Coronavirus: l’Italia non è in pericolo (per ora). Ecco perché secondo l’esperto

Prudenza, ma non paura: così il direttore dell’Istituto Spallanzani suggerisce di vivere la situazione coronavirus in Italia. Al momento, il nostro Paese non ha criticità, soprattutto se confrontato con altri in Europa. Ecco perché.

Coronavirus: l'Italia non è in pericolo (per ora). Ecco perché secondo l'esperto

L’Italia sta vedendo aumentare i contagi di coronavirus in questa settimana di agosto.

Eppure, un’analisi attenta dei numeri suggerisce che la prudenza, ma non la paura, devono guidare i nostri comportamenti.

A dirlo è il direttore dell’Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito. Il suo è un invito a stare attenti senza, però, farsi prendere dal timore di un ritorno aggressivo del virus.

L’Italia, nella sua visione, non ha al momento criticità, diversamente da quanto invece sta accadendo in Francia, Spagna, Germania.

I dati sono confortanti e per i prossimi mesi occorrerà dimostrare efficienza. Questo il messaggio dell’esperto.

COVID: perché in Italia non c’è allarme (per ora)

L’invito di Ippolito, in un’intervista de Il Corriere della Sera, è di guardare oltre i numeri del bollettino epidemiologico nazionale.

Se è vero, infatti, che negli ultimi giorni il numero di contagiati sta salendo anche da noi, con un occhio vigile su vacanze, movida e assembramenti all’aperto, è altrettanto chiaro che i dati invitano a non allarmarsi.

Così ha spiegato il direttore dello Spallanzani:

“In Italia sono ricoverati in terapia intensiva una quarantina di pazienti COVID-19. Tra marzo e aprile erano oltre 4.000. Quindi non c’è criticità. Gli indicatori da tenere sotto controllo sono essenzialmente due. L’indice di trasmissione Rt che deve restare sotto il livello 1. E il numero di casi per 100mila abitanti nelle ultime due settimane. In Italia ora siamo a 6 casi ogni 100mila che ci pone tra le nazioni più virtuose”

Il confronto con altre nazioni europee e mondiali, secondo l’esperto, rende ancora più evidente la posizione di vantaggio dell’Italia: i positivi che si registrano in questi giorni, infatti, sono “la metà della Germania, un quarto della Francia, un quindicesimo della Spagna, un quarantesimo degli Usa”

Non avere prudenza sarebbe sciocco, ma avere paura non è consigliabile da Ippolito.

E anche sul tema spinoso dei giovani, bacchettati dal ministro Speranza, il direttore non è poi così sorpreso dell’aumento dei contagi tra di loro: fanno più vita sociale e sono meno inclini alle regole.

A suo dire, comunque, questa tendenza “al ringiovanimento dell’epidemia comporta nel breve periodo un minor rischio di sovraccarico dei servizi sanitari. I giovani possono non ammalarsi o avere sintomi lievi”

Focolai e zone rosse: cosa aspettarsi?

Da settembre, con la riapertura delle scuole, il quadro epidemiologico potrebbe cambiare. Ne è quasi certo anche Ippolito, il quale però sottolinea quanto sia doveroso far tornare in classe i ragazzi.

Come fare allora? Per evitare un nuovo collasso e un ritorno dell’emergenza bisognerà arginare i focolai, anche quelli che probabilmente scoppieranno con la scuola, con molta tempestività.

E poi saper agire prontamente con le cosiddette zone rosse. Ippolito ha ricordato che:

“In situazioni critiche, come un Rt attorno a 2 e un’incidenza per 14 giorni oltre 20/30 casi per 100mila abitanti, la tempestività dell’intervento è fondamentale e può far circoscrivere le azioni di contenimento a zone specifiche, scongiurando il rischio di lockdown generalizzati”

Non ci saranno altri blocchi nazionali, lo ha promesso anche Conte. Tutta la sicurezza sanitaria, quindi, dipenderà da scelte di Governo decise, rapide e funzionali.

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