Una città italiana ha iniziato a ricevere gli stipendi in euro 20 anni dopo la sua introduzione

Ilena D’Errico

25 Gennaio 2026 - 18:22

In questa città l’euro è arrivato con un ritardo ventennale, nonostante sia italiana. Ecco di chi si tratta.

Una città italiana ha iniziato a ricevere gli stipendi in euro 20 anni dopo la sua introduzione

L’euro è la moneta ufficiale italiana dal 1999, anche se ha effettivamente sostituito la lira soltanto nel 2002. In ogni caso, la valuta è cambiata da molto tempo e tutto il Paese si è adeguato, per quanto con opinioni variegate. Eppure, c’è un Comune italiano in cui gli stipendi hanno cominciato a essere pagati in euro dopo quasi vent’anni dalla sua introduzione. Un caso molto particolare e poco noto fra gli italiani stessi che sta creando molta curiosità all’estero, soprattutto in Bulgaria, dove i residenti stanno già ricevendo i pagamenti in euro a meno di un mese dal passaggio, ma anche nel Regno Unito (che non ha mai cambiato la valuta nazionale). Non si possono tuttavia fare confronti, perché il Comune in questione è quello di Campione d’Italia, un’exclave in territorio svizzero regolata da una serie di regole del tutto uniche.

Campione d’Italia, l’exclave italiana in Svizzera

Campione d’Italia è un Comune italiano, lombardo per la precisione, che si trova geograficamente in Svizzera. Nello specifico, Campione d’Italia è situato nel Canton Ticino, a circa 7 chilometri dal confine italiano, ed è parte della provincia di Como. È parte del territorio italiano dalla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, ma non è mai stato parte della Svizzera, che pure lo ingloba completamente. In ogni caso, conta appena 1.800 abitanti con un territorio di circa 2,6 chilometri quadrati, occupati per la maggior parte dal lago di Lugano.

Di fatto, per arrivare all’Italia da Campione è obbligatorio attraversare il territorio svizzero (e viceversa), motivo per cui anche quanto alla circolazione di merci e persone ci sono disposizioni specifiche, nonché in fatto di dogane. Nel complesso, tutto ciò che riguarda Campione e i rapporti con Italia e Svizzera è affidato a regole speciali. Il Comune è perfettamente integrato con il Canton Ticino ma non perde l’appartenenza italiana, anche per quanto riguarda moneta, politica fiscale, servizi, lingua ed economia.

Stipendi in euro soltanto da qualche anno (e non solo)

Gli accordi tra Svizzera e Italia permettono agli abitanti di Campione di vivere, lavorare ed esercitare i propri diritti in maniera equa e agevole. Per quanto si tratti di un territorio italiano a tutti gli effetti non è possibile ignorare gli effetti della collocazione in Svizzera, che incide sulla quotidianità dei cittadini. Non considerare questo aspetto sarebbe eccessivamente limitante e non appropriato alla situazione di fatto presente nell’area comunale.

Per molto tempo, tuttavia, l’Italia ha avuto un ruolo troppo contenuto nell’amministrazione di Campione. Un effetto paradossale, che ha visto per anni una marcata appartenenza svizzera della vita burocratica e fiscale dei cittadini italiani lì residenti. Fino al 2019, per esempio, le auto venivano immatricolate in Svizzera e avevano targhe svizzere, lo stesso vale per le patenti di guida, il codice postale, il regime doganale e così via.

La normativa è cambiata soltanto nel 2020, quando il Comune è entrato a far parte nell’area doganale dell’Unione europea e sono state stabilite ulteriori disposizioni particolari, con agevolazioni fiscali ad hoc e riconoscendo il legame con la Svizzera. Ad oggi sono regolarmente usati e accettati sia i pagamenti in euro che in franco svizzero, sebbene quest’ultimo sia ancora maggiormente preferito dalla popolazione, che non ha accolto con favore il cambiamento dopo anni di abitudine. In ogni caso, l’euro viene usato come moneta nazionale a Campione soltanto da qualche anno e comunque accanto al franco svizzero, che sarebbe impossibile da sostituire senza grossi disagi visti i rapporti economici con la Svizzera.

Le regole di Campione sono considerate spesso bizzarre, anche perché è l’unica exclave ufficialmente riconosciuta del nostro Paese, che vanta invece varie exclavi regionali ancora più curiose, come Ca’ Raffaello (provincia di Arezzo) che si trova interamente in Emilia-Romagna. Abbiamo inoltre soltanto due enclavi, in questo caso ben note, ossia Città del Vaticano e San Marino. Anche le enclavi in Italia, però, non seguono le logiche ordinarie: non si tratta di territori appartenenti ad altri Paesi, ma di autentici Stati autonomi.

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