti altri soggetti.
Questa modalità rende l’investimento immobiliare più accessibile, ma non automaticamente semplice o sicuro. Il risultato dipende da molti fattori: qualità del progetto, affidabilità del promotore, tempi di esecuzione, andamento del mercato immobiliare locale, struttura finanziaria e condizioni contrattuali. In altre parole, la parola immobiliare non basta a rendere l’investimento difensivo: un terreno, una ristrutturazione, uno sviluppo residenziale e un immobile commerciale hanno profili di rischio molto diversi.
Come funziona il crowdfunding immobiliare
Il meccanismo coinvolge tre soggetti: il promotore (la società che realizza l’operazione e cerca capitali), la piattaforma (che seleziona i progetti, li pubblica e gestisce la raccolta) e gli investitori. Ogni campagna indica un obiettivo di raccolta, una durata prevista e un rendimento atteso. Se la soglia minima non viene raggiunta, l’offerta si considera conclusa senza successo e le somme tornano agli investitori; una volta concluso il progetto, l’investitore riceve il capitale più il rendimento maturato.
Dal 10 novembre 2023 tutto il settore è disciplinato dal Regolamento UE 2020/1503 (ECSP, European Crowdfunding Service Providers), che ha sostituito le normative nazionali. In Italia i fornitori di servizi di crowdfunding sono autorizzati e vigilati da Consob e Banca d’Italia secondo le rispettive competenze, e l’autorizzazione consente di operare in tutta l’Unione. Il regolamento fissa un tetto di 5 milioni di euro di raccolta per singolo promotore nell’arco di 12 mesi e impone una serie di tutele per gli investitori:
- la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento (KIIS), che deve illustrare in modo chiaro rischi, costi e condizioni dell’offerta;
- un test di ingresso per gli investitori non sofisticati, che verifica conoscenze ed esperienza, accompagnato da una simulazione della capacità di sostenere perdite pari al 10% del patrimonio netto;
- un periodo di riflessione di 4 giorni, durante il quale l’investitore non sofisticato può revocare l’adesione senza penali né motivazioni.
L’ECSP ha anche vietato ai gestori della piattaforma, ai loro soci e amministratori di proporre progetti sul medesimo portale, riducendo i conflitti di interesse. Il rovescio della medaglia è stata una selezione severa: molti operatori non hanno retto i nuovi adempimenti. Al 30 giugno 2026 risultavano autorizzati in Italia 37 portali (erano 42 un anno prima) e solo 30 hanno pubblicato almeno una campagna negli ultimi 12 mesi.
Tipologie di crowdfunding immobiliare: equity, lending e debt
In Italia il crowdfunding immobiliare si declina principalmente in due modelli: equity e lending. La differenza è sostanziale: nel lending crowdfunding l’investitore diventa titolare di un diritto di credito, mentre nell’equity acquista quote della società che realizza il progetto.
Nel lending crowdfunding immobiliare, quindi, non si diventa soci o proprietari di nulla: in cambio del denaro prestato, entro una scadenza e a un tasso di interesse prestabiliti, si ha diritto a riavere indietro capitale e interessi. È il modello percepito come più lineare, ma il rimborso dipende comunque dalla capacità del promotore di completare l’operazione, vendere o rifinanziare l’immobile. Secondo l’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, la scadenza media dei prestiti si aggira intorno ai 15 mesi, con rimborso quasi sempre bullet (capitale restituito in un’unica soluzione a scadenza).
Con l’equity crowdfunding immobiliare, invece, si entra nel capitale della società veicolo che realizza il progetto in proporzione alla somma investita (senza diventare automaticamente proprietari di un immobile). Non esiste un rendimento fisso: il ritorno dipende dal prezzo di vendita finale, dai costi effettivi e dalla gestione societaria. Il potenziale guadagno è più alto, ma il rischio è più vicino a quello imprenditoriale. Nel primo semestre 2025 il rendimento medio annuo atteso è stato del 10,42% nel lending e del 14,45% nell’equity.
Accanto ai due modelli principali esiste il debt crowdfunding, cioè la sottoscrizione di titoli di debito emessi dalla società promotrice, oltre a formule ibride legate a specifiche strutture finanziarie.
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Come investire in crowdfunding immobiliare in Italia
Il primo passo è scegliere una piattaforma autorizzata, verificandone la presenza nel registro dei fornitori di servizi di crowdfunding tenuto dall’ESMA o negli elenchi di Consob. Poi si apre un account (la registrazione è generalmente gratuita), si completa la verifica dell’identità, si supera il test di ingresso e si carica il conto sulla piattaforma tramite bonifico o, in alcuni casi, carta di credito.
Prima di versare denaro, però, serve una vera analisi di mercato immobiliare sul singolo progetto. I parametri da verificare sono concreti: localizzazione (domanda reale, servizi, collegamenti, liquidità della zona), stato di avanzamento (immobile già acquisito, permessi ottenuti, lavori avviati o semplice fase preliminare), piano economico (margine previsto, costi stimati, prezzo di vendita atteso e scenari alternativi), capitale del promotore (chi investe risorse proprie ha interessi più allineati), exit strategy e documentazione disponibile, come business plan, perizie, contratti e garanzie. Se un progetto promette tempi molto brevi e rendimenti elevati descrivendo i rischi in modo superficiale, conviene approfondire: un rendimento più alto segnala quasi sempre un rischio più alto.
Sul piano delle strategie di investimento immobiliare, il crowdfunding ha senso come componente satellite di un portafoglio più ampio, non come unica scelta. Diversificare su più progetti, per durata, area geografica e modello, riduce l’esposizione a ritardi e insolvenze. Ed è opportuno investire solo somme che si possono immobilizzare fino alla conclusione dell’operazione.
Capitolo tassazione. Per il lending, la Legge di Bilancio 2018 ha qualificato come redditi di capitale i proventi dei prestiti erogati tramite piattaforme gestite da intermediari finanziari iscritti all’albo ex art. 106 TUB o da istituti di pagamento autorizzati da Banca d’Italia: in questi casi il gestore opera una ritenuta a titolo d’imposta del 26%. Se la piattaforma non rientra in queste categorie, come nel caso di molti portali esteri, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il regime agevolato non si applica, con obblighi dichiarativi e di monitoraggio fiscale a carico dell’investitore. Nell’equity, le plusvalenze realizzate all’uscita sono soggette all’aliquota del 26% prevista per i redditi di natura finanziaria.
Crowdfunding immobiliare in Italia: i numeri del mercato
Il mercato italiano vive una fase di forte contrazione. L’11° Report dell’Osservatorio Crowdinvesting della POLIMI School of Management registra tra luglio 2025 e giugno 2026 una raccolta complessiva di 164,19 milioni di euro, in calo del 36,8% rispetto ai 259,75 milioni dei 12 mesi precedenti, tornando ai livelli del 2020.
In questo scenario il real estate resta l’unico comparto a reggere. Nel primo semestre 2026 il crowdfunding immobiliare ha raccolto 29,39 milioni tramite equity e 28,04 milioni tramite lending: quest’ultimo è il dato più basso dal secondo semestre 2021 e, per la prima volta, la componente equity ha superato quella lending, con una tendenza verso rendimenti attesi e scadenze più elevati. Un anno prima, tra luglio 2024 e giugno 2025, il comparto immobiliare aveva raccolto 181,76 milioni (-5,1%).
Le cause del calo sono molteplici: la chiusura di numerose piattaforme alle prese con i requisiti ECSP, gli interventi di sospensione delle autorità di vigilanza, i ritardi nelle exit dei progetti equity, le insolvenze nel lending e l’inflazione sui costi dei cantieri, che ha peggiorato le prospettive di rimborso.
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Le migliori piattaforme di crowdfunding immobiliare
Queste piattaforme, pur simili nel funzionamento generale, differiscono per modello di business, soglie minime, durata delle operazioni e tipologia di progetti. Ecco una panoramica dei principali portali di crowdfunding immobiliare attivi in Italia.
Walliance
Fondata in Trentino nel 2016, Walliance è stata la prima piattaforma di equity crowdfunding immobiliare autorizzata da Consob in Italia. Oggi opera con tutti e tre gli strumenti: equity, lending e debt crowdfunding, finanziando progetti nel settore immobiliare e delle energie rinnovabili. A novembre 2023 ha ottenuto l’autorizzazione a operare anche come Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) in Italia e, in libera prestazione di servizi, in Francia e Spagna, annunciando nello stesso mese l’acquisizione di Lymo Finance, primo portale di crowdfunding immobiliare lanciato in Francia.
La registrazione è gratuita e l’investimento parte da 500 euro. Una volta selezionato il progetto, si conferma l’importo, si verificano i propri dati e, nel caso del lending, si firma il contratto di finanziamento. Per l’equity è prevista, in via facoltativa, la rubricazione, cioè un regime alternativo di intestazione delle quote. Negli ultimi 12 mesi analizzati dal Politecnico, Walliance è stata tra le sole tre piattaforme a superare i 10 milioni di euro di raccolta nel lending.
Concrete Investing
Concrete Investing opera esclusivamente nell’equity crowdfunding immobiliare. Autorizzata da Consob nel 2018, il 25 ottobre 2023 è stata la prima piattaforma di crowdfunding immobiliare già attiva a ottenere l’autorizzazione ECSP (delibera n. 22859). A quella data aveva raccolto circa 60 milioni di euro per 29 operazioni di sviluppo, principalmente a Milano, 11 delle quali avevano già liquidato gli investitori per oltre 20 milioni, con un rendimento medio annuo di circa il 10%.
La soglia d’ingresso è più alta rispetto ad altri portali: l’investimento minimo è di 5.000 euro per progetto. Durante l’holding period l’investitore riceve report periodici e monitora l’andamento dalla propria dashboard; all’exit, capitale e rendimento vengono liquidati con bonifico.
Trusters
Fondata nel 2018, Trusters è una piattaforma di lending crowdfunding immobiliare focalizzata su operazioni di breve durata a rendimento fisso sul territorio italiano. Fa parte del gruppo CrowdFundMe, confluito nel gruppo Entera insieme a Wearestarting e Smart4Tech. Negli ultimi 12 mesi è stata, insieme a Walliance e Leone Investments, una delle tre piattaforme lending oltre i 10 milioni di raccolta e si colloca al secondo posto nella classifica storica per capitale raccolto.
Investire è semplice: si crea l’account, si completa il profilo, si carica il conto deposito tramite bonifico o carta di credito e si valutano i progetti con i relativi business plan. L’investimento minimo è di 100 euro. Alla scadenza, rendimento maturato e capitale vengono accreditati sul deposito.
Housers
La piattaforma nata in Spagna è un fornitore europeo di servizi di crowdfunding autorizzato dalla CNMV, l’autorità di mercato spagnola, e grazie al passaporto ECSP opera anche in Italia. Gli investimenti avvengono tramite prestiti a tasso fisso o partecipativi oppure tramite l’acquisizione di quote di società a responsabilità limitata (equity). Per i promotori con residenza fiscale in Italia i limiti di raccolta arrivano fino a 1 milione di euro per progetto e riguardano sia l’acquisto di immobili esistenti (anche da aste) con successiva messa a reddito o vendita, sia nuove costruzioni, conversioni e frazionamenti. Un vantaggio concreto è la diversificazione geografica: un investitore italiano può finanziare progetti in Spagna e viceversa.
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Crowdestate e le piattaforme uscite dal mercato
Non tutte le realtà storiche sono sopravvissute. Crowdestate, lanciata in Estonia nel 2014 e arrivata in Italia nel 2018, ha annunciato ad aprile 2025 la chiusura delle attività e l’avvio della liquidazione, citando il contesto geopolitico ed economico, l’inflazione e l’aumento dei tassi. Nel corso della sua storia aveva raccolto oltre 150 milioni di euro con un rendimento netto medio annuo dichiarato del 9,33%. La piattaforma ha interrotto l’onboarding, chiuso il mercato secondario e prevedeva di restare operativa per il recupero dei fondi almeno fino ad aprile 2026. Per la storia e il funzionamento della piattaforma si rimanda a Crowdestate: investire nel mercato immobiliare con il crowdfunding.
Tra luglio 2025 e giugno 2026 sono usciti dall’albo anche BuildBull e Rendimento Etico, mentre Recrowd, leader storico del lending immobiliare, risulta sospesa da luglio 2025 e Bridge Asset da giugno 2026, per provvedimenti di Banca d’Italia e Consob.
Crowdfunding immobiliare, quali rischi?
Il rendimento indicato in una campagna è una previsione, non una promessa: dipende dal buon esito dell’operazione. I rischi principali sono concreti e documentati. Il primo riguarda i ritardi nei lavori o nelle vendite, che allungano i tempi di rimborso. Poi c’è l’aumento dei costi di costruzione, che erode la redditività, e la difficoltà del promotore, soprattutto se l’operazione è molto indebitata.
C’è poi l’illiquidità: spesso non esiste un mercato secondario efficiente e il capitale resta bloccato fino alla scadenza. Infine, il rischio di perdita totale o parziale del capitale, esplicitamente indicato dalle stesse piattaforme, che non offrono alcuna garanzia su rendimento, durata o protezione del capitale.
I numeri del Politecnico lo confermano: i tassi di default sulle operazioni lending del 2024 e del 2025 mostrano un’ampia dispersione tra piattaforme, dallo 0,65% al 37,65%, aggravata dall’inflazione sui cantieri e da alcune indagini della magistratura su permessi edilizi rilasciati da amministrazioni comunali. Garanzie, ipoteche o covenant migliorano la struttura dell’operazione, ma non annullano il rischio.
Il settore attende ora l’operatività di una garanzia dello Stato sugli investimenti effettuati tramite le piattaforme. Secondo Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio, avrà un effetto positivo sui volumi, ma rischia di ridurre l’incentivo a una selezione rigorosa dei progetti se le piattaforme non verranno ulteriormente responsabilizzate.
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