Come iniziare a mettere da parte i soldi? Lo stipendio è importante, ma non è tutto. Ecco 10 strategie facili e veloci per raggiungere l’obiettivo
Come mettere da parte soldi? Nel 2026 non è più una domanda «da tirchi»: è una questione di lucidità. I prezzi continuano a correre più in fretta degli stipendi e i numeri lo confermano: secondo l’Istat, a giugno 2026 l’inflazione italiana è al +3,0% su base annua (da +3,2% di maggio), con l’inflazione acquisita per l’anno ferma a +2,6%. E il peso non è distribuito in modo uguale: nel secondo trimestre 2026 i prezzi sono cresciuti del +3,7% per le famiglie con bassi livelli di spesa contro il +2,6% di quelle con spesa elevata.
C’è però anche una buona notizia. Sempre l’Istat certifica che nel primo trimestre 2026 il reddito disponibile delle famiglie è salito dell’1,6%, i consumi dell’1,4% e il potere d’acquisto dello 0,8%: risultato, la propensione al risparmio è risalita all’8,0% (+0,2 punti sul trimestre precedente). Tradotto: chi ha accantonato qualcosa in più non lo ha fatto perché guadagnava molto di più, ma perché ha lasciato crescere le spese meno del reddito. È esattamente il meccanismo su cui puoi lavorare anche tu.
Guadagnare tanto non è quindi l’unico modo - anche se è il più semplice - per riuscire a mettere da parte i soldi. Anche un attento budgeting e il taglio delle spese superflue possono aiutare a raggiungere l’obiettivo. Non si tratta di un’impresa impossibile: con disciplina e strategia è possibile creare un piano di risparmio efficace e soprattutto sostenibile.
Ecco, allora, 10 metodi di risparmio realistici, quelli che si possono applicare davvero, spiegati in modo chiaro e con esempi concreti, ordinati secondo un percorso logico: prima capisci dove sono i soldi, poi li proteggi, poi li fai crescere.
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1) Fatti una fotografia: 30 giorni di spese tracciate (davvero)
Sembra banale, ma è la cosa che separa chi «prova a risparmiare» da chi riesce davvero a farlo. Se non sai quanto spendi, non puoi decidere cosa tagliare. E il problema non sono le spese grosse (affitto o mutuo, auto, spesa alimentare): quelle le conosci già, sono in agenda ogni mese. Il problema sono le micro-uscite, quelle che non lasciano traccia nella memoria ma solo sull’estratto conto.
La regola pratica è una sola: per un mese traccia tutto, anche il caffè e la commissione «ridicola» della carta. Puoi farlo con un’app, con le note del telefono o con un foglio Excel: lo strumento conta molto meno della costanza. L’unica cosa che conta è non barare con te stesso, includendo anche gli acquisti che ti imbarazzano.
Se scopri che tra bar, delivery e «piccole cose» ti partono 7-10 euro al giorno, non stai parlando di spiccioli. A fine mese sei già vicino a 200-300 euro, cioè 2.400-3.600 euro all’anno, l’equivalente di una vacanza o di un fondo di emergenza iniziale. Il punto non è azzerare quelle voci - sarebbe insostenibile e dopo due settimane molleresti - ma renderle visibili. Solo dopo aver visto i numeri neri su bianco puoi decidere quali tenere e quali sacrificare, e la decisione sarà tua e non del tuo umore del momento.
2) Budget semplice (ma tosto): 50/30/20, con le giuste correzioni
La regola del 50/30/20 funziona perché è intuitiva: 50% necessità, 30% desideri, 20% risparmio. È una delle strategie più efficaci nel lungo termine perché non ti chiede di rinunciare a tutto, ma di dare un tetto a ogni categoria. Il problema è che in Italia, con affitti e mutui che spesso pesano più della media europea, quel 50% può diventare tranquillamente 60-70% senza che tu stia commettendo alcun errore.
Il punto quindi non è «rispettare la formula», ma usarla come bussola:
- se le necessità superano il 50%, la prima leva sono i costi fissi (contratti, casa, auto), non le piccole rinunce quotidiane;
- se i desideri sono ingestibili, serve un tetto mensile chiaro e deciso in anticipo;
- il risparmio può partire anche dal 5% e crescere nel tempo: quello che conta è che esista una percentuale, non che sia subito perfetta.
Metodo pratico: definisci un tetto per la categoria “che ti frega” più spesso, che di solito è una tra ristoranti, shopping e abbonamenti. Quel tetto va deciso prima del mese, non «a sentimento» quando il conto corrente è già sceso. Fare un bilancio mensile e monitorarlo richiede tempo, è vero, ma è il passaggio che ti restituisce il pieno controllo delle tue finanze: senza numeri stai solo improvvisando.
3) «Paga prima te stesso»: automatizza il risparmio il giorno dello stipendio
Aspettare fine mese per «vedere cosa avanza» è un’autostrada verso lo zero, perché le spese si espandono fino a occupare tutto lo spazio disponibile. La strategia più solida è invertire l’ordine: appena entra lo stipendio, una quota esce subito verso un conto separato.
Parliamo di strategie di risparmio che non dipendono dall’umore: bonifico automatico ricorrente, conto «cuscinetto» non collegato alla carta di tutti i giorni e, se vuoi, una seconda carta usata solo per le spese discrezionali. In questo modo inizi a mettere da parte soldi senza doverci pensare troppo, e soprattutto senza dover prendere una decisione ogni volta - perché è nella decisione che si annida la rinuncia.
Se oggi riesci a mettere via 100 euro automatici al mese, non è poco: sono 1.200 euro l’anno e, soprattutto, è un’abitudine. Dopo 3 mesi puoi alzare a 130-150 euro senza quasi accorgertene, perché nel frattempo avrai sistemato due o tre falle (abbonamenti, spesa, contratto luce e gas).
Alla stessa logica appartengono le app di risparmio automatico, quelle che arrotondano le cifre dei tuoi acquisti quotidiani e accantonano la differenza: rendono il processo quasi invisibile. Non sostituiscono il piano A, ma funzionano bene come acceleratore su una struttura che hai già costruito.
4) Taglia le uscite invisibili: l’audit degli abbonamenti (e delle «rate facili»)
In Italia la spesa ricorrente è diventata silenziosa: streaming, cloud, palestra, app, software, assicurazioni accessorie, finanziamenti «a tasso zero» che si sommano uno sull’altro. Il problema non è averli: è non ricordarseli. Uno dei primi passi necessari per mettere da parte soldi è proprio valutare il proprio stile di vita e identificare le spese superflue, a partire dagli abbonamenti a servizi che non usi.
Metodo pratico, da ripetere una volta ogni 90 giorni:
- apri estratto conto e movimenti della carta;
- filtra tutte le uscite ricorrenti, comprese quelle annuali che ti sfuggono perché addebitate una sola volta;
- per ciascuna chiediti: «l’ho usato davvero nell’ultimo mese?».
Qui il risparmio è spesso immediato e non richiede alcun sacrificio, perché stai eliminando qualcosa che non stavi nemmeno consumando. E c’è un altro vantaggio, meno ovvio: quando riduci le uscite fisse guadagni margine mentale. Risparmiare diventa più facile perché respiri, e non sei costretto a controllarti su ogni singolo acquisto.
Allo stesso capitolo appartiene la disciplina del «no»: imparare a rifiutare le uscite non necessarie e gli acquisti d’impulso è una delle strategie più semplici e più efficaci in assoluto, perché protegge il margine che hai appena creato.
5) Rinegozia (o cambia) i contratti: energia, internet, telefono, assicurazioni
È il classico lavoro che rimandi perché «che noia». Ma è anche quello che può liberarti più soldi senza cambiare stile di vita, e nel 2026 vale più che mai.
- Energia e gas: i prezzi si muovono e non poco. ARERA ha comunicato che nel terzo trimestre 2026 (luglio-settembre) la bolletta elettrica del cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela aumenta del +4,6% rispetto al trimestre precedente, dopo il +8,1% del secondo trimestre e il -2,7% del primo: l’aggiornamento riguarda circa 3 milioni di clienti vulnerabili, ma dà la misura della volatilità del mercato all’ingrosso, che si scarica anche sulle offerte del mercato libero. Non serve diventare esperti, ma basta confrontare periodicamente le offerte e capire cosa stai pagando (quota fissa, prezzo dell’energia, eventuali servizi extra). ARERA mette a disposizione strumenti e informazioni per i consumatori.
- Internet e telefono: molte tariffe «vecchie» restano più care delle nuove. Vale la pena chiamare, chiedere un’offerta retention e, se non arriva, cambiare fornitore.
- Assicurazione auto: qui entra in gioco l’IVASS, che pubblica indicazioni utili e avvisi contro le truffe assicurative online. Il risparmio passa dal confronto tra preventivi equivalenti - stesse garanzie, stesso massimale, stessa franchigia - non dal «tagliare a caso» coperture che poi ti servono.
Il risparmio nel lungo periodo può arrivare a toccare centinaia di euro ogni anno, a parità assoluta di servizio ricevuto.
6) Spesa alimentare: menu settimanale, zero sprechi e prezzo al kg
Se vuoi un metodo con risultati rapidi, la spesa alimentare è perfetta: si ripete ogni settimana e quindi ogni aggiustamento si trasforma subito in denaro. È anche una voce sotto pressione: a giugno 2026 i prezzi degli alimentari non lavorati crescevano ancora del +4,4% annuo secondo l’Istat, mentre il «carrello della spesa» segnava +1,6%.
La triade che funziona:
- menu settimanale, anche approssimativo;
- lista della spesa fatta a casa, e rispettata fedelmente una volta al supermercato;
- confronto sul prezzo al kg o al litro, non sul packaging o sulla percentuale di sconto in vetrina.
Se compri «a impulso» due cose extra a settimana da 6-8 euro l’una, stai regalando 50-60 euro al mese, oltre 600 euro l’anno. Se in più butti via anche solo una parte del fresco perché non l’hai pianificato, il costo reale sale ancora. Il punto non è diventare asceti ma evitare l’errore più comune: cioè pagare due volte, una al supermercato e una nella pattumiera.
Nello stesso capitolo rientrano due abitudini con ritorno immediato: cucinare a casa invece di affidarsi a delivery e pasti fuori, e l’acquisto in quantità dei beni non deperibili di uso quotidiano, che funziona bene per le famiglie ma solo se hai spazio e consumo reale, altrimenti diventa spreco travestito da risparmio.
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7) Auto e mobilità: il risparmio spesso è lì (ma va misurato)
L’auto è una voce gigantesca del bilancio familiare e, proprio per questo, è una delle poche aree dove una scelta giusta cambia davvero i conti. Ed è una voce sotto tensione: sempre a giugno 2026 l’Istat registrava prezzi degli energetici non regolamentati - carburanti compresi - in accelerazione del +13,3% su base annua.
E il metodo? Calcola il costo mensile «tutto incluso» della tua auto, quindi carburante o ricarica, assicurazione, manutenzione, bollo, parcheggi e pedaggi. Se ti sembra complicato, parti da una stima: l’obiettivo non è la perfezione contabile, è capire l’ordine di grandezza, che quasi sempre è molto più alto di quanto pensi. Un riferimento utile sono le tabelle ACI dei costi chilometrici: ti danno un’idea concreta di quanto pesa un’auto in base al modello e alla percorrenza annua.
Esempi di interventi realistici, in ordine di fatica crescente:
- ridurre 2-3 uscite in auto a settimana usando mezzi pubblici o bici, quando possibile;
- condividere i tragitti ricorrenti, a partire da quello casa-lavoro;
- evitare i viaggi «micro», quelli sotto il chilometro, che moltiplicano consumi, usura e costi di parcheggio;
- scegliere assicurazione e manutenzione con criterio e in anticipo, non in emergenza, quando non hai potere negoziale.
8) Fondo di emergenza: 3-6 mesi, altrimenti ogni imprevisto ti azzera
Creare un fondo per le emergenze può sembrare un controsenso in una guida su come mettere da parte i soldi, ma è esattamente il contrario: è il passaggio che rende sostenibile tutto il resto. Senza fondo di emergenza ogni guasto - la lavatrice, il dentista, la macchina da riparare - ti costringe a intaccare il risparmio «buono» o, peggio, a fare debiti a tassi che annullano mesi di sacrifici.
La regola più citata è 3-6 mesi di spese essenziali. Attenzione: spese essenziali, non stipendio, il che rende l’obiettivo molto meno spaventoso di quanto sembri. E se oggi ti sembra comunque impossibile, non partire dall’obiettivo finale: parti dal primo gradino, per esempio 500 euro, poi 1.000, poi un mese di spese. Ogni gradino raggiunto è un imprevisto che non ti manderà fuori strada.
Dove tenerlo? In strumenti liquidi e a basso rischio, immediatamente disponibili e - questo è il punto decisivo - separati dal conto delle spese quotidiane, così non li confondi con soldi disponibili. Un fondo di emergenza che vedi ogni volta che apri l’app della banca è un fondo di emergenza che prima o poi userai per qualcosa che emergenza non è.
9) Conto deposito e liquidità: proteggi il capitale e conosci le tutele
Una parte del risparmio deve restare liquida, soprattutto se ti serve nei prossimi 12-24 mesi: spese già previste, caparra per la casa, cambio auto. Qui l’obiettivo non è «fare il colpo», ma non lasciare i soldi fermi senza criterio.
Il contesto 2026 è cambiato ed è utile conoscerlo: l’11 giugno 2026 la BCE ha alzato di 25 punti base i tassi di riferimento, portando dal 17 giugno il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni marginali al 2,65%. La BCE non fissa direttamente il rendimento del tuo conto deposito, ma definisce il contesto in cui le banche stabiliscono i propri tassi.
Due concetti da tenere sempre chiari:
- inflazione: erode il potere d’acquisto nel tempo, e con un’inflazione al 3,0% la liquidità ferma su un conto non remunerato perde valore reale ogni mese (l’Istat pubblica regolarmente gli indici dei prezzi);
- tutela dei depositi: in Italia opera il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) che, in linea con la normativa europea, copre fino a 100.000 euro per depositante e per banca, entro i limiti e le condizioni previste.
Questo non significa che «qualsiasi cosa renda»: significa che prima di scegliere strumenti e scadenze devi distinguere tra soldi per le emergenze, soldi per obiettivi a breve termine e soldi destinati al lungo periodo. Sono tre cassetti diversi, con tre strumenti diversi.
10) Investire (solo dopo le basi): lungo periodo, rischio consapevole e diversificazione
Risparmiare è mettere da parte. Investire è far lavorare il denaro assumendosi un rischio calcolato. Sono due cose diverse e vanno gestite in modo diverso, ma è l’investimento a fare la differenza sul lungo termine, perché è l’unico modo per non farsi erodere il capitale dall’inflazione.
Regola d’oro: prima il fondo di emergenza e i debiti ad alto costo sotto controllo, poi gli investimenti. E mai investire in strumenti che non capisci, solo perché «li fa un amico» o «li ho visti su TikTok».
Per muoverti in modo serio:
- usa fonti di educazione finanziaria istituzionali: CONSOB e Banca d’Italia mettono a disposizione materiali divulgativi gratuiti;
- diffida dei rendimenti «garantiti» fuori dai titoli che sono garantiti per definizione: è la firma tipica delle truffe finanziarie;
- ragiona sempre in termini di diversificazione del portafoglio e di orizzonte temporale, scegliendo tra azioni, obbligazioni, fondi comuni ed ETF in base alla tua reale propensione al rischio.
Se l’obiettivo è pensionistico, in Italia la bussola è la COVIP, l’autorità di vigilanza sulla previdenza complementare, che ti aiuta a orientarti tra fondi pensione, rendimenti e - soprattutto - costi, la variabile che più incide sul risultato finale.
Metodi di supporto: le leve che aggiungono margine
Accanto alle dieci strategie strutturali, ci sono tre leve rapide che aumentano il margine senza richiedere una revisione del bilancio.
- Vendere ciò che non serve: una cernita degli oggetti inutilizzati e la vendita sulle piattaforme online genera liquidità immediata e libera spazio, senza alcun sacrificio sul tenore di vita.
- Comprare di seconda mano: vestiti, elettrodomestici, arredamento e elettronica ricondizionata permettono di ottenere prodotti in ottime condizioni riducendo sensibilmente la spesa, a patto di verificare garanzia e stato reale del bene.
- Ridurre i consumi energetici: spegnere le luci, scollegare gli apparecchi in standby e sostituire progressivamente i dispositivi più energivori con modelli a basso consumo incide direttamente sulle bollette, che nel 2026 restano la voce più volatile del bilancio familiare.
A queste si aggiungono le carte con cashback, che accumulano piccoli ritorni su ogni acquisto: funzionano solo se usate con disciplina e saldate integralmente, altrimenti gli interessi passivi cancellano ogni beneficio. E il risparmio sulle vacanze, dove le parole chiave sono tempo e pazienza: prenotare voli e alloggi con largo anticipo, fuori dai picchi stagionali, resta una delle poche aree in cui pianificare vale centinaia di euro.
Stabilisci un obiettivo: senza destinazione non c’è disciplina
Definire un obiettivo di risparmio può sembrare un passaggio retorico, ma è ciò che tiene in piedi tutto il resto quando la motivazione cala. Sapere per cosa stai risparmiando - un fondo di emergenza, un anticipo, un cambio di lavoro, la pensione integrativa - trasforma la rinuncia in scelta.
Il consiglio operativo è renderlo misurabile: una cifra, una data, un conto dedicato. «Voglio risparmiare di più» non è un obiettivo. «Voglio 3.000 euro sul conto separato entro dicembre 2027, cioè 125 euro al mese» lo è, ed è verificabile ogni trenta giorni.
FAQ, domande frequenti
1) Quanto dovrei risparmiare ogni mese?
- Non esiste una risposta unica per tutti: dipende dal reddito e dal peso dei costi fissi. Un buon obiettivo è il 10-20% delle entrate mensili, in linea con la regola del 50/30/20. Come riferimento, nel primo trimestre 2026 la propensione al risparmio media delle famiglie italiane si è attestata all’8,0% secondo l’Istat. Se oggi non arrivi a quelle percentuali, parti da una cifra che non ti «spacca» il mese e rendila automatica: la percentuale si migliora strada facendo.
2) Qual è il modo migliore per iniziare a risparmiare?
- Il primo passo è creare un budget. Tieni traccia di entrate e spese per almeno 30 giorni, individua le aree in cui puoi tagliare e definisci una somma da destinare al risparmio in modo regolare, automatizzando il versamento verso un conto che non usi per le spese quotidiane. L’automazione è ciò che rende il metodo indipendente dalla forza di volontà.
3) Da dove conviene iniziare se ho poco margine?
- Dalle spese ricorrenti e dai costi fissi: abbonamenti, contratti di energia e telefonia, spesa alimentare, auto. Sono le voci che, una volta sistemate, ti restituiscono margine tutti i mesi senza richiedere una nuova decisione. Anche con un reddito basso è possibile risparmiare tagliando le spese inutili, sfruttando offerte e promozioni e cucinando a casa: l’importante è iniziare, anche con piccole somme.
4) È meglio risparmiare o investire i miei soldi?
- Prima il risparmio e il fondo di emergenza, poi l’investimento. Se ti manca il cuscinetto, ogni imprevisto ti obbliga a vendere nel momento peggiore o a indebitarti. Per obiettivi a breve termine conviene restare su strumenti liquidi e a basso rischio; per far crescere il capitale sul lungo periodo si valutano azioni, obbligazioni, fondi comuni ed ETF, sempre definendo prima quanto rischio si è disposti ad accettare.
5) Con l’inflazione al 3% ha ancora senso tenere i soldi sul conto?
- Ha senso solo per la parte che ti serve nel breve termine: il fondo di emergenza e le spese già programmate devono restare liquidi, e la perdita di potere d’acquisto è il prezzo della disponibilità immediata. Tutto ciò che eccede quella soglia, invece, va allocato con un orizzonte temporale definito. Ricorda che i depositi bancari sono tutelati dal FITD fino a 100.000 euro per depositante e per banca.
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