Come ottimizzare la tassazione dei fondi comuni di investimento in Italia? La guida

Alessio Grazia

31 Ottobre 2023 - 06:45

La tassazione avviene al momento del disinvestimento, in linea con il criterio di cassa, cioè quando l’investitore riceve i proventi del suo investimento.

Come ottimizzare la tassazione dei fondi comuni di investimento in Italia? La guida

Quando si tratta di investimenti nei fondi comuni, la tassazione è un aspetto critico spesso complicato da comprendere. In Italia, la tassazione dei proventi varia in base a diverse circostanze e normative, influenzando direttamente sia gli investitori privati che le imprese.

Per semplificare, la tassazione differisce a seconda del tipo di partecipante e della conformità del fondo alle direttive dell’Unione Europea. I partecipanti privati sono soggetti a un regime fiscale specifico che riguarda i redditi di capitale, mentre le imprese trattano i proventi come redditi d’impresa, seguendo le disposizioni del TUIR.

I proventi dei fondi di investimento includono le distribuzioni della gestione e le differenze tra il valore di riscatto, cessione o liquidazione delle quote e il costo medio ponderato di sottoscrizione o acquisto. Le modifiche legislative del 2014 hanno apportato importanti cambiamenti in merito a come questi proventi sono tassati.
È fondamentale anche considerare se l’investimento avviene tramite un intermediario italiano o estero. Nel primo caso, l’intermediario si occupa direttamente della tassazione, mentre nel secondo, l’investitore è responsabile e deve applicare una ritenuta del 26% sulla plusvalenza ottenuta.

È importante notare che i fondi UE armonizzati e quelli non armonizzati hanno modalità diverse di tassazione, e questa differenza è rilevante per gli investitori che devono fare dichiarazioni fiscali.

Per semplificare ulteriormente, ecco una tabella che riepiloga le aliquote di tassazione:

Proventi da fondi armonizzati o con gestore UE: 26%
Componente relativa a titoli di stato italiani e white list: 12,5%
Altri fondi: Aliquota marginale IRPEF

La tassazione avviene al momento del disinvestimento, in linea con il criterio di cassa, cioè quando l’investitore riceve i proventi del suo investimento. Tuttavia, se si investe attraverso intermediari esteri, la situazione può diventare più complessa: la tassazione può variare a seconda se il fondo è armonizzato o meno, e questo può influenzare come l’investitore compila la dichiarazione dei redditi.

Ricordiamo inoltre che la plusvalenze di una Sicav risulta essere un reddito da capitale, mentre una minusvalenza creato dal medesimo strumento, ad oggi, è trattata come un reddito diverso. Per le attuali regole di compensazione fiscale, dunque, gli stessi strumenti non compensano i risultati fra di loro.
In un portafoglio di investimento bilanciato, con due strumenti pesati in origine al 50%, qualora uno strumento facesse +10% e l’altro -10%, il saldo per noi sarebbe neutro: 0% di risultato.
Tuttavia, qualora decidessimo di disinvestire, sulla componente positiva andrebbe applicata l’imposta di capital gain relativa e le minusvalenze creerebbero un cassetto, da recuperare con strumenti appositi.

Questo complicato scenario fiscale rappresenta una sfida per molti investitori. Per semplificare le cose, un consulente professionale può senza dubbio rendere più facile le decisioni di un portafoglio di investimento ed i relativi impatti fiscali.