Coinbase, il 20% del suo trading è in operazioni proprie: la rivelazione fa discutere

Secondo una relazione del Procuratore Generale di New York il 20% delle transazioni dell’exchange Coinbase sono di proprietary trading. La società nega: “Informazioni fraintese”

Coinbase, il 20% del suo trading è in operazioni proprie: la rivelazione fa discutere

Il 20% del trading di Coinbase è costituito da operazioni che l’exchange fa per conto proprio.

È quanto rivelato in una relazione dal Procuratore Generale di New York, che ha classificato come proprietary trading almeno un quinto delle transazioni dell’azienda di San Francisco.

La nota società - che gestisce lo scambio di numerose valute virtuali, per un fatturato che supera i 2 miliardi di dollari - ha negato la veridicità del dato, parlando di informazioni fraintese e “mal interpretate” in un secondo momento dai media.

Coinbase svolge attività di proprietary trading?

Il proprietary trading si riferisce alla possibilità che hanno banche e altri istituti finanziari di utilizzare i depositi dei risparmiatori per operazioni finanziarie rischiose, piuttosto che acquistare o vendere titoli per soddisfare le richieste dei clienti.

Il procuratore generale della contea di New York ha etichettato questa pratica come abituale per il famoso exchange. Lo ha fatto nel suo «Rapporto sull’integrità dei mercati virtuali», che ha messo in evidenza diverse preoccupazioni in relazione allo stato attuale del settore, parlando delle difficoltà per le piattaforme dedicate agli scambi di bloccare attività illecite e truffe, proteggendo i fondi dei clienti.

Una parte del documento sottolinea come “quasi il 20% del volume eseguito” sulla piattaforma di Coinbase costituisca attività di proprietary trading:

“Livelli così elevati portano a farsi molte domande sui rischi che i clienti devono affrontare su piattaforme simili”.

In un post sul suo blog Mike Lempres, Chief Policy Officer della società, ha negato con forza la circostanza, dichiarando che la compagnia non svolge simili attività.
Secondo Lempres il commento è stato “erroneamente definito dai media come proprietary trading”:

“Coinbase non opera a vantaggio di sé stesso. Proprio allo scopo di garantire vita facile ai suoi clienti, Coinbase approfitta della liquidità fornita dall’intero ecosistema, anche dalla piattaforma di scambio”.

Le authority di tutto il mondo stanno intanto guardando con occhio più attento all’intero comparto crypto, e proprio ieri la Commissione del Tesoro britannica ha chiesto di mettere un freno al “far west” che domina il settore, affrontando i problemi di scarsa sicurezza e rendendo il Regno Unito una sede legittima per il commercio di valute virtuali.

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