La scorsa settimana (14/07) la banca internazionale britannica Barclays Bank ha emesso una dual tranche distinta nella valuta e nei tassi nominali annui. Si tratta di due prestiti obbligazionari di modesti importi che condividono più tratti oltre l’emittente, la callable e la durata massima, la natura cumulative.
Il titolo denominato nella valuta comunitaria lo abbiamo già illustrato, per cui ora vedremo quello in valuta estera. Anticipiamo solo che con 860 € si acquistano 1.000 dollari di questo bond bancario e a scadenza diventano 2.584 $.
La tranche in dollari americani e durata massima a 18 anni
Il titolo denominato in dollari statunitensi ha codice ISIN XS3062135630, emesso dall’inglese Barclays e ideato in collaborazione con banca Intermonte. Al pari del titolo gemello in euro, anche qui la scadenza massima è fissata per il 14 luglio 2043, tra 18 anni, salvo il caso di rimborso anticipato a discrezione emittente. La callable può scattare già tra un anno (e comunque sempre con un preavviso di minino 5 giorni lavorativi), il 14/07/’26, fino alla stessa data del ’42. L’anno dopo giungerebbe a naturale scadenza. In entrambi i casi (termine naturale o data di call) l’emittente pagherà il 100% del nominale sottoscritto più le cedole maturate.
I documenti allegati al prodotti sul sito emittente riportano le 17 date di eventuale call, ricomprese tra il 14 e il 16 di luglio. Il mercato di riferimento è l’EuroTLX di Borsa Italiana e il taglio minimo di sottoscrizione è di 1.000 USD, un taglio retail. Al cambio attuale €/$ di 1,1626 vuol dire che bastano 860 € (più spese di commissione bancarie) per sottoscrivere un titolo.
Il bond Barclays arriverà a scadenza o ci sarà la call?
Un’incognita che solitamente accompagna queste emissioni è se il titolo arriverà o meno fino al termine. Detta diversamente, Barclays eserciterà la call prima del 2043? Noi non abbiamo la risposta e forse potrebbe non averla neanche l’emittente. In genere, il che non vuol dire sempre, il debitore si predispone questa possibilità e poi valuta il da farsi strada facendo. Cioè se da qui in poi i tassi scenderanno tanto, molto probabilmente sì. In tal modo Barclays chiuderebbe un prestito costoso e ne aprirebbe un altro a lei meno oneroso.
Rispetto ai tassi BCE, quelli FED sono ancora relativamente “alti”. Lo scorso 18 giugno la Federal Reserve ha lasciato inalterati i tassi di interesse al 4,25%-4,50%, una decisione ampiamente attesa dagli analisti. Per il futuro prossimo a venire il mercato si attende tagli per mezzo punto percentuale entro dicembre, e di un altro punto intero entro l’estate 2026. In pratica tra un annetto circa il costo del denaro Oltreoceano dovrebbe attestarsi in area 3%, decimali sopra o sotto staremo a vedere. In più c’è che il mandato del Presidente FED, Powell, scade a maggio 2026 per cui il Presidente USA, Trump, potrebbe nominare un successore “più incline” ai tagli.
Se più elementi dovessero convergere verso una stessa direzione è probabile che i tassi USA da qui a fine 2026 recuperino tutti i tagli finora “persi”. Ad oggi è solo uno degli scenari possibili, e laddove si dovesse verificare salirebbero le probabilità della callable del bond Barclays. Ciò gioverebbe al rendimento, che resterebbe alto, ma esporrebbe al rischio di reinvestimento oltre a far perdere le cedole future.
Cedola a tasso fisso cumulativo
Per questo prestito in valuta l’emittente paga una cedola dell’8,80% lordo ma del tipo cumulative, cioè pagata tutta insieme e non al termine dell’anno di maturazione. Il maxi cedolone arriverebbe o a scadenza o a una delle eventuali date di call a discrezione dell’emittente, sempre al netto della ritenuta fiscale del 26%. In pratica basterà moltiplicare la cedola per il numero di anni maturati alla data di rimborso, tipo per esempio (su 1.000 USD nominali):
- 14/07/’26: 1.088 USD, cioè dopo 1 anno;
- 14/07/’27: 1.176 USD (1.000 $ moltiplicati per 2 cedole);
- 14/07/’32: 1.6161 USD;
- 16/07/’40: 2.320 USD;
- 14/07/’43: 2.584 USD (sempre lordi).
Tuttavia, il difetto delle cedole cumulative è che il valore effettivo decresce man mano che la loro riscossione è spostata più in là nel tempo. Cioè il rendimento dell’investimento coincide con la cedola solo se la call avvenisse al termine del 1° anno (acquisto a 100 in emissione), poi decresce man mano si va avanti. Ad esempio il TIR calcolato in principio in caso di acquisto alla pari e di rimborso a naturale scadenza passerebbe al 5,42% lordo.
Con 860 € si acquistano 1.000 dollari di questo bond bancario e a scadenza diventano 2.584 $
In chiusura diamo uno sguardo ai requisiti che dovrebbe avere il cliente-tipo del bond, così come riportati dallo stesso emittente nel foglio informativo del prodotto. Si parte dalla consapevolezza che il rimborso a 100 è garantito solo a scadenza o alla data di call, ossia tra 18 anni o molto prima. Poi occorre tenere a mente che il bond espone al rischio di tassi, di mercato e di liquidità. Da qui in poi i prezzi sul mercato secondario oscilleranno in base alle dinamiche dei tassi, delle attese di mercato, i trend sull’obbligazionario, le dinamiche della banca emittente.
Tuttavia, il rischio più alto è legato al cambio euro/dollaro USA a scadenza o alla data di call o di rivendita futura. Se a quella data il biglietto verde si sarà svalutato rispetto ai livelli attuali, il rendimento percepito servirà a coprire le perdite da cambio, in tutto o in parte a seconda dei casi. Nel caso opposto giungerebbe l’extra gain valutario, a rendere ancora più redditizio l’investimento nel sottostante.