Controlli fiscali per il matrimonio: il questionario della Guardia di Finanza fa tremare gli sposi

Matrimonio, ecco a cosa serve il questionario che la Guardia di Finanza potrebbe inviare agli sposi e le conseguenze per chi non risponde.

Vi siete sposati da poco? Se sì vi consigliamo di conservare in maniera accurata gli scontrini (per almeno 2 anni, termine della prescrizione) che certificano le spese sostenute per il pranzo di nozze, per l’addobbo floreale, per il servizio fotografico e per tutti gli altri aspetti dell’organizzazione.

Questo perché potrebbe capitare che la Guardia di Finanza invii agli sposi il questionario tributario, un importante strumento per l’accertamento fiscale disciplinato dall’articolo 31 - comma II - del DPR 32 del DPR 600/73.

Uno strumento meno innovativo rispetto ad esempio alle banche dati dell’Agenzia delle Entrate ma non per questo meno efficace che spesso viene inviato anche per i funerali. Vediamo come funziona e cosa rischia chi non lo compila nella maniera adeguata.

Il questionario della Guardia di Finanza che fa “tremare” gli sposi

Una coppia di sposi del Comune di Agropoli - della provincia di Salerno - si è vista recapitare un questionario tributario con il quale gli è stato chiesto di dichiarare, indicando il fornitore e allegando la fattura da lui rilasciata - tutte le spese sostenute per l’evento, quali:

  • abiti del matrimonio;
  • parrucchiere e/o estetista;
  • addobbo floreale;
  • servizio fotografico;
  • affitto autovettura;
  • ristorante;
  • acquisto bomboniere;
  • acquisto mobili con i quali è stata arredata l’abitazione.

Questo per accertare il pagamento dell’imposta del valore aggiunto - l’IVA - sulle spese sostenute per il matrimonio. L’articolo 32 del DPR n°600/73 che riconosce questo strumento, infatti, prevede la possibilità di “inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti nonché nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti, con invito a restituirli compilati e firmati”.

I soggetti autorizzati, come ad esempio la Guardia di Finanza, sono legittimati a richiedere “notizie e documenti relativi ad attività svolte in un determinato periodo d’imposta, rilevanti ai fini dell’accertamento, nei confronti di loro clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo”.

Non è raro infatti che il fornitore e il cliente si mettano d’accordo per risparmiare sull’IVA lavorando senza l’emissione di fattura; un’abitudine che questionari come questi puntano a mettere alla luce.

Cosa fare se si riceve il questionario della Guardia di Finanza?

Dal punto di vista fiscale è solo chi accetta di essere pagato in nero a rischiare una sanzione; infatti, qualora l’Agenzia delle Entrate in seguito ad un controllo rilevi l’avvenuta prestazione senza la relativa fattura può recuperare a tassazione il reddito evaso applicando delle sanzioni.

Per questo motivo, qualora ricevete il suddetto questionario cercate di essere collaborativi e di rispondere, come indicato nel documento, entro 15 giorni dalla notifica dell’atto, dal momento che l’accertamento ha lo scopo di accertare un’evasione fiscale commessa da parte dell’azienda fornitrice e non a voi.

Il decreto n°600/73 con il quale il questionario tributario è stato introdotto nel nostro ordinamento infatti prevede delle sanzioni molto severe per chi non risponde, così come per chi lo compila con dati non veritieri o incompleti.

Nel dettaglio, per chi non adempie alle richieste della Guardia di Finanza può essere applicata una sanzione amministrativa con un importo variabile tra i 250 euro e i 2.000 euro.

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