Conviene comprare azioni Intel, con l’acquisto del 10% da parte del governo USA?

Tommaso Scarpellini

27 Agosto 2025 - 16:24

Gli Stati Uniti hanno acquisito il 10% di Intel, una storica società di semiconduttori da anni in difficoltà. Una mossa che solleva interrogativi: preludio a una vera rinascita per il titolo?

Conviene comprare azioni Intel, con l’acquisto del 10% da parte del governo USA?

Un annuncio che spiazza. Trump dichiara: “L’America deve avere il 10% di Intel, è un bene strategico nazionale”. Avete letto bene: il governo USA decide di entrare direttamente nel capitale di una delle aziende simbolo dei semiconduttori. Non parliamo più solo di sussidi e incentivi fiscali, ma di una vera e propria nazionalizzazione parziale, un cambio di paradigma che riecheggia i modelli di intervento pubblico tipici della Cina.

Cambio di paradigma

Per la prima volta gli Stati Uniti non si limitano al Chips Act, lo strumento che ha messo sul piatto oltre 50 miliardi di dollari di incentivi, ma acquisiscono una quota diretta di circa il 10% in Intel.

La particolarità? Lo Stato non avrà diritti di voto o governance, ma diventa comunque un azionista rilevante. Un’operazione che testimonia quanto la produzione domestica di chip sia ormai un interesse di sicurezza nazionale.

Intel contro i giganti dei chip

Intel negli ultimi anni ha perso terreno rispetto a colossi come Nvidia e TSMC.
Mentre Nvidia è diventata la regina dell’AI e TSMC ha consolidato il suo ruolo di dominatrice globale della manifattura avanzata, Intel si è trovata più volte in affanno, incapace di mantenere il vantaggio tecnologico che l’aveva caratterizzata negli anni ‘90 e 2000. Per questo, il sostegno diretto degli Stati Uniti rappresenta un tentativo di rilancio strategico: riportare la produzione di semiconduttori di fascia alta sul suolo americano e ridurre la dipendenza da Taiwan, nodo critico in termini geopolitici e militari.

Ma non è solo Washington a puntare sulla rinascita di Intel. Anche SoftBank ha annunciato l’acquisto del 2% del capitale, segnale che la società giapponese intravede potenzialità nella valorizzazione futura. Attenzione: queste operazioni non sono di facciata: rappresentano un commitment concreto, che manda un messaggio forte al mercato.

I livelli tecnici da osservare

La notizia ha avuto immediato effetto sul titolo. Nella sua ultima sessione, Intel ha guadagnato oltre il +5%. Tecnicamente, la prima resistenza significativa si trova nell’area dei $28, una zona che rappresenta un ostacolo già testato più volte a partire dal 2014, anno del crollo deciso delle quotazioni. Sul lato opposto, il supporto più solido rimane attorno ai $18, soglia che ha retto nei momenti più difficili, confermando come il mercato attribuisca comunque un “valore di sostegno” all’azienda.

Intel Intel Grafico a candele di Intel. Fonte: baha.com

Uno scenario aperto

Il coinvolgimento diretto dello Stato in Intel è un fatto senza precedenti e rappresenta un potenziale catalizzatore per il titolo. Tuttavia, resta la natura altamente competitiva del settore semiconduttori: dominato da cicli di innovazione rapida e margini spesso volatili. La vera sfida sarà capire se questo intervento pubblico basterà a colmare il gap tecnologico con i competitor asiatici e a garantire un ritorno stabile per gli investitori.

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