A quasi un anno dall’inizio della guerra, tra le sfide d’Israele spuntano - e si rafforzano - anche quelle economiche.
I dati mostrano che l’economia israeliana sta assistendo al rallentamento più marcato tra i Paesi più ricchi dell’OCSE.
Il PIL sceso del 4,1% nelle settimane successive agli attacchi dello scorso 7 ottobre ad opera di Hamas. La flessione è proseguita nel 2024, segnando un ulteriore calo dell’1,1% e dell’1,4% rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre dell’anno.
Questa situazione è stata esacerbata dallo sciopero nazionale del 1° settembre che, seppur di breve durata, ha paralizzato l’economia del Paese come frutto di uno scontento sempre più diffuso per la gestione della guerra da parte del governo.
Crescita del PIL reale su trimestre (con variazione annuale)
Il grafico mostra la crescita trimestrale del PIL per diversi Paesi OCSE, comparata alla media OCSE. Israele mostra la fluttuazione più forte, con un calo marcato tra ottobre e dicembre 2023. Fonte: Amr Saber Algarhi & Konstantinos Lagos / OCSE, CC BY-ND
Le sfide economiche di Israele non sono nulla in confronto alla distruzione dell’economia di Gaza.
Ma i numeri ci dicono che la guerra sta condizionando marcatamente le finanze israeliane, gli investimenti delle aziende che vi operano e - soprattutto - la fiducia dei consumatori.
Come sta andando l’economia israeliana
Solo un anno fa l’economia israeliana stava crescendo in modo sostenuto, soprattutto grazie alla performance del settore tech del Paese. Il suo PIL pro capite è aumentato del 6,8% nel 2021 e del 4,8% nel 2022, molto più della maggior parte dei Paesi occidentali. Nello stesso periodo, lo stesso dato dell’Italia è aumentato rispettivamente del 4,8% e 3,9%.
Ma da allora tutto è cambiato. In un report pubblicato a luglio, la Banca d’Israele ha rivisto le sue previsioni di crescita al +1,5% per il 2024, in calo rispetto al +2,8% previsto all’inizio dell’anno.
Con gli scontri a Gaza che non accennano a placarsi, come anche il conflitto con Hezbollah al confine libanese, la banca centrale del Paese stima che il costo della guerra raggiungerà i 67 miliardi di dollari entro il 2025. Anche con un pacchetto di aiuti militari da 14,5 miliardi di dollari dagli Stati Uniti, le finanze di Israele potrebbero non essere sufficienti a coprire la spesa miliare.
E questo significa che Israele dovrà prendere delle scelte difficili. Come deciderà di allocare le sue (scarse) risorse? Sarà necessario tagliare le spese e/o aumentare il debito. Ma un indebitamento maggiore aumenterà le spese per gli interessi nel medio e lungo termine.
Intanto, le grandi agenzie di rating hanno già provveduto a declassare lo status del Paese. Ad agosto Fitch ha abbassato la valutazione di Israele da A+ ad A, spiegando che l’aumento della spesa militare ha contribuito ad una crescita del deficit fiscale al 7,8% del PIL nel 2024, rispetto al 4,1% dell’anno precedente.
Questa situazione potrebbe causare l’impossibilità per Israele di continuare con la strategia militare così come è implementata ora.
L’impatto della guerra sulle imprese israeliane
Oltre ai dati macro, l’impatto della guerra è facilmente riscontrabile tramite l’andamento di alcuni settori economici.
Il settore edile ha perso quasi un terzo del suo valore nei primi due mesi di guerra e la produzione agricola è scesa di un quarto in alcune aree.
E mancano lavoratori. All’inizio della guerra sono stati chiamati circa 360.000 riservisti, anche oggi molti di questi sono tornati a casa. Oltre 120.000 israeliani residenti nelle zone di confine sono stati costretti ad abbandonare la propria abitazione e a circa 140.000 lavoratori palestinesi residenti in Cisgiordania non è stato permesso di entrare in Israele dallo scoppio della guerra.
Il governo israeliano ha cercato di colmare il gap prendendo lavoratori dall’India e dallo Sri Lanka. Ma molti posti di lavoro cruciali rimangono vacanti.
Fino a un massimo di 60.000 aziende israeliane potrebbero essere costrette a chiudere nel 2024 a causa della carenza di personale, delle interruzioni della catena di approvvigionamento e del calo della fiducia delle imprese.
Anche il turismo è stato gravemente colpito, sebbene non sia una competente fondamentale dell’economia israeliana. Il numero di visitatori è crollato dall’inizio della guerra e ora un hotel su dieci in territorio israeliano rischia di chiudere.
La guerra può aver colpito duramente l’economia di Israele. Ma l’effetto sull’economia palestinese è stato di gran lunga peggiore. Molti palestinesi che vivono in Cisgiordania hanno perso il lavoro che avevano in Israele. E la decisione di Israele di trattenere la maggior parte delle entrate fiscali che raccoglie per conto dei palestinesi ha messo in ginocchio l’Autorità Nazionale Palestinese.
Anche il commercio a Gaza si è fermato, i canali di comunicazione vitali sono stati tagliati fuori e le infrastrutture cruciali sono state distrutte.
La guerra di Israele a Gaza - alla soglia del suo primo anniversario - sta avendo un impatto economico devastante, senza considerare il numero vite andate perdute e la straziante sofferenza che ne deriva. Solo un cessate il fuoco definitivo può impedire ulteriori danni e dare il via a una ripresa economica e sociale non solo in Israele, ma anche in Palestina e nelle zone limitrofe.