Coronavirus: l’Italia un caso da studiare per l’Europa?

L’Italia osservata speciale in Europa sul fronte coronavirus. Mentre Francia, Spagna, Germania sono alle prese con l’ombra della seconda ondata, il nostro Paese è sotto controllo. Almeno agli occhi dei vicini: quello italiano è un caso da sudiare?

Coronavirus: l'Italia un caso da studiare per l'Europa?

C’è interesse verso l’Italia e la sua strategia contro il coronavirus.

Se, infatti, si continua a parlare di prudenza, focolai regionali, casi di importazione, emergenza sanitaria con i migranti, il nostro Paese è ben lontano dagli scenari che giungono dai vicini d’Europa.

Dopo l’applauso sulla nostra capacità gestionale del COVID da parte di Paul Krugman avanzano curiosità ed elogi anche da osservatori europei.

L’Italia è un caso da studiare per la sua politica contro il coronavirus?

COVID: Italia un esempio per l’Europa

Ne ha parlato il Guardian del modello Italia, per sottolineare che il nostro Paese è riuscito, finora, a scongiurare blocchi e chiusure che invece stanno interessando altri Stati europei.

C’è un crescente interesse verso la nostra nazione e il suo piano per arginare i contagi e questo soprattutto perché l’Italia è stata la prima in Europa a essere travolta dal coronavirus.

Il Paese è riuscito a evitare una ripresa delle infezioni a ritmi elevati come sta accadendo altrove, mantenendo un livello di casi giornalieri ormai costante tra i 200 e i 300. Una curva sempre più piatta, come hanno suggerito anche gli esperti, che non deve però far abbassare la guardia.

Quali misure sono state davvero efficaci in Italia? Non hanno dubbi gli analisti stranieri e gli scienziati italiani: buona sorveglianza, tracciabilità dei contatti, disciplina sulle regole di sicurezza, con molte persone che indossano mascherine.

Certo, le scene della movida hanno fatto infuriare governatori e virologi e gli arrivi dall’estero stanno spingendo il Governo a prendere misure preventive più efficaci, come tamponi per chi arriva a Roma dalla Romania sui bus.

Tutto questo, però, se osservato dai nostri vicini, appare come qualcosa di gestibile e di certo lontano dallo spettro seconda ondata.

Il 4 maggio, quando l’Italia ha iniziato ad allentare le restrizioni al blocco, sono stati segnalati più di 1.200 nuovi casi in un giorno. Dal 1° luglio, l’incremento giornaliero è stato relativamente statico, raggiungendo un massimo di 306 il 23 luglio. Diversi focolai di coronavirus sono emersi in tutto il Paese, ma ciò è dovuto principalmente alle infezioni importate dall’estero.

Nel frattempo, Spagna, Francia, Germania e Belgio potrebbero essere sull’orlo di una seconda ondata dopo un forte aumento del numero di casi.

Le parole di Walter Ricciardi, consigliere del ministero della salute italiano, hanno dato una spiegazione in un’intervista al Guardian:

“Siamo stati particolarmente attenti, non abbiamo riaperto le scuole, come hanno fatto in Francia ... siamo stati attenti alla ricerca dei contatti e siamo riusciti a mantenere una buona catena di comando e coordinamento per limitare gli scoppi di cluster.”

Non solo, I presidenti regionali hanno agito rapidamente contro i trasgressori. In Campania, le persone senza mascherina negli spazi chiusi rischiano una multa di € 1.000, mentre coloro che infrangono le regole di quarantena in Veneto subiscono pesanti pene.

Coronavirus: l’Italia salva dalla seconda ondata?

Buona disciplina generale sulle mascherine - il 90% degli italiani la indossa, con un livello tra i più elevati al mondo - test più diffusi, anche sugli asintomatici e interventi rapidi in caso di focolai: queste sembrano le direttive vincenti dell’Italia, specialmente se viste da fuori.

Ma il nostro Paese è davvero fuori pericolo da una seconda ondata? Nessuno può dirlo ufficialmente. L’analisi l’ha fatta Pregliasco, virologo dell’Università di Milano:

L’Italia si trova in una specie di limbo secondo l’esperto e forse la stabilità è stata semplicemente dovuta anche a un po’ di fortuna.

“Per ora le cose stanno andando bene, ma stiamo camminando su una linea sottile. Questa situazione stabile potrebbe finire male o no, ma ciò dipenderà da due cose: la continua capacità di identificare i cluster e il comportamento della maggioranza degli italiani.”

Un suggerimento per dire: se l’Italia vuole essere esempio virtuoso sul coronavirus, deve guardare anche agli altri Paesi più in difficoltà e mantenere prudenza.

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