Cloud nazionale, il disastro di Draghi lo pagheremo caro

Raphael Raduzzi

05/11/2023

Gli errori di Draghi e Colao sul Polo Strategico Nazionale, di fatto aggiudicato senza un bando secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato, rischia di essere l’ennesima tegola sul PNRR.

Cloud nazionale, il disastro di Draghi lo pagheremo caro

Nonostante sia passato oltre un anno dal termine dell’esperienza di governo di Draghi e soci, le pessime scelte compiute allora, continuano a tornare a galla ed a costare carissimo alla collettività.

Si parla nuovamente dei progetti legati alla sfera del PNRR, ma questa volta i problemi non riguardano ambiti tutto sommato marginali nell’economia del Piano come, ad esempio, gli intoppi che ci sono stati sugli stadi di Firenze e Venezia ed il loro errato inserimento nei Piani Urbani Integrati. Questa volta in ballo c’è il Polo Strategico Nazionale (PSN) e non si ragiona di milioni ma di miliardi.

Per chi non conoscesse l’ennesima sigla tutto sommato poco descrittiva, il PSN riguarda quell’infrastruttura digitale realizzata in cloud che dovrebbe finalmente dotare la Pubblica Amministrazione di una tecnologia che dia un minimo di affidabilità ed indipendenza in più rispetto al recente passato. I lettori laziali ricorderanno ancora la paralisi informatica della sanità regionale di appena due anni fa. Ecco: il cloud di stato, com’è stato ribattezzato il progetto PSN dovrebbe servire appunto a questo.

Peccato che, quando il governo Draghi con l’allora ministro Colao, inserì il PSN nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si scordò di fare una cosa sulla carta piuttosto ovvia per chi si riempiva giornalmente la bocca con l’idea di concorrenza: fare un bando per la realizzazione del cloud di stato. La procedura che venne invece utilizzata per selezionare le imprese che avrebbero poi dovuto realizzare non solo il cloud ma pure i suoi servizi aggiuntivi e complementari (e redditizi) come la formazione agli enti della PA, venne scelto il project financing, una molto particolare forma di partenariato pubblico-privato.

Una scelta all’epoca molto criticata sia dai partiti di maggioranza che dall’opposizione, per voce anche dell’attuale sottosegretario Buti, con delega all’opposizione. Il sottoscritto si era anche rivolto alla magistratura per segnalare delle presunte pressioni politiche per non far presentare delle proposte da parte di alcuni soggetti pubblici. Per come sono andate le cose, evidentemente le critiche erano legittime.

Già, perché nel 2021 il ministero guidato da Colao, tra tutte le manifestazioni di interesse sceglie come ‘base di partenza’ il progetto presentato della cordata formata da TIM, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (attraverso la controllata CDP Equity) e Sogei. Succede però che uno dei consorzi concorrenti, quello formato da Fastweb ed Aruba, presenta una proposta migliorativa rispetto a quella presentata dalla cordata di TIM. Il progetto di Fastweb-Aruba migliorerebbe le cose sia in termini economici che di contenuto.

Quel che sembra essere accaduto – il condizionale è d’obbligo dato il coinvolgimento della magistratura – è che la cordata TIM abbia sfruttato il diritto di prelazione (data dalla preselezione del suo progetto e dalla normativa del project financing) ‘pareggiando’ l’offerta economica del duo Fastweb-Aruba. Così lo scorso anno pare aggiudicarsi definitivamente la concessione dal Ministero.

Purtroppo però, secondo la sentenza del Consiglio di Stato di questa settimana, il raggruppamento TIM-CDP-Leonardo-Sogei non avrebbe davvero replicato la proposta Fastweb-Aruba né dal punto di vista tecnico e neppure da quello normativo. Sul Sole 24 Ore si riportano stralci della sentenza: “la concessione è stata, nella sostanza, affidata senza gara”.

E così è piovuta una tegola senza precedenti per il governo in questo ambito. Perché, se sul piano meramente amministrativo la sentenza non prevede l’inefficacia del contratto, sul piano finanziario ma soprattutto politico le conseguenze sono potenzialmente disastrose. In primo luogo, il Consiglio di Stato ha stabilito che Fastweb-Aruba hanno diritto ad un indennizzo: si parla di cifre da capogiro che vanno dai 15 agli 80 milioni di euro, pagati dallo stato. In secondo luogo, la causa andrà avanti negli altri gradi di giudizio, probabilmente fino alla corte di giustizia UE. In quel caso che ne sarà del cloud di stato inserito nel PNRR? La Commissione lascerà correre oppure, verosimilmente, ricorderà al paese che tutti i progetti dovevano essere messi a gara? E quindi quantomeno ritarderà, se non cancellerà, una delle prossime rate di finanziamento?

Interrogativi che avranno risposte come minimo tra alcuni mesi, se si andrà per le lunghe tra alcuni anni. Nel frattempo, possiamo quantomeno rincuorarci: in quel governo c’erano i migliori, pensate ci fossero stati i peggiori come sarebbe andata.