Sostituire le lampadine con i Led taglia la bolletta fino al 90%, ma cosa dice la scienza sulla salute? Gli aspetti da non sottovalutare.
La maggior parte delle guide al risparmio concordano su un punto: sostituire le vecchie lampadine con quelle Led. E in effetti funziona: i consumi si riducono sensibilmente e il risparmio in bolletta è presto visibile. Tuttavia, i vademecum salva-portafoglio non tengono conto di un dettaglio che sta molto a cuore alla comunità scientifica: gli effetti che l’esposizione sempre più massiccia alla luce Led potrebbe avere sul nostro organismo.
La domanda da porsi è: dietro l’efficienza energetica si nascondono aspetti che meritano maggiore attenzione? Sono numerosi gli studi da prendere in esame per dare una risposta definitiva a questo quesito.
Quanto si risparmia davvero con le lampadine Led
Se vi dicessero che una semplice lampadina può ridurre sensibilmente i consumi elettrici e alleggerire la bolletta per anni, probabilmente non avreste dubbi sulla scelta. Ed è esattamente quanto accaduto con i Led, i cui vantaggi economici sono difficili da contestare. Stando ai dati della Commissione europea, questa tecnologia può essere fino al 90% più efficiente rispetto alle tradizionali lampadine a incandescenza. Un altro aspetto da non sottovalutare è la durata nettamente superiore dei Led, che consente di abbattere sul lungo periodo anche i costi di sostituzione.
Non stupisce, dunque, che i Led siano ben presto diventati lo standard per l’illuminazione domestica e per quella pubblica. Diversi Comuni italiani hanno già completato o avviato la conversione degli impianti cittadini, registrando riduzioni dei consumi energetici che in alcuni casi superano il 60%. Dunque, guardando solo l’aspetto dei consumi, la convenienza dei Led è fuori discussione.
Perché si parla dei possibili rischi per la salute
Ma quali sono gli effetti dell’esposizione prolungata alla luce artificiale? Dopotutto oggi i Led sono presenti praticamente ovunque: dall’illuminazione casalinga dagli schermi dei dispositivi elettronici, siamo costantemente esposti a questa particolare fonte di luce. A differenza delle vecchie lampadine, i Led producono una luce caratterizzata da una componente blu più marcata e da una ridotta presenza di altre lunghezze d’onda.
È proprio la cosiddetta luce blu a essere finita al centro di numerose ricerche. L’Anses (l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria) ha evidenziato che l’esposizione eccessiva nelle ore serali a questa particolare tipologia di luce può alterare il ritmo sonno-veglia e influenzare i processi biologici che regolano il riposo, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. A destare particolare preoccupazione sono gli schermi elettronici utilizzati a distanza ravvicinata e per periodi prolungati.
Cosa dice l’Unione europea
Anche il Comitato europeo per la salute, l’ambiente e i rischi emergenti si è espresso sul tema. Le conclusioni arrivate dalla Commissione europea sono rassicuranti per quanto riguarda la popolazione generale: gli studi disponibili indicano infatti che l’esposizione alla luce Led in normali condizioni d’uso non comporta rischi significativi per la retina e che la radianza emessa dagli schermi resta ampiamente al di sotto dei limiti di sicurezza. Tuttavia, gli stessi esperti europei sottolineano che la valutazione dei possibili effetti biologici è complessa e dipende da numerose variabili:
- la durata dell’esposizione;
- l’età dell’individuo;
- le condizioni di salute generali;
- l’intensità luminosa.
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La questione delle lunghezze d’onda «mancanti»
La luce blu non è l’unica caratteristica dell’illuminazione a Led a destare sospetti. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports dai ricercatori dell’University College London suggerisce che ambienti illuminati esclusivamente da Led potrebbero non fornire alcune lunghezze d’onda presenti invece nella luce solare e nelle vecchie lampadine a incandescenza.
Gli autori dello studio ritengono che l’aggiunta di una sorgente luminosa tradizionale avrebbe migliorato alcune prestazioni visive dei partecipanti coinvolti nella ricerca. L’ipotesi è che determinate lunghezze d’onda più lunghe possano favorire il corretto funzionamento dei mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione di energia. I risultati dello studio sono ancora in una fase preliminare e necessitano di ulteriori approfondimenti prima di poter essere tradotti in indicazioni pratiche per la popolazione.
La questione della vitamina D
Un ulteriore aspetto riguarda l’assenza quasi totale di raggi ultravioletti nelle sorgenti Led. Stando al parere del medico chirurgo e psicoterapeuta Paolo Baron, la completa eliminazione dell’esposizione ai raggi UV merita un’attenzione particolare. I raggi UV svolgono precise funzioni biologiche, dunque una loro drastica riduzione potrebbe teoricamente incidere sulla produzione di vitamina D, fondamentale per diversi processi metabolici, ma anche per la salute delle ossa e del sistema immunitario.
Su questo punto è necessario fare una piccola precisazione: la vitamina D viene sintetizzata principalmente attraverso l’esposizione della pelle ai raggi UVB del sole. Dunque, anche le comuni lampadine domestiche, come quelle a incandescenza, non rappresentano una fonte significativa di questa vitamina. Il rischio di una carenza non dipende quindi tanto dal passaggio ai Led, quanto dalla crescente tendenza a trascorrere gran parte della giornata in ambienti chiusi, lontano dalla luce naturale.
Le luci a Led convengono davvero?
Per rispondere alla domanda iniziale: sì, gli effetti dell’uso massiccio di illuminazione a Led meritano maggiore attenzione; tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, rappresentano la soluzione più efficiente dal punto di vista energetico ed economico, senza conseguenze troppo problematiche per l’organismo.
Il dibattito scientifico sul tema è ben lontano dall’essere chiuso e numerosi studi cercano ancora di comprendere in che modo la qualità della luce artificiale possa influenzare il nostro organismo nel lungo periodo. Quello che possiamo fare nel frattempo è utilizzare questa tecnologia con buon senso, diminuendo l’esposizione alla luce blu nelle ore serali e sfruttando, quando possibile, la luce naturale.
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