Ecco come riconoscere una clausola vessatoria nel contratto di mutuo o finanziamento e perché è importante per tutelarsi.
Le clausole nei contratti sono un bel grattacapo per chi non le controlla con grande attenzione, magari affidandosi a un professionista per maggiore sicurezza. Ci si può così ritrovare in condizioni spiacevoli e scoprire che il contratto di finanziamento o mutuo contiene delle insidie. Obblighi eccessivi a carico del cliente, limitazioni dei suoi diritti e anche uno sproporzionato potere dell’istituto di credito. Potrebbe trattarsi di clausole vessatorie, da cui è possibile difendersi.
Le clausole vessatorie nella normativa civilistica
L’articolo 1341 del Codice civile disciplina le condizioni generali dei contratti e prevede che le clausole vessatorie (più nello specifico onerose in questo caso) siano approvate appositamente, con una sottoscrizione autonoma che garantisca la piena comprensione e accettazione da parte del contraente più debole, a pena di nullità. Bisogna infatti ricordare che una clausola si definisce vessatoria quando determina uno squilibrio significativo tra le parti, riducendo i diritti della parte meno forte dal punto di vista contrattuale, che ha meno potere di trattativa. Il terzo comma del citato articolo fornisce un elenco determinato e tassativo di clausole onerose. Si tratta in particolare delle clausole che stabiliscono a favore di chi le ha disposte:
- limitazioni di responsabilità;
- facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione.
O, a carico dell’altro contraente, sanciscono:
- decadenze;
- limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni;
- restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi;
- tacita proroga o rinnovo del contratto;
- clausole compromissorie (che destinano eventuali future controversie all’arbitrato, escludendo il giudice ordinario);
- deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria.
Questa disciplina è relativa a tutti i contratti, compresi i rapporti tra imprese e consumatori (B2B) oppure tra consumatori (C2). Per i rapporti tra professionisti e consumatori, che partono già da una condizione di svantaggio, è possibile però rifarsi anche alla normativa individuata dal Codice del consumo, che definisce proprio clausole vessatorie.
Le clausole vessatorie secondo il Codice del consumo
Il Codice del consumo offre una protezione specifica e più ampia ai consumatori, tutelandoli dalle clausole vessatorie che potrebbero essere imposte unilateralmente dal contraente più forte, a prescindere dalla forma contrattuale. Quando si applica il Codice del consumo, infatti, la clausola è nulla quando determina un sensibile ed eccessivo squilibrio tra le parti, anche se firmata e accettata da entrambi. A tal proposito, l’articolo 33 del Codice del consumo specifica che si considerano vessatorie tutte le clausole che “malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.
Anche questa norma individua un elenco di clausole, ma non è tassativo, pertanto anche ipotesi non specificate possono essere giudicate vessatorie per interpretazione. Il requisito essenziale è proprio lo squilibrio di obblighi e diritti a sfavore del consumatore. In ogni caso, sono da considerarsi vessatorie fino a prova contraria le clausole che permettono di:
- escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
- escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
- escludere o limitare l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;
- prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;
- consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest’ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest’ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
- imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d’importo manifestamente eccessivo;
- riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
- consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
- stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione;
- prevedere l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto;
- consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso;
- stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione;
- consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto;
- riservare al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto conferirgli il diritto esclusivo di interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
- limitare la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinare l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
- limitare o escludere l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore;
- consentire al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;
- sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
- stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore;
- prevedere l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore;
- imporre al consumatore che voglia accedere ad una procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie di rivolgersi esclusivamente ad un’unica tipologia di organismi Adr (Alternative dispute resolution) o ad un unico organismo Adr;
- rendere eccessivamente difficile per il consumatore l’esperimento della procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
Come riconoscere le clausole vessatorie nel mutuo e nel finanziamento
Puoi riconoscere una clausola vessatoria nel contratto di mutuo o finanziamento quando prevede un eccessivo potere a carico dell’istituto di credito oppure un obbligo troppo pesante nei tuoi confronti in qualità di consumatore. Per esempio, è vessatoria la clausola che permette alla banca di aumentare il tasso di interesse e cambiare le spese unilateralmente, come pure quella che prevede una penale mancante di proporzionalità, quella che annulla le responsabilità della banca per i danni al cliente e così via.
È molto importante che in presenza di tali situazioni, quando l’istituto esercita un potere o pretende un obbligo molto squilibrato, si faccia affidamento a un legale per contestare la clausola vessatoria. Applicando il Codice del consumo dovrà essere annullata, anche se accettata. Si potrà quindi presentare ricorso tramite l’avvocato, eventualmente con un precedente passaggio dalle procedure di mediazione o con procedimenti collettivi per i contratti standard.