Come tutti sapete siamo in pieno mercato rialzista.
Un mercato rialzista porta con sé un misto di ottimismo, eccitazione ed esuberanza. Come anche un senso di disagio che spesso può prevalere sulla gioia. Talvolta aspettiamo lo storno per poter entrare sul mercato e invece lo storno non arriva mai.
Coloro che sono seduti sui guadagni del 2023-2024 si chiedono se sia il momento di realizzare profitti ed uscire dal mercato, e coloro che detengono liquidità in eccesso sono sempre ansiosi ed alternano sentimenti di FOMO (Fear of Missing Out = paura di perdere qualcosa se si rimane fuori da un mercato che continua a salire) e FOLO (Fear of Losing Out = paura di perdere qualcosa se si entra ora ai massimi del mercato).
L’S&P 500 è cresciuto di circa il 40% rispetto ai minimi di ottobre 2022, mentre i titoli “Magnificent 7” legati alla tecnologia sono aumentati in media di quasi il 140% nello stesso periodo.
Affrontare questo problema (investire oppure no ora che siamo ai massimi di mercato) richiede una forte attenzione alla strategia e alla tattica. Tuttavia, ancora adesso, per il 2024 ritengo che gli investitori debbano avere un’allocazione principale del loro portafoglio azionario soprattutto nei titoli azionari statunitensi a grande capitalizzazione.
Ma certamente non dobbiamo disdegnare i principali listini azionari europei, che devono comunque far parte del nostro portafoglio per i prossimi 12 mesi. Può tornare utile il posizionamento nell’azionario europeo con ETF sullo Stoxx50 e sullo Stoxx 600, ad esempio:
- iShares Core EURO STOXX 50 UCITS ETF EUR (Acc) ISIN IE00B53L3W79
- Lyxor Core STOXX Europe 600 (DR) UCITS ETF (Acc) ISIN LU0908500753)
Tuttavia, poiché il futuro di molti portafogli a vocazione internazionale dipende sempre più dagli sviluppi di solo una manciata di società ad alto valore, le large cap statunitensi dovrebbero rappresentarne uno degli elementi costitutivi, titoli che gli investitori dovrebbero tenere sempre nei loro portafogli.
Sui “magnifici Sette” potete leggere uno dei miei recenti articoli pubblicati su Money.it Premium dal titolo “Azioni: la bolla sta per scoppiare? No (e vi spiego perché)”.
Qui di seguito alcune riflessioni per gestire il proprio portafoglio azionario nel 2024.
Perché i titoli azionari statunitensi a grande capitalizzazione dovrebbero costituire una parte sostanziale delle allocazioni azionarie nel vostro portafoglio?
Le aziende tecnologiche statunitensi stanno guidando la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. È ovvio che l’intelligenza artificiale generativa sarà il tema di crescita del decennio e, secondo stime di UBS, i ricavi delle aziende dell’A.I. cresceranno, per ciascuna, di circa il 70% all’anno fino al 2027.
Più recentemente, gli ottimi risultati del quarto trimestre e le indicazioni sui trimestri futuri di Nvidia indicano tendenze complessivamente solide di spesa per tutte le aziende legate alle infrastrutture A.I. visto che in ogni ambito industriale le aziende dovranno far fronte a crescenti richieste di prodotti legati alla intelligenza generativa, e questo in ogni campo della esistenza umana, dal settore sanitario al settore automotive, dal settore della cybersecurity al settore delle telecomunicazioni e così via.
Per stimare lo sviluppo industriale dei fatturati dei prossimi tre anni delle aziende legate alla A.I. dobbiamo osservare Nvidia come azienda “benchmark” in questo settore, e la conferenza stampa dell’amministratore delegato Huang in sede di presentazione dei risultati giorni fa è stata illuminante: siamo solo agli inizi dell’era tecnologica legata all’intelligenza generativa, il mercato degli algoritmi generativi come ChatGPT ha notevoli prospettive davanti, e ci vorrà molto tempo prima che esso diventi un mercato “maturo” cioè un mercato in cui il numero dei player a livello globale sarà così alto da comprimere i margini di profitto per l’elevata concorrenza.
Per ora, quindi, chi è leader di mercato (META, MSFT oppure NVDA) rimane leader e continuerà a fare tonnellate di utili per molto tempo.
S&P 500: andamento dell’utile per azione dal 2014 al 2024.
Fonte: Bloomberg
Nel 2014 stazionava attorno a 110 dollari, mentre nel febbraio 2024 siamo a 222 dollari per azione, segno che il trend rialzista degli ultimi 10 anni è stato sano in quanto supportato dai profitti aziendali.
Con un tale vantaggio competitivo (chi per primo entra in una novità tecnologica tende ad essere leader nel prosieguo del tempo) i più grandi operatori oggi sono già pronti a crescere ancora di più.
Gli utili dell’anno scorso dei Magnifici 7 (AAPL, META, NVDA, GOOG, AMZN, MSFT, TSLA) erano già intorno ai 340 miliardi di dollari - solo leggermente inferiori ai 367 miliardi di dollari guadagnati da tutte le società svizzere e britanniche negli indici SMI e FTSE 100 - e gli utili di quest’anno potrebbero aumentare di un ulteriore 20% o di più. A mio avviso, gli investitori non possono permettersi di non avere almeno una certa esposizione all’intelligenza artificiale. È ovvio quindi che i produttori di software e di semiconduttori legati alla IA offrano il modo migliore per ottenere profitti nel vs. portafoglio nel breve e nel medio termine.
Gli Stati Uniti offrono una vasta gamma di opportunità di investimento come pochi altri Paesi.
Ma, oltre alle aziende legate alla IA, in generale possiamo dire che le large cap statunitensi offrono un bacino di azioni investibili più ampio rispetto a qualsiasi altra regione, rappresentando il 63% della capitalizzazione del mercato azionario globale sulla base dei dati MSCI (Morgan Stanley Capital International è una società di servizi finanziari che commercializza strumenti di ricerca e di analisi per gli investitori istituzionali).
Pensate che l’indice S&P 500 capitalizza oggi da solo 44 trilioni di dollari mentre invece l’indice nostrano FTSE MIB non arriva a 800 miliardi di dollari. Una sana allocazione alle azioni statunitensi fornisce esposizione ad imprese che operano nel mercato domestico americano fatto da consumatori resilienti, consumatori che hanno resistito persino alle politiche monetarie restrittive della Fed del 2022-2023 (i consumi aggregati statunitensi ammontano a circa 19mila miliardi di dollari all’anno) ma bisogna investire negli indici USA perché contengono aziende che sono le più grandi multinazionali a livello globale (circa il 35% delle vendite delle aziende del paniere dell’S&P 500 sono generate al di fuori degli Stati Uniti attraverso l’export e la de-localizzazione della produzione).
Il mercato azionario statunitense è anche una destinazione chiave per le aziende tecnologiche che desiderano raccogliere capitali. È il mercato che offre più liquidità anche nel mercato secondario, una volta che la IPO si è conclusa con successo. Per esempio secondo i dati di PitchBook, piattaforma di informazione finanziaria molto diffusa negli USA, le startup di intelligenza artificiale generativa hanno raccolto circa 27 miliardi di dollari nel 2023, di cui circa 18 miliardi di dollari provenienti da società lanciate da Amazon, Microsoft e Google.
Poi c’è da fare un’altra considerazione: la solidità del rally degli indici azionari USA nel lungo periodo.
Se infatti guardiamo alle performances dell’S&P 500 verso gli altri indici azionari mondiali non possiamo che registrare un record di successi negli ultimi 15-20 anni.
Tra marzo 2009 e la fine di gennaio 2024, le azioni statunitensi dell’indice S&P 500 hanno guadagnato il 700%, contro il 210% delle azioni internazionali ex-USA (ho fatto un raffronto molto semplice tra indice S&P 500 in USD e indici MSCI ex-US sempre denominati in USD). Una crescita guidata dai profitti, e quindi non una crescita irrazionale.
Infatti, se restringiamo il periodo di osservazione dal 2014 al 2024 e prendiamo in considerazione l’EPS utile per azione dell’indice S&P 500 che Bloomberg mi permette di calcolare, noteremo che in soli 10 anni l’EPS raddoppia passando da 110USD a oltre 220 USD per azione.
Dal grafico dell’EPS dell’indice S&P 500 che trovate in tabella Bloomberg qui sotto, potete infatti vedere l’intensità della crescita della profittabilità delle imprese americane. Il differenziale di performance tra indici azionari americani e indici azionari europei è quindi sostenuto soprattutto dalla crescita degli utili delle aziende USA.
Facciamo un altro esempio con un orizzonte temporale più largo. Da marzo 2009 a dicembre 2023, gli utili cumulati del paniere di aziende dell’S&P 500 sono cresciuti di circa il 300%, rispetto all’80% dell’indice europeo Stoxx 600 e al 30% dell’indice MSCI Emerging Markets (dati forniti da UBS). Ciò dimostra che le aziende statunitensi possono fornire risultati per gli investitori molto competitivi rispetto ai mercati azionari europei o asiatici nel lungo periodo.
Certo, in questo momento il mercato USA è surriscaldato, ma lo storno sarà occasione di ingresso ulteriore e di aumento della quota del rischio azionario nel vostro portafoglio. Nel complesso le valutazioni azionarie statunitensi sono più elevate rispetto ad altre regioni. L’S&P 500 è scambiato su un rapporto prezzo/utili (P/E) a termine di oltre 22,8 volte. Potete vedere l’andamento nel tempo del P/E dell’indice nel grafico Bloomberg alla fine del presente articolo.
Parte di questo premio è determinata dal settore tecnologico, che rappresenta il 30% del mercato statunitense contro il 13% medio del peso negli altri indici azionari a livello globale, escludendo gli Stati Uniti. Se consideriamo le valutazioni statunitensi della “old economy” escludendo il settore tecnologico, esse possono sembrare ancora relativamente elevate, pari a 18x di P/E, ma è un livello appropriato perché viviamo nel contesto di una robusta crescita statunitense, di un’inflazione in calo e di un mercato del lavoro forte. Come già evidenziato nei dati macro-economici delle ultime settimane, gli Stati Uniti incredibilmente riportano un tasso di disoccupazione attorno al 3,6%, nonostante la feroce politica monetaria rialzista della Fed degli ultimi 24 mesi.
In sintesi, gli investitori che sono avvezzi al rischio azionario devono ottimizzare la propria esposizione alla tecnologia e, più in generale, alle large cap statunitensi nel 2024. Ciò significa aumentare la loro allocazione negli Stati Uniti e, se necessario, diversificare adeguatamente fra i titoli “growth” e i titoli “value”.
Esistono molti ETF ad accumulazione dei proventi che possono aiutarvi in questo scopo, sia per l’indice S&P 500 che per il Nasdaq. Ad esempio:
- iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) ISIN IE00B5BMR087 Ticker CSSPX
- iShares Nasdaq 100 UCITS ETF (Acc) ISIN IE00B53SZB19 Ticker CSNDX
E, per chi preferisce investire sulla “old economy USA”, cioè nei titoli “value”, ecco un ottimo ETF sul Dow Jones, sempre ad accumulazione dei proventi:
- iShares D J Industrial Average UCITS ETF (Acc) ISIN IE00B53L4350 Ticker SXRU
S&P 500: andamento del P/E sintetico dell’indice dal 2006 al 2024. Dati mensili.
Fonte: Bloomberg
Attualmente situato a 22.8x - linea orizzontale rossa - l’indice non è particolarmente caro, visto che siamo ancora molto lontani dal picco di 30x raggiunto il 30.04.2021 - linea bianca.
Si noti anche che storicamente tutte le volte che l’indice toccava unP/E di 16x (linea orizzontale verde del grafico) esso costituiva occasione per notevoli rimbalzi, eccezion fatta per la fine del 2008 quando il P/E toccò un valore eccezionale di 10x. Ma si tratta del periodo relativo alla crisi Lehman bros.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |