Con Trump cambio euro-dollaro verso la parità? L’outlook sui Bond UE e BTP

Laura Naka Antonelli

07/11/2024

Fino a che punto i dazi che Trump ha promesso di infliggere anche contro l’Europa penalizzeranno l’euro? E qual è la view sui BTP e i bond europei?

Con Trump cambio euro-dollaro verso la parità? L’outlook sui Bond UE e BTP

Quale sarà l’effetto della vittoria di Donald Trump alle Elezioni USA sull’euro-dollaro, sui titoli azionari e sui titoli di Stato dell’Europa?

L’euro scenderà per caso fino alla parità nei confronti del dollaro USA?

E cosa deciderà di fare la BCE di Christine Lagarde, per cercare di blindare l’area euro dai dazi che molto probabilmente la nuova amministrazione USA guidata dal tycoon repubblicano imporrà sulle importazioni USA non solo di prodotti cinesi, ma anche europei?

Analisti, economisti e strategist sono al lavoro da un po’ per tentare di fare un preventivo sui possibili danni o benefici che la presidenza americana di Donald Trump comporterà per l’Europa.

BCE costretta a tagliare di più i tassi con dazi Trump? BTP e bond euro: l’outlook

L’attenzione è rivolta soprattutto alle tariffe che Washington deciderà di infliggere ai beni esportati dalle aziende europee.

L’impressione, stando a quanto è emerso da alcuni analisti nelle ultime ore, è che l’effetto Trump sarà positivo per i titoli di Stato europei (ma su questo outlook le riserve sono molte) e negativo in particolare per l’euro.

Ovviamente è troppo presto per sparare sentenze: un conto sono le promesse che vengono sbandierate durante una campagna elettorale, un altro sono le scelte pratiche che un qualsiasi governo decide di adottare.

È vero che con Trump, tuttavia, non si scherza e che c’è il precedente della prima presidenza del tycoon, in cui i dazi sono sicuramente fioccati, dando il via a una vera e propria battaglia commerciale degli Stati Uniti contro la Cina.

JP Morgan ha avvertito in una sua analisi che il candidato repubblicano ha promesso l’imposizione di dazi del 10% su tutte le importazioni USA di beni provenienti da tutti i Paesi, facendo notare che l’Unione europea rischia di pagare un prezzo molto alto, viste le strette relazioni commerciali del blocco con gli Stati Uniti.

Gli USA rappresentano di fatto il principale partner commerciale dell’Unione europea, così come l’UE è il principale partner commerciale degli States.

Inevitabile il timore sui mercati che eventuali dazi decisi da Trump finiscano con il deprimere la crescita già zoppicante dell’area euro e, in generale, dell’Europa: motivo di per sé che porta già qualche analista a ritenere che, a guadagnare dall’avvento di un clima di avversione al rischio, potrebbero essere i titoli di Stato UE, BTP inclusi.

Il mercato obbligazionario europeo ha risposto dicendo che potremmo assistere a una crescita più bassa, che potrebbe essere compensata dai tagli dei tassi della BCE, non tale tuttavia da farci precipitare in una brutta recessione”, ha commentato Nick Hayes, responsabile della divisione di reddito fisso di AXA Investment Managers, che ha riferito a Reuters di preferire i bond europei.

D’altronde, “se la certezza è il suo ritorno (alla Casa Bianca), l’incertezza è su quanto accadrà”, ha sottolineato Hayes.

Per ora, a soffrire sul mercato globale dei titoli di Stato sono soprattutto i Treasury, che pagano la prospettiva di una inflazione pronta a scattare verso l’altro negli Stati Uniti, e che assistono dunque al boom dei loro rendimenti.

Oggi in realtà soffrono però anche i BTP, i Bund e altri titoli di stato dell’Eurozona, sulla scia non solo dell’esito delle Elezioni USA ma anche delle tensioni politiche che stavolta vedono protagonista la Germania, economia numero uno dell’Europa ora alle prese con la crisi di governo e con lo spettro delle elezioni anticipate.

La conseguenza è che i rendimenti dei Bund a 10 anni salgono di 8 punti base. Schizzano di 8 punti base anche i rendimenti dei BTP, che salgono al 3,81%. I tassi degli OAT francesi balzano di 7 punti base al 3,24%. Occhio anche al trend dello spread BTP-Bund, che torna a infiammarsi.

Euro-dollaro: con dazi Trump verso la parità?

A conferma del timore che il PIL dell’area euro accusi il colpo Trump, è la reazione dell’euro, che ha puntato subito verso il basso, capitolando ieri del 2% circa nei confronti del dollaro e soffrendo così il tonfo giornaliero peggiore dal periodo più drammatico della pandemia del COVID-19.

Euro-dollaro destinato a scivolare verso la parità? Sì, secondo gli analisti di JP Morgan, ING e ABN AMRO, che hanno detto di ritenere che il rapporto EUR-USD potrebbe capitolare a 1:1 con la presidenza di Trump.

Da un lato, i tagli alle tasse che il prossimo inquilino della Casa Bianca intende varare nell’ambito di quella politica fiscale espansiva che ha detto di voler realizzare negli Stati Uniti, potrebbero riaccendere l’inflazione made in USA e costringere la Federal Reserve a fare addirittura una pausa nel suo ciclo appena iniziato di riduzioni dei tassi.

Dall’altro lato, i dazi che sempre Trump ha intenzione di imporre all’Europa, deprimendo i fondamentali del blocco, potrebbero costringere la BCE di Christine Lagarde ad allentare la politica monetaria dell’area euro in modo più incisivo.

A tal proposito, va ricordato però che è difficile che l’Eurotower segui un percorso troppo diverso rispetto a quello della Fed. Di conseguenza, su uno scenario di parità tra l’euro e il dollaro i dubbi sono tanti.

Nella giornata di ieri i trader hanno alzato già la posta sui tagli dei tassi della BCE previsti entro la fine del 2025: in tutto, con la vittoria di Trump alle Elezioni USA, di 130 punti base, rispetto ai 120 punti base dell’Election Day.

Goldman Sachs ha tuttavia riferito di prevedere che l’amministrazione Trump colpirà le importazioni USA di prodotti europei con dazi non eccessivi, che sforbiceranno la crescita del PIL dell’area euro dello 0,5%.

Dal canto suo Deutsche Bank ha detto di stimare un calo dell’euro-dollaro a $1,05 entro la fine di questo anno, smorzando le preoccupazioni su un impatto eccessivo dei dazi sulla crescita economica del blocco e dunque anche sull’impatto sulla moneta unica.

Sì, i dazi preoccupano molto, ma bisognerà anche capire cosa accadrà alla crescita relativa”, ha ricordato inoltre Arun Sai, senior strategist della divisione multi asset di Pictet Asset Management, che ritiene che in realtà la crescita dell’Eurozona si stabilizzerà, a fronte di un rallentamento della crescita USA.

Scettico sul rischio che l’euro scivoli sulla parità sul dollaro anche Federico Cesarini, responsabile della divisione del forex delle economie avanzate di Amundi Investment Institute, che ha scritto che, a suo avviso, una condizione tale da portare l’euro a capitolare attorno alla parità dovrebbe essere l’azzeramento delle scommesse presenti sui mercati su ulteriori tagli ai tassi da parte della Fed di Jerome Powell. Fatto sta che i trader scommettono su riduzioni ai tassi complessive da parte della Fed di più di 100 punti base entro la fine del 2025.