Congedo malattia figlio, come funziona: giorni, stipendio e obblighi del dipendente

Simone Micocci

21/07/2022

21/07/2022 - 17:14

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La malattia del figlio giustifica l’assenza dal lavoro, ma solo entro un certo numero di giorni. Ecco una guida completa

Congedo malattia figlio, come funziona: giorni, stipendio e obblighi del dipendente

Quando il figlio o la figlia stanno male il lavoratore dipendente può assentarsi dal lavoro ricorrendo all’apposito congedo. Conosciuto anche con il termine di permessi per la malattia del figlio, infatti, tale strumento consente al genitore di non presentarsi al lavoro, senza rischiare il licenziamento, per il periodo necessario alla cura del minore.

A tal proposito, è importante ricordare che spetta al dipendente giustificare l’assenza per malattia del figlio, consegnando al datore di lavoro il certificato di malattia riferito al minore.

Va detto, però, che l’assenza per malattia del figlio non la paga né l’Inps né il datore di lavoro. Eccetto il caso dei dipendenti pubblici - i quali dispongono di qualche giorno di congedo retribuito - per la generalità dei lavoratori tali permessi non sono infatti retribuiti. In ogni caso l’Inps si fa carico del versamento della contribuzione figurativa.

Inoltre, è bene sottolinare che il congedo per la malattia del figlio ha una durata prestabilita. La normativa, infatti, fissa un certo numero di giorni che si possono prendere per la malattia del bambino, oltre i quali il lavoratore non è più giustificato.

Cosa dice la normativa

Essere genitori e nel contempo lavoratori può essere proibitivo, specialmente in determinati periodi dell’anno. Pensiamo ad esempio al periodo delle influenze, quando tra asilo nido e materne è facile che il proprio figlio si prenda un malanno di stagione e sia costretto a restare a casa per qualche giorno. Nessun problema per chi può contare sui nonni o ha la possibilità di permettersi una baby sitter, ma cosa possono fare gli altri? La risposta ovviamente la conoscete già: vi è la possibilità per il lavoratore, in caso di malattia del figlio, di assentarsi dal lavoro per qualche giorno attenendosi ai limiti imposti dalla normativa.

Il congedo per le malattia del figlio viene istituito dall’articolo 47 del Trattato Unico 151/2001 che disciplina le regole e le modalità di utilizzo per congedi, riposi e permessi riconosciuti ai lavoratori che diventano genitori. Il T.U. ne ha anche modificato il nome, poiché prima della sua entrata in vigore si parlava di permessi - e non di congedi - per la malattia del figlio.

È all’articolo 47 del T.U. 151/2001 quindi che bisogna fare riferimento per avere tutte le informazioni necessarie sul congedo per la malattia del figlio, dai giorni di permesso che si possono richiedere alla retribuzione prevista in caso di assenza.

Ad esempio, qui viene specificato che possono richiedere il congedo sia i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato che determinato, ma solo quando l’età del bambino malato non supera gli 8 anni.

La circolare 79/76 del Ministero del lavoro, invece, spiega che per “malattia” si intende “la modificazione peggiorativa dello stato di salute e più precisamente qualsivoglia alterazione anatomica e funzionale dell’organismo, anche localizzata, e perciò non impegnativa dalle condizioni organiche generali”.

Quando può essere richiesto?

Il Decreto Legislativo n° 151 del 2001 prevede la possibilità per genitori lavoratori di usufruire di un periodo di assenza dal lavoro per la malattia dei propri figli.

La durata del periodo di astensione facoltativa, in caso di malattia del figlio, varia a seconda dell’età del bambino:

  • fino ai 3 anni del bambino/a: entrambi i genitori possono assentarsi alternativamente per il periodo di malattia del figlio, senza limiti di tempo. Per i dipendenti pubblici i primi 30 giorni di assenza, successivi al periodo di congedo di maternità o di paternità, sono retribuiti;
  • fra 3 e 8 anni del bambino/a: ciascun genitore può assentarsi a turno per massimo 5 giorni lavorativi ogni anno fino al compimento degli 8 anni del bambino. I 5 giorni di permesso non sono cedibili all’altro genitore. È bene precisare che il Jobs Act ha elevato a 12 anni l’età per beneficiare del congedo parentale, ma il limite per l’assenza per malattia è sempre di 8 anni.

Nel computo dei giorni di permesso rientrano anche gli eventuali festivi se compresi nel periodo di assenza dal lavoro. La normativa, infatti, per evitare i casi di “fruizione frazionata” prevede che se tra due periodi di congedo non intercorre almeno un giorno di lavoro effettivo, rientrano nel calcolo anche i sabati, le domeniche e i festivi.

Retribuzione

I periodi di assenza che spettano al genitore richiedente non sono retribuiti; tuttavia per i genitori che lavorano nel settore pubblico è previsto un trattamento di maggior favore poiché fino ai tre anni di età del bambino i primi trenta giorni di congedo sono pagati al 100%.

I periodi di assenza vanno computati nell’anzianità di servizio, a eccezione degli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità, e sono coperti da contribuzione figurativa (pagata dalla gestione previdenziale cui sono iscritti i lavoratori) che varia in base all’età del bambino.

Proprio per questo motivo, visto che nella generalità dei casi il periodo di assenza non viene retribuito, al lavoratore che fruisce di tale congedo viene data la possibilità di richiedere al datore di lavoro un anticipo del Tfr. La somma richiesta, che in ogni caso non può superare il 70% di quanto maturato, servirà per compensare lo stipendio non erogato e solitamente non dovrebbe superare tale importo.

Concomitanza con il congedo parentale

In caso di concomitanza del congedo parentale con quello per malattia del figlio, il Ministero del Lavoro ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di chiedere la sospensione dell’uno per godere dell’altro istituto.

Visite fiscali

Durante i giorni di congedo per malattia del bambino il genitore non ha l’obbligo di reperibilità durante gli orari della visita fiscale in quanto tale controllo riguarda esclusivamente la malattia del lavoratore e non del bambino.

Certificato medico

Il datore di lavoro non può sottrarsi al riconoscimento del congedo, la malattia deve comunque essere documentata attraverso certificato sottoscritto dal medico curante o convenzionato, trasmesso telematicamente all’INPS, datore di lavoro e genitore, tramite PEC.

Interruzione delle ferie

Il congedo per malattia interrompe le ferie solo se il bambino deve essere ricoverato in ospedale. In questo caso il genitore può chiedere la trasformazione delle ferie in congedo per malattia del figlio.

Visite mediche del figlio

Concludiamo facendo chiarezza sul tema legato alle visite mediche. Prendiamo come esempio un genitore che deve prendersi un giorno di riposo per accompagnare il proprio figlio ad una visita medica di routine, ovvero non legata ad un peggioramento del suo stato di salute.

In tal caso questo non può motivare l’assenza prendendo un permesso per malattia del figlio; in alternativa può richiedere il congedo parentale (se ha ancora giorni a disposizione) oppure un permesso retribuito ROL.

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