Il sistema bancario palestinese è vicino al collasso. Ci sono troppi contanti

Ilena D’Errico

20 Luglio 2026 - 20:06

Il sistema bancario palestinese è vicino al collasso perché ci sono troppi contanti e tutto dipende dal controllo israeliano.

Il sistema bancario palestinese è vicino al collasso. Ci sono troppi contanti

A Gaza il blocco totale ha causato enormi carenze di contante, mentre le banconote sono fin troppe in Cisgiordania. Le banche palestinesi hanno così tante banconote da non riuscire a gestirle e i territori sono progressivamente impoveriti. I troppi contanti stanno portando il sistema bancario palestinese vicino al collasso, sotto le corte redini del controllo israeliano.

Il sistema bancario palestinese vicino al collasso

La Palestina non ha una propria moneta, essendo vincolata dagli accordi con l’Israele, ma soprattutto dalla sovranità territoriale ed economica di Tel Aviv. Senza contare che la Cisgiordania è sprovvista delle infrastrutture essenziali per l’introduzione di una valuta nazionale. Di conseguenza, usa prevalentemente gli shekel israeliani, anche perché l’economia palestinese è fortemente (e forzatamente) integrata con quella israeliana. Oltre alla moneta circolante nei territori palestinesi, ogni mese entrano nuove banconote, per lo più attraverso gli stipendi dei lavoratori palestinesi impiegati in Israele o nelle colonie, e dagli acquisti dei cittadini israeliani o arabi israeliani. Le transazioni, peraltro, avvengono quasi interamente in contanti, perciò l’ingresso di banconote è significativo.

Volumi che finiscono nelle banche, portando l’Autorità monetaria palestinese (che svolge funzioni di Banca centrale) sull’orlo del colasso. Gli istituti non riescono a liberarsi dell’eccesso di cartamoneta, perché soltanto la Banca centrale israeliana può ritirare gli shekel ed emettere in cambio saldi elettronici, ma l’Israele limita la quantità di valuta fisica che può ricevere dalla Cisgiordania. Pare che le banche israeliane non accettino più di 18 miliardi di shekel l’anno dai territori palestinesi (intorno ai 5 miliardi di euro), anche se non è possibile verificare questi dati, mentre la Cisgiordania ne accumulerebbe quasi il doppio. Le autorità israeliane giustificano questo rigido limite per la normativa antiriciclaggio, soprattutto relativamente al finanziamento di attività terroristiche, mentre per la Palestina viene visto come l’ennesimo strumento di controllo e oppressione.

Di fatto, la Cisgiordania è così sostanzialmente dipendente da Israele e priva di concrete possibilità di crescita. Le banche palestinesi non hanno fisicamente più spazio per conservare le banconote in sicurezza e devono necessariamente sostenere costi elevati per tutelare i depositi, i quali comunque non fruttano in alcun modo. Quest’ultimo è di fatto uno degli aspetti più problematici, insieme al blocco dei pagamenti. Senza denaro digitale sufficiente non è possibile pagare le importazioni, come carburante, corrente elettrica e vari beni di consumo che provengono da fornitori israeliani o esteri.

Per far fronte a queste spese non è ovviamente possibile ricorrere ai contanti, perché le quantità non consentono di farlo in maniera agevole, sicura o legale, visto che i fornitori esteri in genere richiedono pagamenti digitali. Queste condizioni impattano sull’economia, generando un circolo vizioso. Aziende e commercianti non riescono a depositare i contanti presso le banche e a un certo punto faticano a pagare i fornitori, dovendo sospendere l’attività o accettare solo pagamenti digitali (quasi mai possibili, tra frammentarietà e blocchi internazionali). Molte persone si trovano così impossibilitate a concludere gli acquisti quotidiani, in un danno crescente e difficile da arginare.

Perché c’è troppo contante

La quantità di contante che si accumula nei territori palestinesi non è affatto sintomo di prosperità, quanto piuttosto di un’economia gravemente sofferente. Intanto, bisogna ricordare che l’eccesso di contante è dovuto principalmente al rigido limite posto dalla Banca d’Israele, che non è mai stato cambiato negli anni e non ha tenuto conto di alcun meccanismo per adeguarsi al passare del tempo e all’evoluzione dei territori palestinesi. Ecco perché i funzionari accusano Tel Aviv di utilizzare questo strumento per tenere i territori palestinesi in stato di crisi.

Influisce inoltre il pagamento dei lavoratori palestinesi in contanti da parte dei datori di lavoro israeliani, come pure l’abitudine di acquistare in contanti beni in Cisgiordania come sigarette e carburante per approfittare dei prezzi. Le dichiarazioni di Israele, d’altra parte, passano dalla difesa dei limiti per timori legati al riciclaggio, al terrorismo e all’evasione fiscale alla minaccia di utilizzare anche la “strangolatura economica” per impedire la creazione di uno Stato palestinese.