Coronavirus, Fauci preoccupato: “Resta nell’aria”

Secondo l’immunologo statunitense Anthony Fauci c’è una percentuale di virus che resta nell’aria e si diffonde

Coronavirus, Fauci preoccupato: “Resta nell'aria”

Il coronavirus resta nell’aria e si diffonde così tra le persone. Una tesi più volte dibattuta e oggetto di una recente lettera aperta inviata da 239 scienziati all’OMS, sollecitata a rivedere le sue linee guida proprio alla luce della dispersione del virus nell’aria e il suo spostamento attraverso particelle di aerosol.

Ora anche Anthony Fauci, immunologo statunitense e secondo molti massimo esperto di malattie infettive al mondo, si sta impegnando per evidenziare come la trasmissione aerea risulti più cruciale di quanto riconosciuto finora dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità e da una buona parte del mondo scientifico.

Fauci ha infatti affermato solo poche ore fa che “c’è sicuramente una parte del virus” che può diffondersi attraverso particelle nell’aria, sebbene il ruolo che svolga questo processo nella diffusione del virus sia ancora oggetto di studi:

“Penso che esista sicuramente un certo grado di aerosol [efficace nella trasmissione]. Ma ho intenzione di fare un passo indietro e assicurarmi di apprendere i fatti prima di iniziare a parlarne in maniera più diffusa”.

Coronavirus, Fauci preoccupato: “Resta nell’aria”

Finora le conoscenze più diffuse e accettate sul coronavirus parlano di una trasmissione attraverso i cosiddetti droplets, ovvero le più evidenti goccioline di saliva diffuse attraverso la respirazione, gli starnuti, la tosse e simili circostanze quotidiane.

Solo a fine marzo l’OMS ha fatto notare che simili «goccioline» potrebbero restare nell’aria, specialmente in determinati ambienti e condizioni.

Successivamente, anche a seguito di un sollecito in arrivo da centinaia di esperti, l’Organizzazione ha pubblicato nuove linee guida che riconoscono l’impossibilità di escludere che il coronavirus possa restare nell’aria, e da qui essere trasmesso e diffondersi.

In evidenza ci sono soprattutto spazi chiusi, palestre o ristoranti, con particolare attenzione da dedicare agli ambienti dove si svolgono procedure mediche che generano aerosol.

Le ultime dichiarazioni di Fauci non fanno che sottolineare con ancora maggior forza il concetto e, probabilmente, renderlo oggetto di un notevole grado d’attenzione in più.

Per l’esperto statunitense appare “molto più chiaro” il rischio che si può correre in uno spazio chiuso dove c’è meno circolazione dell’aria e un “elevato tasso di aerosol”. Queste particelle - in arrivo ad esempio da colpi di tosse o starnuti - potrebbero restare nell’aria “più a lungo di quanto si pensi”, ha spiegato.

“Dobbiamo prestare un po’ più attenzione ora al ricircolo dell’aria all’interno dei luoghi chiusi. Ci sono alcune situazioni nelle quali indossare la mascherina è importante anche se conosci bene tutte le persone che ti circondano. Certo, è un elemento che stiamo approfondendo, ma dobbiamo assicurarci di essere abbastanza umili da accumulare sempre nuove conoscenze e utilizzarle man mano che le otteniamo”.

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