La Commissione europea vuole una rivoluzione nel settore pensionistico

Ilena D’Errico

5 Aprile 2026 - 20:57

La Commissione Ue invita gli Stati membri a grossi cambiamenti nel settore pensionistico, ecco come e perché.

La Commissione europea vuole una rivoluzione nel settore pensionistico

Il sistema pensionistico europeo è in crisi. Checché se ne pensi, pur raccogliendo un insieme molto diversificato di strutture nazionali indipendenti, le pensioni in Europa non funzionano come dovrebbero. La popolazione europea invecchia progressivamente, mentre la crescita dei lavoratori non tiene il passo, rischiando di portare gli istituti pubblici al collasso. Nel frattempo, Bruxelles deve fare i conti con spese sempre più elevate per conseguire i propri obiettivi e salvaguardare la crescita del continente rispetto al resto del mondo.

Se però i problemi sono ovvi per tutti, le soluzioni proposte per risolverli scatenano importanti dibattiti. Nel cambiamento del settore pensionistico ipotizzato dalla Commissione europea giocano un ruolo cruciale i risparmi dei privati cittadini, oggi per lo più detenuti passivamente. Si tratta di cifre considerevoli, che darebbero un notevole impulso alla crescita dell’Unione europea e soprattutto consentirebbero ai pensionati trattamenti sicuri e dignitosi negli anni a venire.

D’altra parte, l’idea che l’Ue metta le mani nei risparmi di una vita fa paura ai pensionati comunitari. Le recenti dichiarazioni della commissaria europea Maria Luís Albuquerque aiutano a spegnere gli allarmismi e spiegare con più chiarezza le intenzioni della Commissione Ue.

La Commissione Ue vuole una rivoluzione del sistema pensionistico

La Commissione Ue sta preparando una vera e propria rivoluzione per la crescita economica, valutando diverse strategie combinate per incentivare lo sviluppo. Utilizzare i risparmi privati per le pensioni integrative consentirebbe di alleggerire i sistemi pensionistici attuali da un peso sempre maggiore e al contempo rendere produttivi i risparmi privati. La Banca centrale europea ha stimato che sarebbe possibile convogliare in investimenti produttivi, del settore pensionistico e non solo, almeno 8.000 miliardi di euro, rappresentanti peraltro una minima parte dei risparmi detenuti dai cittadini.

Ciò significa che a ognuno sarebbe richiesto un investimento molto modesto, passando attraverso investitori istituzionali come i fondi pensione. Questa soluzione permetterebbe ai sistemi pensionistici di sostenere l’invecchiamento della popolazione senza sacrificare i diritti dei pensionati o chiedere ai lavoratori un onere eccessivamente gravoso, con un sistema solido e durevole. Allo stesso tempo, aumenterebbero anche i risparmi dei privati cittadini, evitando anche che i soldi europei si disperdano senza favorire la crescita collettiva.

A tal proposito, la Commissione Ue ha invitato gli Stati membri a creare pensioni supplementari con autoiscrizione, sulla scia di funzionali modelli internazionali come quello del Regno Unito. L’importantissima alfabetizzazione finanziaria non viene infatti considerata sufficiente, ad oggi, per favorire la partecipazione attiva dei contribuenti.

L’investimento dei risparmi privati nelle pensioni europee

Secondo Marie-Sophie Lappe, una delle autrici del rapporto Understanding the Potential of Leveraging Institutional Investors, ritiene che servirebbero almeno 10 anni per arrivare a questo obiettivo, mentre l’iscrizione automatica al momento dell’assunzione riuscirebbe a mobilitare i risparmi significativamente fin da subito, seppur sempre in maniera facoltativa e con possibilità di revoca. Secondo Lappe, “se per ogni 100 euro in un conto bancario dell’Ue si spostassero 10 euro nel settore dell’Icpf, si mobiliterebbero poco più di 400 miliardi di euro da destinare a titoli di debito e azioni quotate”, ma mette anche in guardia sulle misure da adottare.

Assicuratori e fondi pensione sono invitati a dare la priorità ai risparmiatori, considerando la crescita economica dell’Europa come un effetto collaterale piacevole e non l’obiettivo da perseguire. Sul punto, la commissaria Albuquerque ha ricordato che la Commissione Ue non intende affatto limitare il sistema pensionistico pubblico, ma salvaguardare le pensioni future dall’invecchiamento demografico.

Si punta a garantire trattamenti allineati con l’ultimo stipendio percepito, offrendo ai cittadini diverse opzioni di risparmio familiare semplici e accessibili. Piccoli investimenti che possono ottimizzare i risparmi e al contempo far fiorire l’Ue, ma che devono superare una sfida culturale ancora gigantesca in Europa: l’accettazione del rischio comportato dagli investimenti, per quanto basso, rispetto agli strumenti bancari (e ai contanti) giudicati granitici.

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