Controlli sulla cessione del credito, in arrivo lettere dall’Agenzia delle entrate

Rosaria Imparato

7 Aprile 2022 - 12:20

condividi

Lettere dell’Agenzia delle entrate in arrivo dopo i controlli sulla cessione del credito: vediamo cosa fare e quali sono le difficoltà dei professionisti, tra scadenze e anomalie nelle comunicazioni.

Controlli sulla cessione del credito, in arrivo lettere dall'Agenzia delle entrate

L’Agenzia delle entrate sta inviando lettere ai professionisti per bloccare le cessioni del credito considerate a rischio. A supporto delle operazioni, l’Amministrazione finanziaria chiede una serie di documenti, altrimenti non si potrà procedere con la cessione del credito e quindi la monetizzazione del beneficio.

I problemi che i professionisti stanno riscontrando sono due: la tempistica da rispettare, perché chi va oltre la scadenza rischia la cancellazione dell’operazione, e il fatto che il contribuente non risulti nemmeno in copia in queste comunicazioni, quindi la cessione potrebbe risultare nulla senza che il cittadino se ne accorga.

Facciamo il punto della situazione su quello che sta succedendo, le scadenze da rispettare e cosa fare se si riceve una lettera dall’Agenzia delle entrate.

Cessione del credito bloccata per i controlli: cosa dicono le lettere dell’Agenzia delle entrate

La segnalazione delle lettere dell’Agenzia delle entrate ai professionisti incaricati delle comunicazioni della cessione del credito arriva dal Sole24Ore. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano di Confindustria, l’Amministrazione finanziaria sta effettuando i controlli sulle opzioni alternative alla detrazione per il superbonus 110% e per gli altri bonus edilizi.

Le comunicazioni che presentano delle anomalie verranno congelate per 30 giorni a titolo cautelare. Le lettere dell’Agenzia quindi hanno come primo scopo quello di comunicare la sospensione del credito, ma il contenuto dell’avviso non termina qui. L’Agenzia, infatti, chiede anche una serie di documenti da inviare entro 5 giorni, e poi comunica che in caso di mancata risposta la comunicazione verrà considerata non effettuata.

Il primo problema è quello della tempistica: la scadenza entro cui è possibile cedere i bonus edilizi relativi alle spese effettuate nel 2021 è il 29 aprile.

Lettere Agenzia delle entrate e cessione bloccata: documenti da inviare entro 5 giorni

I documenti richiesti dall’Agenzia delle entrate nelle lettere inviate ai professionisti vanno inviati entro 5 giorni dalla ricezione della comunicazione. Tra i documenti richiesti in seguito alla scoperta di un’anomalia nella comunicazione della cessione del credito ci sono:

  • il visto di conformità;
  • l’asseverazione di rispetto dei requisiti tecnici;
  • le fatture per il pagamento dei lavori edilizi e per le spese dei professionisti (come il rilascio del visto di conformità, delle attestazioni e delle asseverazioni);
  • le ricevute dei bonifici;
  • la Cila;
  • la polizza assicurativa stipulata dai tecnici asseveratori.

La difficoltà in questo caso è che la lettera dell’Agenzia viene ricevuta da chi ha fatto l’intermediario, e non da chi ha effettivamente posto il visto di conformità, quindi non è detto che sia in grado di rispondere in tempi così stretti (solo 5 giorni).

I dubbi dei professionisti

Oltre alle tempistiche molto strette, un altro elemento da mettere in risalto è che i contribuenti non compaiono nemmeno in copia tra i destinatari delle lettere dell’Agenzia delle entrate: il rischio, quindi, è che la cessione del credito sia nulla e che il cittadino nemmeno se ne accorga in tempo. Infatti, tanti professionisti si stanno chiedendo se avvisare o meno i propri clienti.

Altri professionisti, invece, nonostante abbiano inviato i documenti richiesti entro i 5 giorni stabiliti, ancora non hanno avuto riscontri da parte dell’Agenzia. Il problema è che, una volta trascorsi 30 giorni, la cessione si sblocca in automatico, mentre in caso di problemi che rendono definitivo lo stop della cessione, l’Agenzia invia una comunicazione con cui spiega i motivi dell’annullamento dell’opzione.

A questo punto il contribuente può impugnare questa comunicazione davanti al giudice tributario, scelta che però comporta un investimento importante in termini di tempo. La seconda opzione è provare con una nuova cessione del credito, che però potrebbe essere di nuovo bloccata oppure potrebbero esserci difficoltà nel trovare un acquirente disposto a comprare un credito già respinto.

Iscriviti a Money.it