Coronavirus in Africa: la diffusione avanza. Cosa sta succedendo?

Coronavirus: aumenta l’allerta in Africa, dove i casi di contagio crescono. Alcuni Paesi hanno avviato misure restrittive. Intanto, ci si interroga sulla capacità di contenimento del virus nel popoloso continente. Cosa aspettarsi?

Coronavirus in Africa: la diffusione avanza. Cosa sta succedendo?

Coronavirus: l’Africa è in allarme. L’OMS ha lanciato l’allerta massima visto che i casi di contagio stanno aumentando a ritmi sempre più veloci e preoccupanti.

Fino a qualche settimana fa, i dati ufficiali sembravano suggerire che l’Africa sub-sahariana, con oltre 1 miliardo di abitanti, fosse stata fortunata. Ma adesso il quadro che emerge dal continente non è rassicurante. Il Sudafrica, che ha avuto il suo primo caso 10 giorni fa ha ormai superato 1.000 positivi confermati.

L’incremento giornaliero di contagiati è stato del 25% negli ultimi giorni. Attualmente, 39 Paesi hanno riportato un totale di 216 casi nelle ultime 24 ore, un aumento significativo rispetto a un mese fa.

Dall’inizio dell’epidemia, 39 Stati hanno segnalato più di 1.800 casi di COVID-19. In totale, sono 46 le nazioni africane con persone affette da coronavirus, con contagi complessivi nel continente che superano le 3.000 unità.

Cosa sta succedendo nel continente più giovane del mondo? E, soprattutto, cosa aspettarsi da una rapida e probabile diffusione del coronavirus in Africa?

Il coronavirus è allarme in Africa: ecco cosa sta succedendo

L’epidemia del coronavirus non è più una minaccia per l’Africa, ma rappresenta ormai realtà visto che sempre più Paesi nel continente evidenziano casi in forte crescita.

L’OMS ha lanciato un appello proprio per sensibilizzare i Governi africani ad agire subito per evitare una drammatica diffusione dell’epidemia.

Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa, ha dichiarato:

“È stata un’evoluzione molto drammatica. È molto importante che i Paesi lavorino ancora molto duramente per contenere la diffusione di COVID-19, mentre si preparano per una più ampia espansione del virus”

L’Africa orientale è l’ultima regione a confermare le infezioni: il Sudan ha accertato la morte di un uomo di 50 anni, mentre l’Etiopia ha annunciato che un giapponese che recentemente ha viaggiato nel Paese è risultato positivo alla COVID-19.

Quando una donna del Kenya, che ha viaggiato dagli Stati Uniti via Londra, è risultata la prima positiva del Paese, si è scatenato il panico nell’accaparrarsi viveri a Nairobi. Lo Stato ha ormai superato i 30 casi.

Ruanda, Guinea Equatoriale e Namibia hanno riportato tutti i loro primi casi da una settimana. Alcuni scienziati ritengono che la COVID-19 circoli silenziosamente anche in altri Paesi, contribuendo a creare quella che alcuni esperti già chiamano una “bomba ad orologeria”.

La Liberia, dove sono morti oltre 4.800 durante l’epidemia di ebola del 2014 e 2015, si è aggiunta alla lista degli Stati colpiti dal coronavirus.

Una delle situazioni più allarmanti al momento è in Sudafrica, dove il presidente ha annunciato il disastro nazionale. Non solo, il Paese ha imposto misure restrittive ai cittadini, tra le quali: chiusura di quasi la metà dei valichi di frontiera terrestre e di due dei suoi otto porti marittimi; divieto di arrivo nel Paese per cittadini stranieri di otto Stati, tra cui Regno Unito e Stati Uniti; chiusura di tutte le scuole; divieto degli eventi pubblici con più di 100 persone.

Anche in Kenya sta salendo la tensione sulla diffusione del coronavirus. Il Presidente ha annunciato la chiusura degli istituti scolastici, il divieto di viaggiare verso i Paesi che hanno casi confermati e la quarantena per chi torna da Stati colpiti dal virus.

Nel Paese, tra l’altro, sono già iniziati i problemi sulla gestione dei primi contagiati presso le strutture ospedaliere. Presso l’ospedale Mbagathi nella capitale, Nairobi gli infermieri hanno rallentato il lavoro e protestato per mancanza di informazioni e attrezzature per trattare i pazienti affetti.

Cosa aspettarsi in Africa con il coronavirus?

Mentre la gestione della pandemia da parte dell’Africa ha finora ricevuto scarsa attenzione a livello globale, gli esperti ora temono che il virus possa devastare Paesi con sistemi sanitari deboli e con una popolazione già gravemente colpita da HIV, tubercolosi (TB) e altre malattie infettive.

Il distanziamento sociale, inoltre, sarà difficile da ottenere nelle città e nei bassifondi sovraffollati del continente. Così come appare quasi impossibile il confinamento nelle famiglie africane, dove molte generazioni vivono insieme nello stesso spazio.

In più, gli esperti si stanno domandando come potranno davvero essere protetti gli anziani, la parte più vulnerabile della popolazione per il coronavirus.

Il caos, secondo alcuni, potrebbe prendere il sopravvento visto che in molti villaggi non c’è acqua per lavarsi le mani e sono molti gli africani che non riusciranno ad avere il gel disinfettante, considerando che già i beni di prima necessità scarseggiano nelle famiglie.

Tanti Paesi africani, infine, semplicemente non hanno la capacità sanitaria di occuparsi di pazienti con COVID-19 gravemente malati. Un documento del 2015 ha scoperto che il Kenya, una nazione di 50 milioni di persone aveva solo 130 letti di unità di terapia intensiva e solo circa 200 infermieri specializzati.

Eppure, non mancano segnali ottimistici anche per la diffusione del coronavirus in Africa, come la giovane età della popolazione, la meno esposta alla gravità dell’infezione oppure la prontezza dei controlli agli aeroporti, grazie all’esperienza già vissuta con l’ebola.

In generale, comunque, l’allerta in Africa per il coronavirus resta molto alta. Per questo l’OMS sta intensificando la sua azione di sostegno per il continente in questo allarme epidemia.

L’organizzazione ha chiesto l’istituzione di un corridoio umanitario per facilitare lo spiegamento del personale e la spedizione di forniture, nonché ha sollecitato i Governi e il settore privato a potenziare i dispositivi e le attrezzature mediche, oltre a incrementare il personale sanitario.

L’Africa deve agire in fretta, per evitare un quadro drammatico a causa del coronavirus.

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