Congedo parentale, nuove regole dal 13 agosto: la guida aggiornata

Simone Micocci

1 Agosto 2022 - 17:53

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Congedo parentale, in arrivo le nuove regole: verrà pagato indipendentemente dall’età del figlio, sale il numero dei mesi a disposizione per i nuclei monogenitoriali.

Congedo parentale, nuove regole dal 13 agosto: la guida aggiornata

Il congedo parentale cambia e lo fa in meglio visto che il decreto legislativo in materia di conciliazione vita-lavoro riconosce maggiori tutele per i lavoratori dipendenti.

Ricordiamo che con il termine congedo parentale ci si riferisce a uno degli strumenti introdotti dal legislatore per tutelare i lavoratori dipendenti che hanno necessità di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del figlio nei primi anni di vita. Per questo motivo il congedo parentale viene riconosciuto, tanto al padre quanto alla madre, in relazione a una nuova nascita, o comunque in caso di figli adottati o in affido preadottivo.

A cambiare sono diversi aspetti del congedo parentale: ad esempio, oggi nei giorni di assenza dal lavoro, che non possono superare gli 11 mesi se si tiene conto di entrambi i genitori, si percepisce un’indennità sostitutiva d’importo pari al 30% della retribuzione percepita, ma solo fino al compimento dell’8° anno di età del figlio e per un periodo complessivo di 6 mesi.

Dal 13 agosto, invece, viene elevato a 9 mesi il termine entro cui il congedo parentale fruito da entrambi i genitori può essere retribuito, mentre l’indennità viene riconosciuta, indipendentemente dal reddito, fino ai 12 anni di età del figlio.

Alla luce di queste novità, ecco una guida aggiornata sul congedo facoltativo parentale, così da fare chiarezza su cosa sta per cambiare per importi, limiti e numero di giorni di permesso che si possono richiedere.

Congedo parentale: cos’è e come funziona oggi

Il congedo parentale è lo strumento con cui l’ordinamento permette a un genitore di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del bambino quando queste esigenze sono impedite dallo svolgimento di un’attività lavorativa; consiste in un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, retribuito solamente in determinati casi.

Dopo la conclusione del congedo di maternità - o di quello di paternità, quindi, il lavoratore ha a disposizione altri giorni di permesso da poter utilizzare per dedicarsi ai bisogni del figlio. L’importante è che - come ricordato dalla Corte di Cassazione in una recente sentenza - il lavoratore non si approfitti del congedo per svolgere altre mansioni; in presenza di un abuso del diritto, infatti, il dipendente potrebbe andare incontro al licenziamento.

Congedo parentale: giorni di permesso

Il congedo parentale spetta a entrambi i genitori per ogni bambino fino al compimento del 12° anno. La somma dei giorni di permesso usufruiti dal padre e dalla madre, però, non può essere superiore a 10 mesi, che possono salire ad 11 qualora il padre usufruisca di almeno 3 mesi di permesso.

I giorni di permesso spettanti variano sia in base al tipo della propria occupazione che da quella dell’altro genitore. Ecco nel dettaglio quanto spetta per legge:

  • madre dipendente: 6 mesi;
  • padre dipendente: 6 mesi, elevabili a 7 se questo si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. Il padre può usufruire dei giorni del congedo parentale anche nel periodo in cui la madre usufruisce del congedo di maternità;
  • genitore solo: 11 mesi, limite elevato dal decreto legge sulla conciliazione vita-lavoro in vigore dal 13 agosto 2022;
  • lavoratori iscritti alla gestione separata INPS: 3 mesi entro il 1° anno di vita del figlio;
  • lavoratrici autonome: 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Possono usufruire del congedo parentale anche i lavoratori dipendenti che adottano un bambino. I giorni di permesso spettano nella stessa misura prevista per i genitori naturali, quindi ne possono usufruire entro i primi 12 anni dall’ingresso del minore nella famiglia. Bisogna specificare però che il congedo parentale decade al compimento della maggiore età del figlio adottivo.

Quanto spetta

Dal 13 agosto 2022 il congedo parentale verrà retribuito al 30% della retribuzione percepita anche quando goduto per i figli che hanno un’età compresa tra i 6 e i 12 anni.

Non si guarderà più, quindi, all’età del figlio per valutare se il congedo parentale deve essere pagato o meno. L’unica condizione da soddisfare è il non aver superato il limite di giorni indennizzabili fissato dalla normativa, anche questo oggetto di recente modifica.

Nel dettaglio, il congedo parentale viene retribuito al 30% per i primi 3 mesi goduti da entrambi i genitori (per un totale di 6 mesi). Dopodiché il decreto legge sulla conciliazione tra vita e lavoro introduce altri 3 mesi indennizzati, i quali possono essere trasferiti tra i genitori e fruibili in alternativa tra loro.

Ricapitolando, sono 9 i mesi di congedo parentale indennizzabili, indipendentemente dall’età del figlio o della figlia, ma per un massimo di 6 mesi per un solo genitore.

Congedo parentale anche a ore

Dal 2013 è consentita la fruizione oraria dei congedi parentali. Il che significa che, fino al compimento degli otto anni del bambino, invece di perdere un’intera giornata lavorativa, il genitore potrà richiedere di assentarsi per alcune ore per poi ritornare al proprio posto di lavoro.

La novità, introdotta per andare incontro alle famiglie, consente di utilizzare i congedi in modo più flessibile rispetto ai permessi lavorativi e inoltre permetterà anche di ammortizzare in modo più equilibrato la retribuzione ridotta che si percepisce durante i periodi di congedo parentale.

Per accedervi sarà necessario il solito preavviso a seconda delle disposizioni stabilite dai vari contratti collettivi nazionali.

Richiesta congedo parentale: come fare domanda

È bene ricordare che la domanda per il congedo parentale va presentata prima dell’inizio del periodo di congedo richiesto. Questo perché vengono pagati solamente i giorni di congedo fruiti successivamente alla presentazione della domanda.

La domanda va presentata all’Inps ma è il datore di lavoro ad anticipare l’importo dell’indennità. Nel dettaglio, il metodo consigliato per l’invio della richiesta è di farlo online (solo se in possesso di Spid, CIE o CNS) tramite il servizio telematico disponibile sul sito Inps (clicca qui e poi seleziona “Invio della domanda” che si trova in fondo alla pagina).

In alternativa la domanda può essere presentata tramite call center al numero verde Inps 803 164 o a quello a pagamento 06 164 164 per chi chiama da rete mobile; ricordate che potete anche rivolgervi ad un patronato con gli intermediari dell’istituto che vi assisteranno nella procedura telematica.

Per quanto riguarda il congedo parentale ad ore, invece, si rimanda alla circolare Inps 152/2015.

Licenziamento per chi non rispetta le regole

È molto importante che i genitori durante il periodo di astensione dal lavoro si dedichino per la maggior parte del tempo alla cura del figlio. Chi si approfitta del congedo parentale, infatti, può essere persino licenziato.

Lo sa bene un papà abruzzese per il quale la Corte di Cassazione - con la sentenza n°509 del 2018 - ha confermato il licenziamento predisposto dalla società automobilista dove era impiegato dopo aver rilevato che nei 10 giorni di congedo parentale non aveva svolto alcuna attività in favore del figlio per oltre la metà del tempo.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il genitore non può utilizzare i giorni di permesso del congedo parentale per occuparsi di altre mansioni che siano differenti dalla cura del figlio.

È importante che la finalità del congedo venga rispettata dal momento che - sostiene la Corte di Cassazione - “ciò che conta non è tanto quel che il genitore fa nel tempo da dedicare al figlio quanto piuttosto quello che invece non fa nel tempo che avrebbe dovuto dedicare al minore”.