Aggiornate le tariffe per l’equo compenso per la copia pirata e per la prima volta la “tassa” si pagherà anche per gli spazi di archiviazione in cloud.
D’ora in poi nella “tassa” dell’equo compenso per le opere audio e video coperte da diritto d’autore saranno inclusi anche gli spazi di archiviazione in cloud. L’Italia è il primo Paese al mondo (o l’unico?) a tassare lo spazio sul cloud.
Non si tratta di una tassa nuova, il compenso sulla copia privata lo paghiamo già su tutti i dispositivi elettronici che hanno una memoria fisica. La vicenda dell’equo compenso sulla copia privata nasce dal passato, quando non si potevano guardare film in streaming e materiali audio e video circolavano tramite supporti fisici come musicassette, audiocassette, hard disk, compact disc (e prima ancora floppy disk).
Su tutti questi supporti veniva calcolato il compenso per copia privata che doveva essere destinato a chi raccoglie i diritti d’autore (Siae). Il costo maggiore serve a compensare i mancati introiti per il diritto di autore nel caso in cui di un’opera audio o video si faccia una copia privata (un esempio che molti potranno ricordare è la duplicazione di una videocassetta per avere il film a disposizione ogni volta che si desidera).
Attualmente il compenso per la copia privata si applica a tutti i dispositivi dotati di memoria, come gli smartphone, i tablet e i computer.
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Il decreto che aggiorna le tariffe per l’equo compenso
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha firmato il decreto che aggiorna le tariffe dell’equo compenso per le opere audio e video. Il decreto, già inviato agli organi di controllo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, adegua all’inflazione l’importo forfettario applicato ai dispositivi dotati di memoria. L’aggiornamento avviene con cadenza triennale e quello di quest’anno, per la prima volta, include anche gli spazi di archiviazione in cloud. Si tratta di una decisione eccezionale, presa, finora, solo dall’Italia in tutto il mondo.
L’adeguamento non porta al pagamento di cifre molto alte, si pensi che l’equo compenso maggiore sia dovuto sugli smartphone: con l’aggiornamento delle tariffe si arriverà a pagare dai 7 ai 9 euro per ogni dispositivo, all’acquisto. Tecnicamente le cifre devono essere pagate dai produttori, ma come prevedibile, l’onere verrà traslato sul prezzo finale di vendita.
Quanto si pagherà in più per il cloud?
Il nodo focale del nuovo decreto è che per la prima volta l’equo compenso interesserà anche gli spazi di archiviazione in cloud. In attesa di leggere il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, trapela che il costo mensile per utente sarà di 0,0003 euro per GB di memoria fino alla soglia dei 500 gigabyte e di 0,0002 euro per ogni GB aggiuntivo oltre i 500. Il compenso mensile massimo, in ogni caso, è fissato a 2,4 euro per ogni utente. Non si dovrà pagare nulla per archiviazioni fino a 1GB.
Analizzando le cifre nel dettaglio, quanto costa l’equo compenso per chi ha spazi di archiviazione in cloud?
Nella seguente tabella riassumiamo i costi dell’equo compenso in base ai GB di archiviazione:
| GIGABYTE DI ARICHIVIAZIONE | COSTO MAGGIORE PER EQUO COMPENSO |
|---|---|
| 500 GB | 0,15 euro |
| 1 TB | 0,25 euro |
| 2 TB | 0,45 euro |
| 3 TB | 0,65 euro |
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