Controlli fiscali con nuove regole, quelli del passato sono a rischio. Ecco cosa cambia

Patrizia Del Pidio

14 Maggio 2026 - 14:26

In attesa della sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, vediamo come potrebbero cambiare i controlli fiscali passati, presenti e futuri.

Controlli fiscali con nuove regole, quelli del passato sono a rischio. Ecco cosa cambia
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Due recenti ordinanze della Corte di Cassazione potrebbero dettare le nuove regole per i controlli fiscali dell’Agenzia delle Entrate tracciando i confini tra quelli che sono gli accessi legittimi e quali quelli abusivi. Sulla scia delle sentenze della Cedu per la questione Italgomme e Agrisud la Suprema Corte si è espressa su un argomento tanto delicato, quanto di ampio interesse come quello dei controlli fiscali.

Da una parte, quindi, vengono ridefiniti i limiti entro i quali vengono effettuati gli accertamenti, dall’altra si mettono in discussione anche gli accessi eseguiti in precedenza che hanno dato origine agli atti impositivi (che potrebbero, quindi, essere a rischio).

Cosa cambia effettivamente nei controlli fiscali e quali sono i limiti e i paletti che le due ordinanze impongono?

La sentenza dell’11 maggio

La vicenda nasce da un’ordinanza depositata lo scorso 11 maggio dal collegio presieduto da Lucio Napolitano e riguarda una società del settore del calcestruzzo. Sullo sfondo di questa ordinanza aleggiano le recenti decisioni prese dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per i casi Italgomme e Agrisud. La Cedu, infatti, nel 2025 ha condannato l’Italia per i controlli fiscali autorizzati dall’amministrazione tributaria in cui non è stata rispettata la tutela del domicilio espressamente prevista dalla Convenzione europea. La Corte di Strasburgo, infatti, ha esteso la tutela non solo alle abitazioni private, ma anche a quelle che ospitano, promiscuamente, le sedi delle imprese.

A seguito delle molte contestazioni sollevate dalla Corte europea, tra l’altro, l’Italia ha provveduto a modificare lo Statuto dei contribuenti con l’introduzione dell’articolo 7-quinquies (nel 2024) che vieta di utilizzare le prove raccolte violando la legge. La tutela, però, vale solo per il futuro e non è retroattiva.

L’articolo 14 della Costituzione

Il nodo che resta aperto, però, è quello che dovrebbe stabilire se il principio introdotto sia valevole solo dopo la riforma o anche prima perché era già ricavabile dall’articolo 14 della Costituzione che, testualmente, prevede:

Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

La sezione Tributaria della Cassazione sembra essere orientata per la seconda ipotesi: il principio deve essere valido anche prima del 2024, ma all’interno della Suprema Corte gli orientamenti sono diversi.

La questione è stata rimandata al parere delle Sezioni Unite della Cassazione che, se confermeranno questa linea, metteranno in discussione moltissimi accertamenti del passato che sono stati fondati su accessi autorizzati ma non propriamente legittimi.

Accessi per controlli fiscali, quando sono legittimi?

La seconda ordinanza della Corte di Cassazione è stata depositata il 20 aprile e riguarda i criteri da seguire nelle verifiche fiscali. Nel dettaglio la Corte ha respinto il ricorso di un’associazione sportiva dilettantistica chiarendo quando un’ispezione può essere considerata valida.

Per la Suprema Corte non si può bocciare l’intero sistema di controlli fiscali italiano dopo la sentenza Italgomme. Ogni caso deve essere valutato concretamente. L’accesso è legittimo se accompagnato da un’autorizzazione motivata con richieste che siano pertinenti e nei tempi definiti. Nel caso preso in esame, infatti, l’ispezione riguardava un solo anno di imposta ed era volta a verificare la natura dell’attività. La verifica, quindi, non è stata ritenuta indiscriminata dagli Ermellini.

Con le due ordinanze si rafforzano sicuramente le tutele per i contribuenti, ma si evita anche che tutti gli accertamenti possano venire contestati per il solo fatto di appellarsi alle sentenze della Corte Europea.

Per annullare una verifica fiscale bisogna dimostrare che l’abuso sia avvenuto o che i poteri ispettivi siano stati utilizzati in maniera sproporzionata.

Ora si attende la decisione della Cassazione a Sezioni Unite che potrebbe confermare l’orientamento emerso dall’ordinanza dell’11 maggio (che estende la tutela del domicilio anche prima del 2024) per comprendere se il numero di accertamenti contestabili sarà elevato ma, in ogni caso, limitato alle ispezioni che risultano illegittime.