Conviene comprare la nuova obbligazione callable UniCredit tasso fisso del 6%?

Stefano Vozza

17 Marzo 2026 - 17:52

Corporate bond di lungo termine ma con possibilità di richiamo anticipato e interessi pagati tutti in un’unica soluzione

Conviene comprare la nuova obbligazione callable UniCredit tasso fisso del 6%?

Fino al prossimo venerdì 27, cioè gli ultimi del mese, sarà possibile sottoscrivere alla pari il neo bond retail targato banca UniCredit (UCG). Un Gruppo che negli anni è divenuto un colosso in grado di offrire una marea di servizi e prodotti bancari e finanziari a milioni di clienti.

Non stupisce che per implementare le mille attività d’impresa UCG ricorra al mercato dei capitali per rastrellare risorse utili ai suoi business. Qui, in particolare, presentiamo i dettagli della neo obbligazione senza rischi di cambio. Anticipiamo che prevede un taglio di 1.000 € per il bond UniCredit a tasso fisso del 6% con cedola cumulativa.

I dati chiave del bond targato banca UniCredit

Il prodotto ha ISIN IT0005698458 e gira su Bond-X (EuroTLX) e sul MOT (Mercato Obbligazionario Telematico) di Borsa Italiana. Per struttura e caratteristiche è destinato al mercato retail nazionale, cioè a investitori privati e individuali, a partire dal taglio minimo di mille euro. Dal 9 al 27 marzo, in particolare, la si acquista al 100% del valore nominale, lo stesso valore a cui verrà rimborsato a scadenza o alla data di call.

Apriamo una parentesi sulla durata dell’investimento, dato che vi sono almeno tre alternative sul tavolo. Per il cassettista che compra e tiene fino alla fine, la scadenza ultima del bond UCG è tra 20 anni, a marzo 2046. Poi ci sono le strategie della banca emittente, che ha inserito nelle condizioni commerciali la clausola callability a partire dal 5° anno. Cioè da marzo ’31, e poi ad ogni anno fino al 2045, UCG ha la facoltà, ma non l’obbligo, di richiamare il prestito ed estinguerlo al valore nominale.

Infine c’è la libera volontà dell’investitore, che lo potrà tradare per un tempo qualsiasi a suo piacimento ma alle condizioni di mercato. Per cui trattandosi di un bond lungo, cumulative e callable bisogna esser pronti alle inevitabili escursioni di prezzo. Ancora, chi lo acquisterà nei mesi/anni a venire dovrà aggiungere anche il rateo maturato fino a quel giorno. Se acquistato o venduto tra 4 anni, per esempio, bisognerà, nell’ordine, riconoscere o incassare il rateo fino a quella data.

Il tasso nominale annuo e la cedola cumulative

Veniamo ai coupon, dove spicca la seconda particolarità dell’obbligazione UCG dopo la natura callable. Il tasso di interesse è fisso al 6% (4,44% netto) del valore nominale del prestito sottoscritto. Tuttavia, sebbene la cedola maturi ogni anno essa è pagata in un’unica soluzione a scadenza o alle date di esercizio call. In pratica da vita al c.d. maxi cedolone finale, a scadenza o prima del termine a seconda dei casi, ma sempre in un unico accredito e stop.

Tra 5 o 10 o X anni UCG riconoscerà 1.000 € per ogni titolo posseduto più 60 €/annui lordi da moltiplicare per il numero di anni di vita utile. A naturale scadenza, per esempio, per ogni 1.000 € di capitale sottoscritto ci sarebbero anche 1.200 € interessi lordi complessivi, dato dal prodotto:

  • 60 €/annui lordi X 20 anni di vita fruttifera = 1.200 €.

Tuttavia, un conto è il ritorno nominale, un altro è il netto di tasse e spese bancarie e un altro ancora l’effettivo. Dato che la cedola non è pagata al termine del periodo di maturazione ma “a data da destinarsi”, l’effettivo decresce quanto più distante nel tempo è lo stacco del cedolone. Se il bond fosse rimborsato dopo 10 anni il TIR (Tasso Interno di Rendimento) sarebbe del 4,81% lordo e del 3,56% netto. A naturale scadenza, cioè al 9 marzo 2046, rispettivamente al 4,02% e 2,98%.

Meglio la call emittente o la naturale scadenza?

Data la struttura, all’investitore sarebbe meglio che il titolo giungesse a scadenza o che UCG ne esercitasse la call anticipata? Difficile rispondere vista la presenza di più variabili in campo. Di sicuro l’emittente si è riservato più exit way a seconda delle future dinamiche di mercato. Se i futuri tassi dovessero crollare, scenario ad oggi poco probabile ma impossibile da prevedere a 5-7-X anni, UCG richiamerebbe il prestito senza indugi. Unicredit, infatti, lo rimpiazzerebbe con uno nuovo a tassi a lei più convenienti, più economici.

In quel caso l’investitore perderebbe la possibilità di incassare le cedole residue e si esporrebbe al rischio di reinvestimento. Tuttavia, libererebbe il capitale anzitempo e otterrebbe indirettamente un altro beneficio. Cioè si ritroverebbe un rendimento medio annuo più prossimo al nominale, che non è male, e in definitiva più contento di aver inserito il bond in portafoglio.

Taglio di 1.000 € per il bond Unicredit a tasso fisso del 6% con cedola cumulativa

L’obbligazione presenta quindi pro e contro come per la generalità dei prodotti di investimento, da valutare ed eventualmente sfruttare di volta in volta.

Ad ogni modo espone al rischio di credito, cioè la capacità del debitore di pagare la cedola finale e di rimborsare il capitale. Tuttavia, il rating emittente è buono per cui si tratta di un rischio ad oggi contenuto. Non altrettanto può dirsi per il rischio di mercato e di liquidità. Nel primo caso peseranno la scadenza al 2046 (attenuta dalla callability dal 5° anno in poi), e la natura cumulative della cedola. Nel secondo c’è invece l’esiguo flottante del prestito di soli 15 milioni di euro, davvero pochi. Giusto per un raffronto, le emissioni sovrane vantano miliardi di euro il che garantisce un fluido mercato secondario in cui scambiarle.

Il rischio di mercato, infine, potrebbe presentarsi come un “alleato” nella misura in cui offrisse un buon prezzo di ingresso a sconto sul titolo. In ottica trading, cioè di speculazione sui corsi, garantirebbe un acquisto distante dalla parità. Certo, si tratta di operatività non adatte a tutti, anzi, e segnerebbe un altro pro al trade. Letta con gli occhi del venditore produrrebbe una perdita in conto capitale se acquistato a prezzi maggiori, mentre non vi sarebbero rischi sulle cedole. Il neo acquirente, infatti, gli riconoscerebbe anche il monte cedole fino ad allora maturate e nel frattempo non riscosse.