Conviene ancora investire nel mercato azionario, a fronte di tanta incertezza dal punto di vista dei rischi geopolitici, tariffari e finanziari (cioè derivanti da politiche monetarie avverse delle banche centrali)?
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha finora imposto dazi che hanno assunto la forma di misure specifiche per singolo Paese, ampiamente rese reciproche e mirate a determinati settori e applicabili solo a Paesi con un certo tipo di relazione commerciale con un altro (vedi le tariffe nei confronti dei Paesi che intrattengono rapporti con il Venezuela).
Ha anche dimostrato una certa “flessibilità” nella loro attuazione, come ha osservato venerdì parlando della possibilità di farlo e di non farlo, concedendo sospensioni sui dazi dell’ultimo minuto, eccezioni per beni coperti da accordi commerciali e possibili esenzioni persino per dazi applicati in modo generalizzato.
I mercati hanno accolto positivamente l’indicazione di Trump secondo cui alcuni Paesi potrebbero ottenere una “pausa” dai dazi reciproci. Tuttavia, è improbabile che questa tendenza al rialzo sia sostenuta, data la varietà dei dazi imposti e l’imprevedibilità della loro applicazione. E soprattutto dato il “fattore Trump”, un presidente che spesso parla troppo e a sproposito sui dazi.
Gli analisti spesso esaminano le tendenze tecniche storiche nei movimenti delle azioni, come il trend di lungo periodo dato dalla loro media mobile a 200 giorni, e lo fanno per cercare di prevederne l’andamento futuro. In questa epoca politica, più che guardare le medie mobili, potrebbe essere più utile spostare questa attenzione su Trump stesso, che con una sola dichiarazione ha alternativamente fatto salire - e crollare - i mercati.
Quindi state attenti: la volatilità degli indici di queste settimane è frutto di decisioni politiche americane e non di scenari macroeconomici avversi o di mutate condizioni di liquidità sui mercati.
L’S&P 500 è salito dello 0,5% la scorsa settimana, registrando la sua prima performance positiva in cinque settimane. Il sentiment è migliorato proprio venerdì dopo che Trump ha suggerito che ci sarebbe stata “una certa flessibilità” nei dazi reciproci pianificati, la cui introduzione è prevista per la prossima settimana.
Secondo Bloomberg, che cita funzionari a conoscenza della questione, la nuova ondata di dazi di Trump sarà più mirata rispetto alle minacce generiche avanzate nelle scorse settimane. Alcuni Paesi potrebbero essere esentati e le imposte già esistenti su acciaio e altri metalli potrebbero non essere cumulative. Inoltre, Trump ha dichiarato di voler parlare con il presidente cinese Xi Jinping e ha indicato che il segretario al commercio degli Stati Uniti avrebbe avuto colloqui con il suo omologo cinese questa settimana.
L’ampiezza e la portata esatta della guerra dei dazi sull’economia globale e sui mercati finanziari restano ancora da definire e nelle settimane successive all’annuncio potrebbe verificarsi un’escalation di ritorsioni reciproche, con il rischio di ulteriori episodi di volatilità sui mercati. Tuttavia, io mantengo la mia convinzione che le azioni statunitensi chiuderanno l’anno in rialzo rispetto ai livelli attuali e considero questa volatilità nel breve termine come un’opportunità di acquisto.
Non dimentichiamo infatti una cosa fondamentale: le prospettive di crescita economica degli Stati Uniti restano positive e, fino a che il credito affluisce all’economia e la liquidità rimane ampia nel sistema economico, possiamo escludere l’evento “recessione”.
Le previsioni economiche non indicano infatti una recessione negli Stati Uniti. Nello scenario base, una serie di dazi selettivi e misure di ritorsione potrebbero rallentare la crescita economica rispetto allo scorso anno, ma non dovrebbero impedire all’economia statunitense di espandersi di circa il 2%, in linea con il suo tasso di crescita storico nel 2025. Inoltre, mi aspetto che la Federal Reserve continui ad allentare la politica monetaria, con le sue ultime proiezioni economiche che indicano tagli dei tassi di interesse per un totale di 50 punti base entro la fine dell’anno.
Come è successo nel 2022, quando gli USA mantennero la crescita nonostante il rialzo feroce dei tassi Fed, penso che un’economia statunitense resiliente sui consumi e sugli investimenti possa sostenere una crescita sana degli utili per l’S&P 500 nel 2025.
La mia esperienza è questa: una strategia di acquisto di azioni dopo un calo del 10% genera rendimenti superiori rispetto all’attesa continua di un ribasso del -15% o del -20% che potrebbe non arrivare mai se il ciclo economico è sano.
Certo, le performance storiche non garantiscono i risultati futuri, ma attendere correzioni più ampie per iniziare a comprare comporta il rischio di restare fuori dal mercato nel caso di un rapido rimbalzo.
Mi è capitato più di una volta in questi 25 anni di assistere a perdite che possono essere state significative dopo un ingresso a -10% (vedi il periodo Lehman), ma storicamente questi eventi sono stati più che compensati da altre fasi di ripresa rapida dei mercati qualora l’atteggiamento delle banche centrali si dimostrava benigno. Come nella fase attuale.
Dove investire allora? Nelle principali aziende statunitensi di intelligenza artificiale, che dovrebbero mantenere la loro leadership nonostante i recenti progressi della Cina nel settore
Riconosco che è difficile investire ora. La paura di perdere altri soldi oltre a quelli che state perdendo da un mese a questa parte vi potrà frenare e di fatto siamo schiavi della incertezza legata alle politiche commerciali, che potrebbe rappresentare un ulteriore rischio per i mercati azionari. Ma ritengo che la diversificazione del portafoglio in commodities, azioni, obbligazioni e liquidità rimanga essenziale.
Tuttavia, continuo a prevedere che l’S&P 500 chiuderà l’anno in rialzo e anzi oggi sono qui a raccomandare di entrare gradualmente nel mercato e acquistare strategicamente nei momenti di ribasso, comprese le azioni AI di alta qualità (per esempio Amazon, Microsoft, Nvidia e Google). Per coloro che hanno un profilo di rischio adeguato, ovviamente.
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