Coronavirus: lo strano caso dei “debolmente positivi” in Lombardia

Sono circa 2.000 i debolmente positivi in isolamento da 2 mesi in Lombardia. Il tampone continua a risultare positivo e non possono abbandonare la quarantena: fino a quando? La Regione si sta mobilitando

Coronavirus: lo strano caso dei “debolmente positivi” in Lombardia

Coronavirus: sono 2.000 e risultano positivi da circa 2 mesi. Lo strano caso dei pazienti che continuano a essere infetti, anche se con carica virale molto bassa, sta facendo inquietare la Regione Lombardia.

L’assessore alla Sanità Gallera è sul piede di guerra per il rispetto di misure di sicurezza sanitaria che rischiano di causare danni psicologici ben più gravi ai cittadini ormai “ostaggio” del coronavirus.

I “debolmente positivi” lombardi sono diventati un caso, mettendo in evidenza quanto il virus COVID resti imprevedibile a livello medico-scientifico per alcuni aspetti.

Situazioni così eccezionali sui tempi di permanenza del virus erano già emerse all’inizio della pandemia, in Italia e anche all’estero.

Intanto, senza doppio tampone negativo a distanza di 24 ore, i migliaia di contagiati non possono lasciare la quarantena. Fino a quando durerà?

Chi sono i “debolmente positivi” isolati da mesi

Da circa 2 mesi in Lombardia ci sono 2.000 contagiati dal coronavirus in quarantena, costretti all’isolamento, quasi senza via di uscita. Come è possibile?

Sono i “debolmente positivi”, ovvero persone infettate che non riescono a liberarsi totalmente della morsa del virus COVID. Ormai senza sintomi, i loro tamponi continuano a dare un risultato positivo e quindi, secondo le norme in vigore sulla sicurezza, non possono tornare alla vita normale.

La quarantena, infatti, finisce soltanto quando due test a distanza di 24 ore risultano entrambi negativi. Una condizione, quest’ultima, che ancora, dopo circa 60 giorni, non si è verificata in questi strani e sfortunati 2.000 casi lombardi (tra i quali c’è anche una bambina di 4 anni).

La comunità scientifica è abbastanza cauta sulla questione. Malgrado alcuni studi abbiano evidenziato la bassa carica virale di questi particolari malati, che non sarebbero quindi contagiosi in modo pericoloso, la regola della prudenza è ancora prevalente.

Troppe poche, infatti, sono finora le certezze sul coronavirus e sulla sua evoluzione epidemiologica. Lasciare libere migliaia di persone con test ancora positivo, anche se infettati in modo lieve, potrebbe essere un rischio troppo grande.

Positivi da 2 mesi: la Lombardia vuole nuove regole

L’assessore lombardo alla Sanità si sta occupando del caso dei 2.000 debolmente positivi nella sua regione perché, a suo avviso, non possono continuare a restare in quarantena.

Gallera ha inviato un appello formale al Ministero della Salute, al Comitato Tecnico Scientifico e all’Istituto Superiore di Sanità con uno scopo ben preciso: scrivere nuove linee guida che possano liberare dall’isolamento queste persone.

La convinzione in Regione Lombardia, infatti, è che i debolmente positivi non siano particolarmente contagiosi. A provarlo uno studio condotto dall’Irccs San Matteo di Pavia con altri istituti di ricerca e universitari: 280 persone guarite dal coronavirus hanno evidenziato la presenza di cariche virali, ma molto deboli, con il virus ancora attivo soltanto al 3%.

Queste condizioni, secondo Gallera, non rappresentano alcuna minaccia per la sicurezza sanitaria della società. La richiesta è di considerare la ricerca e studiare nuovi protocolli per i tanti “debolmente positivi”, perché:

“Siamo tutti concordi sull’importanza di garantire la sicurezza delle persone nella certezza però di non infliggere misure sproporzionate”

Il rischio è di creare dei “prigionieri” della malattia e del contagio in Lombardia.

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