Coronavirus, quando il picco in Italia? Lo svelano i modelli matematici

Mentre la Cina sembra aver superato il picco dell’epidemia da coronavirus, l’Italia secondo i modelli matematici dovrà attendere ancora.

Coronavirus, quando il picco in Italia? Lo svelano i modelli matematici

Il picco dell’epidemia di coronavirus in Italia non è ancora arrivato, ci vorrà del tempo prima che la curva dei contagi si inverta. Secondo i modelli matematici messi in campo dagli esperti, non ci sarà solamente un picco ma ce ne saranno diversi per ogni regione.

È difficile quindi capire quale possa essere il percorso che intraprenderà il COVID-19 nelle prossime settimane, anche se in queste ore si sta provando a prevedere la durata dell’epidemia.

Coronavirus, quando il picco in Italia?

In Cina il nuovo bollettino sui contagi da coronavirus ha fatto registrare dei minimi assoluti: 8 nuovi casi e 7 decessi. Il picco sembra ormai superato mentre in Italia potrebbe volerci ancora un po’.

Quando l’epidemia sarà al capolinea si conteranno circa 92mila infetti. Questo il dato fornito dalla Ragioneria generale dello Stato che ha provato a stimare i danni economici che seguiranno l’emergenza. La ’discesa’ dovrebbe iniziare a partire da martedì, tra quattro giorni, quando si registrerà un massimo di 4.500 nuovi malati al giorno. La fine dei contagi? Intorno al 25 aprile, sempre secondo la stima della Ragioneria.

Tuttavia, come sottolineato dall’Epidemiologo Pierluigi Lopalco a Il Messaggero, è difficile “osservare solo una curva di crescita”. Sulla penisola sono presenti più focolai epidemici, il che non permette la previsione di un picco unico.

Al Sud, intanto, gli ospedali e il personale sanitario non vogliono farsi trovare impreparati. Si sta cercando di organizzare al meglio i letti ospedalieri e i posti in terapia intensiva. In Sicilia si sta valutando anche la possibilità di utilizzare una nave da crociera per far fronte all’emergenza. L’obiettivo è evitare il collasso delle strutture.

La crescita dei contagi rallenterà?

L’arrivo della stagione calda potrebbe influire. A luglio del 2003 la SARS (un altro coronavirus) era già pressoché sparita ma non è chiaro come possa rispondere il COVID-19. L’unica misura utile, e probabilmente la più efficace, è quella di rimanere in casa il più possibile. L’esempio di Lopalco spiega chiaramente perché sia la scelta migliore:

“Immaginate il virus come un incendio: più paglia trova sulla sua strada, più il fuoco si propaga. Noi dobbiamo quindi togliere di mezzo questa paglia e lo possiamo fare solo stando a casa. Siamo infatti noi ad alimentare la sua diffusione”.

Il dato che più preoccupa però è che il ritmo di crescita che si sta osservando in alcune regioni italiane è più rapido di quello riscontrato in Cina. Queste le parole del Responsabile dell’Unità di Epidemiologia Molecolare ed Esposomica presso l’Italian Institute for Genomic Medicine – IIGM (Torino), Paolo Vineis, che ha analizzato i modelli matematici forniti dall’Imperial College:

“Stimano che in Cina le persone infettate siano raddoppiate ogni 5 giorni, ma finora in Lombardia si è avuto un raddoppio più rapido, ogni 2-3 giorni o poco più”.

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