Se nel 2026 sarà la liquidità e non l’inflazione a guidare i mercati, gli investitori dovranno ripensare la costruzione del portafoglio.
Negli ultimi dieci anni l’inflazione è stata il principale punto di riferimento per interpretare i mercati finanziari. Le decisioni delle banche centrali, le aspettative sui tassi e i dati sui prezzi spiegavano gran parte dei movimenti. Oggi questo schema sta perdendo efficacia.
I mercati mostrano segnali di stress anche in presenza di un’inflazione più stabile. La volatilità aumenta senza catalizzatori macro evidenti, le correlazioni tra asset salgono improvvisamente e i movimenti di prezzo diventano più rapidi e violenti. Sono segnali tipici di un contesto in cui la liquidità si sta riducendo.
Gli ambienti a bassa liquidità raramente si manifestano in modo esplicito. Emergono gradualmente e poi amplificano ogni errore. Quando la liquidità si ritira, i mercati non scendono semplicemente: diventano instabili. I prezzi si muovono più velocemente, uscire dalle posizioni diventa più complesso e anche operazioni di piccole dimensioni possono avere un impatto significativo. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA