L’aumento di stipendio in alcuni casi è un diritto del lavoratore e un dovere dell’azienda. Ecco quando e i consigli per farne richiesta al datore di lavoro.
Lavorate da anni nella stessa azienda, ma nel frattempo il vostro stipendio non è mai cambiato. Eppure non ve la sentite di chiedere un aumento perché, pur ritenendo di meritarlo, temete che una richiesta del genere possa compromettere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.
Ebbene, va detto che dopo diversi anni un adeguamento dello stipendio potrebbe spettarvi anche senza doverlo chiedere espressamente. La legge stabilisce infatti che ogni lavoratore abbia diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Bisogna poi considerare le regole previste dal contratto collettivo, che possono riconoscere aumenti legati all’anzianità, al livello di inquadramento e alle mansioni effettivamente esercitate.
Con il passare del tempo, inoltre, è probabile che abbiate acquisito maggiore esperienza e responsabilità. In questi casi sarebbe ragionevole che anche lo stipendio venisse adeguato al ruolo ricoperto.
Lo stesso principio vale per le promozioni lavorative: la crescita professionale dovrebbe procedere insieme a quella economica, soprattutto quando il lavoratore svolge compiti più complessi o assume responsabilità superiori rispetto a quelle previste inizialmente.
Indicazioni più precise, tuttavia, si trovano nella contrattazione collettiva, che disciplina i cosiddetti scatti di anzianità, stabilendo con quale frequenza maturano e quale aumento deve essere riconosciuto in busta paga.
In questa guida, quindi, possiamo solamente fornire delle indicazioni generali e alcuni consigli su come comportarsi per ottenere un aumento di stipendio. Per verificare se il datore di lavoro sta rispettando le regole, però, è necessario consultare il contratto collettivo applicato, che viene generalmente indicato nella busta paga.
Aumento di stipendio con gli scatti d’anzianità
Con il termine scatti d’anzianità si intendono gli aumenti di stipendio riconosciuti in relazione agli anni di servizio maturati dal dipendente presso lo stesso datore di lavoro.
Non esiste però una regola di legge che garantisca gli scatti a tutti i lavoratori con le stesse modalità. Sono infatti i contratti collettivi, ed eventualmente gli accordi aziendali o individuali, a stabilire se spettano, ogni quanto maturano e quale aumento deve essere riconosciuto.
Quando sono previsti dal Ccnl applicato, gli scatti rappresentano un diritto del dipendente e devono essere riconosciuti automaticamente dal datore di lavoro al raggiungimento dell’anzianità richiesta.
Le regole possono cambiare sensibilmente da un settore all’altro. Alcuni contratti prevedono uno scatto ogni due anni, altri richiedono tre, quattro o cinque anni. Possono inoltre variare il numero massimo degli aumenti maturabili e il relativo importo, che in alcuni casi dipende dal livello di inquadramento.
Per capire quando arriverà il prossimo aumento è quindi necessario individuare il Ccnl indicato nella busta paga e consultare la parte dedicata alla retribuzione e agli scatti di anzianità.
Solitamente l’aumento viene inserito automaticamente nel cedolino. Se ciò non avviene, il primo passo consiste nel segnalare l’errore all’ufficio del personale o a chi si occupa dell’elaborazione delle buste paga, preferibilmente attraverso una comunicazione scritta.
Qualora il datore di lavoro non provveda alla correzione, il dipendente può rivolgersi a un’organizzazione sindacale, a un consulente del lavoro o a un avvocato. È inoltre possibile presentare una richiesta di intervento all’Ispettorato territoriale del lavoro, come può avvenire anche in caso di stipendio non pagato.
L’ultima soluzione resta il contenzioso giudiziario, nel quale il lavoratore dovrà dimostrare l’esistenza del rapporto, il Ccnl applicato, il livello di inquadramento e l’anzianità necessaria per la maturazione dello scatto.
Attenzione anche alla prescrizione. Le somme non pagate a titolo di retribuzione, comprese le differenze derivanti dagli scatti di anzianità, sono generalmente soggette a un termine di 5 anni.La decorrenza, però, non è sempre la stessa. Secondo l’attuale orientamento della giurisprudenza, per molti rapporti di lavoro privato a tempo indeterminato la prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto. Nel pubblico impiego, invece, il termine può decorrere anche mentre il dipendente è ancora in servizio.
Non è quindi possibile stabilire, attraverso un semplice calcolo, quali scatti siano ormai prescritti. Chi si accorge dopo molti anni di non aver ricevuto gli aumenti previsti dovrebbe verificare la propria posizione con un professionista, evitando di rinunciare alle somme sulla base di una valutazione approssimativa.
Promozione e aumento di livello
Al momento dell’assunzione il dipendente viene inquadrato in un determinato livello retributivo, individuato sulla base delle mansioni che è chiamato a svolgere.
Il semplice trascorrere degli anni non comporta però un diritto automatico alla promozione. Un lavoratore può restare nello stesso livello anche per molto tempo, purché continui a svolgere mansioni coerenti con l’inquadramento riconosciuto.
La situazione cambia quando il dipendente viene incaricato stabilmente di svolgere mansioni appartenenti a un livello superiore. In questo caso ha diritto fin da subito al trattamento economico corrispondente all’attività effettivamente esercitata.
Nel lavoro privato, l’assegnazione alle mansioni superiori diventa definitiva dopo il periodo indicato dal contratto collettivo. Quando il Ccnl non prevede una durata diversa, il passaggio si consolida dopo sei mesi continuativi, salvo che l’incarico sia stato affidato per sostituire un altro lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto.
Questo significa che il datore di lavoro non può limitarsi ad attribuire maggiori responsabilità senza verificare se le nuove attività appartengano a un livello superiore. In tal caso il lavoratore può chiedere tanto le differenze di stipendio quanto, quando ne ricorrono le condizioni, il corretto inquadramento.
Se invece siete impiegati da 10 anni nella stessa azienda e continuate a svolgere le mansioni originarie, potreste aver maturato gli scatti di anzianità previsti dal contratto, ma non avrete per questo un diritto automatico alla promozione. La scelta di affidare un ruolo diverso resta generalmente al datore di lavoro, salvo specifiche disposizioni del Ccnl.
Le regole appena descritte riguardano soprattutto il lavoro privato. Nel pubblico impiego, infatti, lo svolgimento di mansioni superiori può dare diritto alle differenze retributive, ma non determina automaticamente il passaggio alla qualifica superiore.
Aumento di stipendio con il rinnovo del contratto
A differenza delle pensioni, in Italia non esiste un meccanismo generale che adegui automaticamente tutti gli stipendi all’aumento dell’inflazione.
La tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni è affidata principalmente alla contrattazione collettiva. I Ccnl stabiliscono infatti gli importi minimi dello stipendio in base al settore e al livello di inquadramento e vengono periodicamente rinnovati dalle organizzazioni sindacali e datoriali.
Quando il contratto collettivo viene rinnovato e le tabelle retributive aumentano, il datore di lavoro è tenuto ad applicare i nuovi minimi a tutti i dipendenti ai quali si riferisce quel Ccnl. Il rinnovo può inoltre prevedere il pagamento di arretrati o di somme una tantum per il periodo trascorso dalla scadenza del precedente accordo.
L’aumento effettivamente visibile in busta paga può però dipendere dalla presenza di un eventuale superminimo. Se questa voce è stata riconosciuta come assorbibile, il datore di lavoro potrebbe utilizzarla per compensare in tutto o in parte l’incremento previsto dal nuovo contratto.
Per verificare se l’aumento è stato applicato correttamente bisogna quindi confrontare la nuova tabella del Ccnl con le singole voci riportate nel cedolino.
Consigli per chiedere un aumento di stipendio
Al di fuori delle situazioni in cui l’aumento deriva da un obbligo contrattuale, resta sempre possibile chiedere direttamente al datore di lavoro una revisione dello stipendio.
La richiesta non dovrebbe essere presentata come una semplice rivendicazione personale. Per risultare convincente deve essere sostenuta dal lavoro svolto, dai risultati raggiunti e dalle responsabilità assunte nel corso del tempo.
Se state pensando di chiedere un aumento, può quindi essere utile seguire alcuni consigli.
- Scegliere il momento giusto: prima di fissare il colloquio è opportuno valutare la situazione economica dell’azienda e il proprio andamento professionale. Se avete contribuito alla crescita dell’attività, raggiunto gli obiettivi assegnati o assunto nuove responsabilità, ci sono buone ragioni per chiedere un riconoscimento. Se invece l’impresa attraversa una grave crisi o il vostro rendimento è recentemente peggiorato, potrebbe essere preferibile attendere;
- raccogliere elementi a sostegno della richiesta: arrivare al colloquio con esempi precisi rende la discussione più efficace. Possono essere utili i risultati ottenuti, i nuovi clienti acquisiti, i progetti portati a termine, le competenze sviluppate e le attività che oggi svolgete rispetto al momento dell’assunzione;
- informarsi sugli stipendi del settore: conoscere quanto guadagnano lavoratori con esperienza, mansioni e responsabilità simili permette di capire se la propria retribuzione è ancora adeguata. Il confronto deve però tenere conto della zona geografica, delle dimensioni dell’azienda e delle caratteristiche effettive del ruolo;
- avere chiara la propria richiesta: prima dell’incontro è bene stabilire quale aumento chiedere e quale sia la soglia minima che si ritiene soddisfacente. In alternativa a un incremento dello stipendio si possono valutare benefit, premi, maggiore flessibilità, lavoro da remoto, formazione pagata dall’azienda o una revisione dell’orario;
- curare il linguaggio: il confronto dovrebbe restare professionale anche quando si ritiene di aver subito un’ingiustizia. Conviene spiegare perché il proprio contributo merita di essere valorizzato, evitando accuse, paragoni personali con i colleghi o minacce che non si è realmente disposti a mettere in pratica.
Bisogna infine essere pronti a gestire sia una risposta positiva che un eventuale rifiuto.
Nel primo caso è consigliabile chiedere una conferma scritta dell’importo e della decorrenza con cui l’aumento verrà inserito in busta paga.
In caso di risposta negativa, invece, si può domandare quali risultati o competenze siano necessari per ottenere l’aumento e concordare una data entro la quale tornare a discuterne. In questo modo il rifiuto non chiude definitivamente il confronto, ma può trasformarsi nell’inizio di un percorso di crescita misurabile.