Quando smettere di pagare il mantenimento al figlio che ha trovato lavoro? La procedura corretta per evitare la richiesta di mensilità arretrate dall’ex.
Quando un figlio inizia a lavorare il genitore che corrisponde l’assegno di mantenimento non può interrompere il pagamento arbitrariamente. Dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza i rapporti economici sono regolati dal diritto civile.
Anche se molti genitori pensano che, nel momento in cui il figlio maggiorenne trova un impiego diventando economicamente indipendente, possono smettere di pagare l’assegno di mantenimento, non è così. Non basta un contratto di lavoro a far venire meno il diritto del figlio di ricevere l’assegno di mantenimento del genitore.
L’assegno di mantenimento, infatti, è stato deciso da un giudice e il provvedimento è vincolante fintanto che non ne intervenga un altro che lo cancella o lo modifica. Se si ritiene, quindi, che l’assegno di mantenimento non sia più dovuto perché il figlio ormai può mantenersi da solo è necessario attivarsi per ottenere un nuovo provvedimento dal tribunale che modifichi il precedente.
Il mantenimento dei figli non cessa in automatico
L’assegno di mantenimento dei figli non ha una data di scadenza soprattutto perché in Italia non esiste un’età limite che faccia decadere il diritto. L’obbligo di corrispondere l’assegno al figlio permane fino a quando non viene raggiunta l’autosufficienza economica o finché il genitore non riesca a provare che la mancanza di un lavoro dipende dalla pigrizia, dall’inerzia o dal rifiuto del figlio.
La sentenza che obbliga un genitore a versare l’assegno di mantenimento non scade mai da sola: questo accade perché la legge, per tutelare i figli, prevede che il sostegno economico continui fino a quando il giovane non raggiunge l’autonomia.
Chi deve versare i soldi, quindi, non può decidere in modo arbitrario di cessare di farlo.
Come si interrompe l’assegno di mantenimento?
La sentenza che prevede il mantenimento dei figli continua a essere efficace fino a quando non interviene un nuovo provvedimento di revoca, cancellazione o modifica. Se un figlio trova lavoro, anche in modo stabile, il padre separato con l’obbligo di versamento del mantenimento deve continuare a versare l’assegno alla madre fino a quando non presenta un formale ricorso al tribunale per chiedere la revoca del mantenimento. Se il genitore, prima di rivolgersi al tribunale aspetta mesi, durante quel periodo di tempo è obbligato a versare mensilmente la somma prevista dalla sentenza.
La motivazione di questo obbligo va ricercata nelle decisioni prese in sede di separazione o divorzio. A far cessare il diritto deve essere un giudice, così come è stato un magistrato a farlo sorgere. A contare in questo frangente, infatti, è solo quanto riportato dall’ultima sentenza.
Revoca dell’assegno di mantenimento
Ovviamente può essere anche il figlio a decidere di rinunciare spontaneamente all’assegno di mantenimento. Ma se non lo fa il genitore che versa mensilmente l’assegno deve presentare ricorso in tribunale per ottenere un provvedimento di revoca che, tra l’altro, ha validità dalla data in cui la domanda è stata presentata.
Con la sentenza 298 del 2026 la Corte di Cassazione ha ribadito questo principio sottolineando che non conta da quanto tempo il figlio è diventato autonomo economicamente, ma che a contare è la data in cui è stata presentata la richiesta formale da parte del genitore di poter interrompere i versamenti.
Il genitore, quindi, deve portare all’attenzione del giudice la novità che rende il figlio autonomi per ottenere una revisione della sentenza che prevede il mantenimento. Attenzione: la decisione del giudice non ha effetti retroattivi e non può partire da quando il figlio ha iniziato a lavorare e guadagnare. Il giudice deve accertare la situazione e poi provvedere alla revoca dell’assegno: per questo motivo la revoca non ha effetto retroattivo.
Cosa fare per smettere di pagare l’assegno?
Per smettere di versare l’assegno di mantenimento al figlio che lavora la procedura corretta è quella di rivolgersi a un avvocato per depositare il ricorso per la revoca o la modifica delle condizioni previste dalla sentenza di separazione o divorzio indicando chiaramente i motivi della richiesta. Solo con la nuova sentenza il genitore potrà smettere di versare l’assegno di mantenimento senza il rischio che, poi, gli vengano chieste le mensilità arretrate.