Colpo da 362.000$ con Bitcoin. Miner batte le probabilità 1 su 650.000

Claudia Cervi

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Fa jackpot con Bitcoin. Ecco la storia del miner solitario di Bitcoin che ha sfidato la statistica (ma ha speso una fortuna per l’hardware).

Colpo da 362.000$ con Bitcoin. Miner batte le probabilità 1 su 650.000

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Un colpo che sembra uscito da una lotteria. Un singolo miner indipendente ha sfidato i giganti del settore e, contro ogni probabilità, si è portato a casa 3,137 Bitcoin (circa 362.000 dollari) minando da solo il blocco 910.440. Per avere un’idea della portata dell’impresa, le chance erano ridotte all’osso: appena 1 su 650.000 ogni dieci minuti, con una potenza di calcolo pari a 1 petahash (PH/s).

In un ecosistema ormai dominato da colossi industriali con data center sterminati, l’exploit di un operatore solitario appare quasi impossibile. Eppure, grazie ad hardware efficiente e una buona dose di fortuna, il miner ha risolto in autonomia l’enigma crittografico che consente di aggiungere un nuovo blocco alla blockchain di Bitcoin. Una vittoria che riapre il dibattito: nel mining c’è ancora spazio per i piccoli, o è solo un colpo di fortuna irripetibile?

Mining individuale, fortuna o bravura?

Il blocco 910.440 non è un caso isolato. Negli ultimi mesi più di un miner solitario è riuscito a strappare premi milionari: a febbraio qualcuno aveva già fatto centro, e il 4 luglio un altro indipendente aveva incassato 350.000 dollari. Stavolta la ricompensa è stata di 3,125 BTC più circa 1.455 dollari di commissioni raccolte da quasi 5.000 transazioni.

Ma è solo fortuna? Non proprio. Secondo Samuel Li, direttore tecnico di ASICKey, a fare la differenza è l’hardware: macchine sempre più potenti e ottimizzate dal punto di vista energetico. Eppure, le probabilità restano minime. Senza decine di PH/s a disposizione, il mining per un singolo resta sostanzialmente una lotteria.

Intanto anche i colossi del settore non se la passano meglio: la difficoltà della rete è ai massimi storici, oggi intorno a 129.000 miliardi e l’halving ha tagliato le ricompense. Risultato: margini sempre più compressi e un inevitabile spostamento verso altri business, dall’intelligenza artificiale al calcolo ad alte prestazioni.

La vera domanda è un’altra: se un singolo può ancora sbancare contro ogni previsione, che spazio resta ai piccoli investitori o a chi sogna di entrare nel mining oggi? E soprattutto, quali costi deve sostenere un miner indipendente per avere anche solo una possibilità di risolvere un blocco, tra hardware da migliaia di dollari, consumi energetici elevati e aggiornamenti continui per restare competitivo?

Quanto costa minare Bitcoin?

Minare Bitcoin non è un passatempo alla portata di tutti. Serve un investimento iniziale in macchine specializzate e la capacità di reggere bollette elettriche tutt’altro che leggere. Per farsi un’idea, raggiungere 1 petahash al secondo (la soglia minima per avere anche solo una chance statistica di successo) significa mettere insieme circa 10 Antminer S19 Pro, ognuno con una potenza di 110 TH/s. Oggi una macchina costa intorno ai 3.450 dollari, quindi solo l’hardware porta via più di 34.000 dollari.

E poi c’è la corrente. Alimentare queste macchine significa spendere in media 34 dollari al giorno per PH/s, cioè oltre 12.000 dollari all’anno tra elettricità e raffreddamento. In totale, parliamo di circa 47/50 mila dollari solo per partire e mantenere attivo l’impianto nel primo anno. Una somma che fa capire meglio la portata del colpo di fortuna del miner solitario che si è portato a casa 362.000 dollari in un colpo solo.

E anche spendendo cifre simili, non è affatto garantito che si riesca a minare un blocco: il mining resta in larga parte una lotteria, dove fortuna, strategia e potenza di calcolo devono incontrarsi al momento giusto.

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